l’editoriale
  • Craxi e il duello a sinistra: lui aveva ragione e i comunisti torto marcio
    di ANTONIO GOZZI - Il 19 gennaio di venti anni fa moriva nella sua casa di Hammamet Bettino Craxi. L’ennesima crisi cardiaca non aveva dato scampo e aveva vinto per sempre la fibra di un uomo debilitato da tempo da un gravissimo diabete e da un cancro ad un rene mal curato e male operato in Tunisia. Non si era riusciti a curarlo in Italia perché nonostante l’ipotesi di un corridoio umanitario proposta dall’allora Presidente del consiglio Massimo D’Alema, condivisa dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e  sostenuta dal Vaticano, l’inflessibile capo della procura della Repubblica di Milano Saverio Borrelli si era opposto in ogni modo all’idea, sostenendo che se Craxi tornava in Italia prima veniva arrestato e poi curato. Bettino disse fino alla fine che per lui la libertà equivaleva alla vita, e coerente a ciò decise di morire e di essere sepolto nell’amica terra tunisina. Il ventennale della scomparsa di Craxi, anche grazie all’uscita del film di Gianni Amelio, 'Hammamet', e del libro di Marcello Sorgi 'Presunto colpevole' per Einaudi,  ha finalmente riaperto il dibattito e la riflessione sulla vicenda e sulla figura del leader socialista. Per molto tempo (e qualcuno ancora ci prova, ma è ormai in minoranza) si è cercato di rappresentare la storia anche politica di Craxi esclusivamente in chiave giudiziaria come quella di un uomo corrotto e colpevole di cui in definitiva non valeva la pena di riferire altro. Bettino in base a questa visione non era quindi un esule ma un latitante; le sue colpe non erano di finanziamento illegale o irregolare al partito ma di arricchimento personale; persino la vicenda di Sigonella,  rappresentativa di una visione alta e importante della politica estera italiana, veniva e ancora viene da qualcuno rappresentata come un indegno appoggio al terrorismo internazionale.leggi

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Quando suona la campana per una società di calcio, soprattutto una che ha un settore giovanile fiorente, non è mai una questione isolata, non serve interrogarsi sui rintocchi. Il Real Fieschi ha storia breve e lungo blasone: sorto a inizio 2012 da un motu proprio di Andrea Levaggi. Che in precedenza aveva deciso di staccare il cordone ombelicale che lo teneva attaccato al Gruppo Sportivo Levante. Una società di ciclismo che aveva ravvivato e sostenuto sino a farla diventare un punto di riferimento delle categorie giovanili. Da esperto e dirigente rispettatissimo nel ciclismo a patron per sua stessa ammissione inesperto di un club calcistico. Eppure le sue doti manageriali nei primi anni di vita dei biancoazzurri domiciliati a San Salvatore...
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di DANILO SANGUINETI Una bodybuilder vegana. È il titolo perfetto per il classico pezzo che ‘si scrive da sé’: un accostamento così insolito, improbabile e stuzzicante che riempie da solo diverse cartelle. E i dettagli sono anche meglio. Eppure Barbara Bagnolati sembra stupirsi dello stupore altrui. A lei sembra normale essersi inventata, quando era già negli ‘anta’, campionessa di Body Building, poi aver fatto il salto da amateur a pro in soli sei anni con la non trascurabile aggiunta di seguire una dieta alimentare che sembra in evidente contrasto con le necessità di una disciplina basata sulla tonicità del fisico, cura all’estremo della massa muscolare, riduzione del grasso corporeo e cura dell’epidermide...
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