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Attualità, In primo piano

Via Trieste, il progetto in anteprima per l’area ex Italgas: solo un corridoio resterà pubblico. Tutto il resto sarà proprietà privata. E oggi il Comitato incontra Di Capua

Senza che ci sia alcun bisogno di nuovo cemento nel centro di Chiavari, senza che siano necessari ulteriori appartamenti immessi sul mercato – a fronte di una crisi immobiliare ormai lunghissima – senza che ci sia nessuna logica, il progetto di riqualificazione – attraverso la costruzione di due palazzi alti sette piani – dell’area ex Italgas di via Trieste va avanti. Nonostante tutto. Nonostante tutti.

Mentre i residenti della zona si sono ufficialmente costituiti in un comitato, guidato da Maria Rita Alì, a Palazzo Bianco è stato presentato il progetto relativo al nuovo insediamento. È firmato dallo studio di architettura Giugiaro di Torino, che si è occupato, in tutta Italia, di parecchie riqualificazioni legate ad aree di pertinenza di Italgas.

‘Piazza Levante’ ha potuto visionare alcune delle tavole ed è in grado di pubblicare alcuni render. Le palazzine saranno due, suddivise da un corridoio urbano che da via Trieste porterà direttamente all’ingresso del palazzone di quello che sarebbe dovuto essere il nuovo Palazzo di Giustizia e che adesso, con l’accorpamento del Tribunale di Chiavari a quello di Genova, è stato salvato, riadattandolo ad uffici pubblici, tra cui Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, Giudice di Pace e Conservatoria dei Registri Immobiliari.

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La Corte dei Conti demolisce il bilancio di Lavagna: “Comune non affidabile”. La prima (e lunghissima) sfida del neo sindaco Gian Alberto Mangiante

Undici seggi ottenuti, percentuale del 27,02%, per un totale di 1906 preferenze. Con questi numeri, Gian Alberto Mangiante è il nuovo sindaco di Lavagna, il sindaco della tanto auspicata ripartenza, dopo tre anni di commissariamento e dopo l’apertura ufficiale dello stato di dissesto finanziario.

Numeri positivi, numeri vincenti per un vero ‘uomo dei numeri’: Mangiante, infatti, è uno dei commercialisti più stimati della zona, da tempo impegnato pure da varie amministrazioni pubbliche, in veste di sindaco e di revisore dei conti. Finalmente Lavagna ha un nuovo primo cittadino, un nuovo Consiglio Comunale e, ben presto, una nuova Giunta Comunale.

Ma è tutt’altro che una storia a lieto fine, perché i tempi di ‘vacche magre’ sono purtroppo appena iniziati e non saranno affatto brevi. C’è da immaginare che tutto il quinquennio di Mangiante sarà all’insegna di ‘lacrime e sangue’, nel tentativo di risanare i conti pubblici e di uscire dalla situazione di dissesto.
Tecnicamente, quando i conti di un Comune vengono bocciati in via definitiva, subentra un’apposita commissione, incaricata di occuparsi di tutto il pregresso. Il sindaco, invece, prosegue nell’ordinaria amministrazione e negli incarichi più ‘politici’. Ma è chiaro che si dovrà lavorare a strettissimo contatto, facendo veramente la conta degli spiccioli.

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Regolamento degli animali a Chiavari, il parere dell’avvocato: “Dal Comune un eccesso di potere”

Sul regolamento degli animali a Chiavari si continua a dibattere moltissimo, anche dopo la sua recente approvazione. Il tutto ovviamente, alla ‘maniera chiavarese’: mugugno latente, commenti su commenti sui social network, fitto scambio di email tra le associazioni animaliste e Palazzo Bianco, comunicati piccati da parte dell’amministrazione comunale, repliche a mezzo di legali da parte dell’opposizione.

Litigiosità su tutti i fronti, insomma, meno che su uno: quella tanto annunciata manifestazione di piazza che proprio non riesce a prendere forma, nella città dove rarissimamente la protesta diventa manifesta… per le vie di fatto.

Detto questo, il tema – che ‘Piazza Levante’ ha sviluppato in diversi articoli nei numeri scorsi, proprio per l’assurdità di certe norme che sono contenute in questo testo pasticciato, superficiale, illogico e fortemente vessatorio – rimane caldissimo e si rincorre sempre più insistentemente la voce di un possibile e imminente ricorso al Tar da parte delle associazioni che si occupano di cura e di tutela degli animali. Un profilo di illegittimità, in effetti, parrebbe proprio esserci, soprattutto in riferimento ad alcuni articoli. Il più citato e discusso, come noto, è quello relativo alla museruola e alla possibile istituzione delle Aree M, ovvero l’articolo 9 comma 1 del ‘Regolamento per la Tutela degli Animali d’Affezione’.

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Depuratore di Chiavari, i molteplici aspetti di un argomento ‘Nimby’

La storia si ripete. Ancora una volta, ancora con un altro giro di giostra. Nonostante i clamorosi ritardi, nonostante le sanzioni europee che sono sempre più incombenti, nonostante le delibere votate, poi rivotate, poi modificate, poi pronte di nuovo a essere ridiscusse.Quello che non cambia è sempre l’argomento: il depuratore di vallata dell’Entella, quel maxi impianto che, secondo le ultime previsioni, dovrebbe essere collocato nella zona più a sud della Colmata di Chiavari, nella parte più a ridosso del mare, direttamente a filo di banchina. Una soluzione a cui si è giunti nei mesi scorsi, lasciando invece da parte quella del precedente ciclo amministrativo.Tutti ricorderanno come la collocazione del futuro impianto di depurazione sia stata (insieme alla riqualificazione dell’ex cantiere navale di Preli) l’argomento più caldo della campagna elettorale del 2017: da un lato l’ex sindaco Roberto Levaggi che parlava di un depuratore nella zona del Lido (dopo aver sventato la prospettiva di un mega depuratore alla Colmata a servizio di tutto il Tigullio orientale, compresa Sestri Levante, con tubature che sarebbero dovute passare sotto al mare), dall’altro lo sfidante Marco Di Capua, oggi sindaco, fieramente contrario a questa ipotesi.Mesi e anni dopo, l’amministrazione Di Capua è effettivamente riuscita a sventare la costruzione del depuratore al Lido, ma è tornata d’attualità l’opzione Colmata. Che, a conti fatti, non è poi così tanto differente.

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Liguria, prove di ripartenza dopo la catastrofe del Ponte Morandi. Il Forum Ambrosetti offre segnali incoraggianti

L’anno scorso a marzo, in occasione del primo numero di ‘Piazza Levante’, titolavamo così l’articolo ‘In primo piano’: ‘Liguria, la decrescita è infelice. Ripartire dal rapporto Ambrosetti per uscire dalla crisi’. Il Ponte Morandi era ancora in piedi. La regione, i suoi sistemi turistici ed economici, la vita di tutti noi non avevano ancora subito quella tremenda sciagura, in termini di vite umane (ben quarantatré) e di enormi danni collaterali.Già allora, il rapporto Liguria 2022 di The European House – Ambrosetti indicava la strada maestra da seguire. E, al netto delle sciagure, anzi forse con maggior energia, lo fa ancora adesso.Martedì scorso, a Palazzo Ducale a Genova, si è tenuta la terza edizione del Forum più importante per quanto riguarda la Liguria. Un palcoscenico prestigioso che vede in prima fila proprio quel think tank – The European House – che rappresenta la prima realtà privata di questo tipo in tutta Europa, per importanza dei suoi membri, autorevolezza dei suoi studi, numero delle manifestazioni organizzate, profondità dei pensieri e delle riflessioni.Nel rapporto presentato, la Liguria è stata scandagliata sotto tutti i profili. Ne emergono, anche un po’ a sorpresa, parecchie situazioni virate all’ottimismo. E forse tutto questo non era previsto, ma fa ugualmente moltissimo piacere.

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Chiavari: in via Trieste torna l’incubo del cemento. E chi votò Di Capua contro il depuratore al Lido oggi si ritrova beffato

Ma siamo poi così sicuri che i tempi di Agostino, in quel di Chiavari, siano così lontani e mai più da venire? Mentre l’attuale amministrazione si professa (a parole, s’intende) paladina assoluta dell’ambiente, annuncia in pompa magna un grandioso parco urbano in fregio al futuro depuratore della Colmata, continua a riproporre le piste ciclabili e proclama di aver bloccato nuovi volumi nell’area dell’Istituto Torriglia, dall’altra parte della città, in via Trieste, ritorna in vita un vecchio progetto del 2005 che prevede nuovi volumi abitativi al posto dell’ex insediamento Italgas.La notizia è emersa qualche mese fa, all’atto della scadenza delle clausole di salvaguardia che erano previste dal Piano Urbanisticoadottato dalla giunta Levaggi, ma il cui iter non è mai stato concluso, per precisa scelta dell’attuale maggioranza. Morale della favola: sino all’adozione di un nuovo Puc, da parte della giunta Di Capua, in questo periodo è in vigore il vecchio Piano Regolatore dell’era Agostino, molto più permissivo rispetto alle cementificazioni. Ecco perché il tema è quanto mai attuale.

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Ora e sempre Resistenza: l’infinito coraggio degli internati che rifiutarono di aderire al fascismo

Una pagina di resistenza al nazifascismo poco conosciuta e poco valorizzata è quella relativa alla vicenda di centinaia di migliaia di militari italiani catturati dai tedeschi sui vari fronti di guerra dopo l’8 settembre 1943. Ne riportiamo su questo numero un tragico frammento anche nella ricostruzione di Getto Viarengo sul naufragio del piroscafo ‘Oria’ nel mar Egeo. All’8 settembre, giorno dell’armistizio con gli Alleati, l’esercito italiano si trovò privo di direttive precise. Abbandonati a se stessi dal re e dal governo di Badoglio, soldati e ufficiali italiani dovettero fronteggiare l’organizzata reazione tedesca. Salvo alcuni episodi circoscritti e terminati nel sangue come quello dei martiri di Cefalonia che morirono in Grecia combattendo i nazisti, in generale i reparti italiani furono disarmati e fatti prigionieri dove si trovavano, dalla Francia ai Balcani all’Europa Orientale. Soltanto nell’Italia settentrionale furono catturati non meno di 100.000 militari. Stipati in carri bestiame, chiamati in senso dispregiativo ‘badogliani’, non ricevettero la qualifica di ‘prigionieri di guerra’, ma quella di ‘Internati militari italiani’ (IMI). Tale qualifica ebbe come pratica conseguenza nei loro confronti quella della non-applicazione della Convenzione di Ginevra, e della mancata assistenza della Croce Rossa Internazionale. In altri termini, le condizioni dei deportati italiani furono molto peggiori di quelle dei normali prigionieri di guerra.

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Palazzo Rocca pronto a risorgere. Giù il velo sulle nuove facciate alla fine del 2020

Ci sono due palazzi, a Chiavari, che sono particolarmente amati da tutti i cittadini e che da tempo necessitano di una riqualificazione. Perché sono luoghi del cuore, dei ricordi, dell’orgoglio cittadino, oltre che importantissimi sia dal punto di vista storico e artistico che da quello architettonico. Sono l’ex sede del tribunale di piazza Mazzini e Palazzo Rocca in piazza Matteotti, già piazza delle Carrozze.Il primo è stato ‘sbiancato’ di recente: la facciata è stata completamente ripulita, l’illuminazione è stata decisamente migliorata e l’aspetto generale è quello di un edificio molto austero ma al tempo stesso anche molto elegante, che mostra la sua forma migliore proprio quando calano le luci del sole e si accendono le luci artificiali (lo spettacolo migliore sotto le festività natalizie). Resta da definire quale sarà il suo futuro utilizzo interno, e qui il percorso pare ancora piuttosto lungo, ma intanto l’aspetto esteriore è davvero un bellissimo fiore all’occhiello per tutta la città.

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