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di ALBERTO BRUZZONE Più infrastrutture e più innovazione digitale e tecnologica. Sono le strade, sia materiali che immateriali, per le quali passa il futuro della regione Liguria, secondo il Governatore…

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Lo abbiamo detto e scritto per due anni, in tanti nostri articoli. Praticamente, da quando siamo nati, come ‘Piazza Levante’ abbiamo sempre sostenuto quanto fosse necessario, urgente e pure stringente che Lavagna ritornasse ad avere un’amministrazione, ritornasse ad avere dei rappresentanti eletti direttamente dal popolo, e con i quali interfacciarsi in maniera quotidiana, dopo il ‘buio’ della gestione commissariale e le secche del dissesto finanziario.

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Argini da ricostruire, ponti da rifare, alveo da abbassare, lo scolmatore: intorno ai lavori per la messa in sicurezza del torrente Rupinaro a Chiavari ne sono state dette e scritte di tutti i colori, con il risultato, come spesso avviene in questi casi, che è stata ingenerata un’enorme confusione.

Quel che è certo, è che questo corso d’acqua, che scorre in mezzo alle case e che taglia praticamente in due la città, dalle zone più periferiche sino a quelle più centrali (e pure di maggior pregio), va messo nelle condizioni di non esondare più, senza alcuna ombra di dubbio.

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Si muovono nei boschi. Approfittano di moltissime vie di fuga non convenzionali. Rubano oggetti preziosi, smurano casseforti, aprono gli abitacoli delle auto e ogni tipo di porta, finestra, cancello o portone.

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Più spazio alle questioni cittadine, alle problematiche urgenti, alle richieste della popolazione, alle discussioni senza filtro in Consiglio Comunale? È possibile e molte amministrazioni hanno già adottato, nei loro regolamenti, una serie di strumenti immediati per arricchire il dibattito, far partecipare maggiormente le opposizioni, rendere le sedute consiliari molto più interessanti, di spessore, e anche molto più utili.

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Depurazione delle acque a Chiavari? Questa sconosciuta. Non bastano i ritardi relativi alla costruzione del nuovo impianto per la vallata dell’Entella, sulla superficie della Colmata a mare. Non basta lo stop della Regione Liguria alla pratica presentata dal Comune, in quanto non esiste un Piano Urbanistico approvato e pienamente in vigore. Non basta un dibattito tra pro e contro che dura ormai da almeno un paio di anni.

A complicare il tutto, ci si è messo pure l’impianto attuale, quello che sorge sulla piana di Preli, ovvero nella zona di maggior pregio ambientale della città, dove ci sono le spiagge e gli stabilimenti balneari.

Ebbene, questa struttura, già definita da più parti “a fine vita” e dichiarata utilizzabile “solo fino al 2022”, da almeno tre mesi non funziona, è ferma e con le vasche completamente vuote. Risultato? I liquami finiscono direttamente in mare, senza alcun tipo di depurazione. L’impianto di Preli – che serve, oltre a Chiavari, anche i comuni di Leivi e di Zoagli – è, per l’ennesima volta in questi anni, in manutenzione. E, per l’ennesima volta in questi anni, ne consegue che viene contaminata quella porzione di mare più pregiata, dal punto di vista ambientale e turistico. Il tutto senza che nessuno batta ciglio, perché siamo in piena stagione invernale e la notizia, evidentemente tenuta sotto traccia, stava per passare completamente in sordina, se non fosse per la denuncia di qualche cittadino.

Nei giorni scorsi, in particolare, ha suscitato notevoli reazioni un post, comparso sui social network, a firma di Piero Renzullo, chiavarese residente nella zona di Preli e che da sempre si interessa della questione legata al depuratore, essendo anche presidente del comitato ‘Salviamo Preli dal depuratore’. È stato proprio Renzullo a informare dei disservizi, sulla pagina Facebook dei Mugugni del Comune di Chiavari, suscitando, com’era naturale, moltissime reazioni.

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Non riposano in pace. Ma proprio per nulla. I defunti del cimitero di Chiavari condividono il loro già triste destino con… una destinazione ancora più triste. Il camposanto cittadino è infatti in condizioni precarie, come tante altre strutture dei comuni vicini, come quasi tutte quelle della ‘grande’ Genova, a cominciare dal Cimitero Monumentale di Staglieno, che dovrebbe invece essere un fiore all’occhiello della città, se non altro per il suo immenso valore, dal punto di vista della storia dell’arte.

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Eppur si muove. Ogni volta che arriva dicembre e arrivano le festività, queste giornate, oltre a portare letizia, ricordano ai chiavaresi una realtà che da ormai due anni non c’è più: il Teatro Cantero.

L’istituzione culturale per eccellenza della città, ma anche del Tigullio, chiuse i battenti nel 2017, la sera di San Silvestro, con la proiezione di un film della saga di ‘Star Wars’. Da allora, si sono susseguiti appelli, indiscrezioni, notizie mai confermate, ipotesi di fondazioni, lettere al Ministero, senza però che, almeno ufficialmente, sia mai successo qualcosa.

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Il destino della cosiddetta area di Colmata e il suo definitivo utilizzo resta una grande questione aperta e non risolta da almeno vent’anni, e cioè da quando l’Amministrazione Comunale guidata da Vittorio Agostino nel 2000 ne riuscì ad ottenere la sdemanializzazione e il passaggio al patrimonio del Comune di Chiavari.

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Niente Piano Urbanistico Comunale approvato, niente autorizzazione. La Regione Liguria, nei giorni scorsi, ha bocciato l’istruttoria, presentata dal Comune di Chiavari, che prevede la realizzazione del depuratore della vallata dell’Entella nell’area di Colmata più prospiciente al mare.

È un discorso del quale si parla ormai da mesi: la nuova collocazione, in sostituzione di quella del Lido, precedentemente indicata dall’ex sindaco Roberto Levaggi, è stata approvata dall’Ato, ovvero l’Ambito Territoriale Ottimale della Città Metropolitana di Genova.

Il sindaco metropolitano Marco Bucci, nel settembre 2018, ha presenziato a Palazzo Bianco all’illustrazione del nuovo progetto. La Regione Liguria ha preso in analisi la questione, nell’ambito dell’iter del futuro Puc di Chiavari. Ma, allo stato attuale, non essendo stato approvato né il Puc dell’era Levaggi né quello dell’era Di Capua, il regime in vigore è ancora quello del vecchio Prg (Piano Regolatore Generale) datato 2002 e risalente al sindaco Vittorio Agostino. In quel documento, non era previsto nessun depuratore in Colmata.

Ed è l’unico aspetto ufficiale che, per il momento, fa fede. Di conseguenza, gli uffici tecnici della Regione non hanno potuto autorizzare un progetto che, ufficialmente, non esiste, perché il suo iter non è stato completato sino in fondo.

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