editoriale

Attualità, editoriale

Ex llva, incompetenti allo sbaraglio

di ANTONIO GOZZI – Il vero problema come al solito è l’incompetenza. Ciò che colpisce e terrorizza nelle vicende dell’Ilva di Taranto è che coloro che sul lato del Governo e in generale della politica si occupano del dossier non sanno nulla o quasi di siderurgia.

Essere ignoranti sulle questioni specifiche per dei politici che devono occuparsi di mille cose diverse non è una colpa, direi che è quasi la normalità.

Diventa una colpa quando non si sopperisce al normale gap conoscitivo ricorrendo ad esperti, ma si pretende di continuare a gestire cose complesse con la propria sovrana ignoranza.

In questi giorni se ne sono sentite di tutti i colori, senza un minimo di rispetto per i fondamentali economici e tecnologici di un impianto super complesso come quello di Taranto: fare l’acciaio con il gas, chiudere la linea a caldo, mettere dei forni elettrici al posto degli altiforni e via discorrendo.

Politici e amministratori di vario orientamento si sono espressi e si esprimono estemporaneamente su cose che non conoscono e/o che nella migliore delle ipotesi hanno appena orecchiato.

Attualità, editoriale

Ilva di Taranto: una tragedia italiana

di ANTONIO GOZZI – Intervistato da Gilda Ferrari del ‘Secolo XIX’ a proposito della lettera di recesso inviata da ArcelorMittal, con la quale il gruppo franco-indiano ha annunciato di volersene andare da Taranto e dall’Ilva con effetto immediato, mi sono lasciato andare a caldo ad un’invettiva, cosa che mi capita di rado e che comunque non si deve mai fare: “Sono riusciti ad ammazzarla, è quello che volevano. Penso che Ilva muoia. Tanto hanno fatto che alla fine morirà davvero”.

Lo sfogo è spiegabile con la tristezza e la frustrazione di chi da sette anni cerca di difendere uno dei più importanti presidi industriali del Paese da un accanimento senza fine e comprende che la partita rischia di essere persa per sempre.

Sono diventato presidente di Federacciai all’inizio dell’estate 2012, poche settimane prima che la magistratura tarantina sequestrasse il cuore della fabbrica (la cosiddetta area a caldo, il luogo dove fisicamente si produce l’acciaio) e arrestasse i Riva e alcuni loro manager. Senza alcun giudizio definitivo (i processi sono ancora in corso), i magistrati decisero che i Riva erano dei delinquenti, dei mostri che avevano provocato un “disastro ambientale”, e che l’unica soluzione possibile era chiudere l’impianto.

Da neo presidente di Federacciai, mi trovai catapultato in una vicenda drammatica: la più grande industria siderurgica d’Europa, il cui significato è strategico non solo per Taranto e la Puglia, ma per tutta la filiera italiana della meccanica e della trasformazione dell’acciaio, si fermò per un ordine voluto dalla Procura della Repubblica, che si mosse sulla base di un teorema. Gli operai, immediatamente, invasero le vie di Taranto, l’opinione pubblica restò sconcertata, schiacciata tra ambiente e lavoro.

Io non avevo e non ho alcun interesse su Ilva, anzi: la Duferco, grande trader internazionale di acciaio, se le cose a Taranto vanno male, rischia di vendere qualche coils d’importazione in più.

Ma la gravità della vicenda mi apparve subito e per questo non mi limitai alla semplice solidarietà verso importanti associati a Federacciai quali i Riva, che conoscevo come bravi imprenditori e persone perbene, ma capii che la fabbrica andava difesa, anche al di là della proprietà, da un’onda ideologica anti-industriale e anti-sviluppista che stava montando nel Paese e che rischiava di fare danni gravissimi.

Attualità, editoriale

“…Pas d’ennemis à gauche…”

L’alleanza PD-M5S, che ha portato alla formazione del governo giallo-rosso, nasce più da un atteggiamento ‘contro’ (contro Salvini e la sua deriva sovranista, contro nuove elezioni che con ogni probabilità verrebbero vincenti Salvini, la Lega e la destra, contro la probabile elezione, in questo caso, di un Presidente della Repubblica nominato dalla destra) che da un atteggiamento ‘per’ (per un’idea di sviluppo dell’Italia che dia un futuro migliore al Paese).

Anche la predisposizione della legge di Bilancio con le sue oggettive e obbligate ristrettezze e i vincoli europei su deficit e debito segue questo canovaccio. L’unico vero obiettivo perseguito è quello di non far scattare le clausole di salvaguardia dell’Iva; il resto sono interventi minimissimi, compreso quello sul cuneo fiscale, che non incidono e non indicano alcuna reale scelta di politica economica.

Nella perenne campagna elettorale in cui sembra sprofondata l’Italia, almeno fino alle prossime elezioni regionali del gennaio 2020, nella maggioranza giallo-rossa continuano a prevalere messaggi populisti: manette agli evasori (quando il penale per gli evasori c’è già), una riforma della giustizia penale da brividi con la pratica abolizione della prescrizione, uno spirito anti-impresa e antindustriale, un ambientalismo tassaiolo e di slogan, come testimoniano le prese di posizione sia di esponenti di governo che di parlamentari di maggioranza anche a favore della pratica chiusura dell’Ilva di Taranto.

Attualità, editoriale

Rischio recessione: dove va l’economia mondiale

L’economia mondiale sta dando di nuovo segni di debolezza e il rischio di una nuova recessione è reale.

Molte sono le incertezze e le incognite: alcune di natura propriamente economica e finanziaria, quali il rallentamento del ciclo e una liquidità mondiale di dimensioni gigantesche disperatamente alla ricerca di rendimenti decenti; altre più squisitamente politiche come la Brexit o le varie crisi in Medio Oriente.

Ma l’elemento che sopra tutti sembra preoccupare l’economia globale è il passaggio da un’era di multilateralismo e di mercati aperti a un’era di bilateralismo fatto di guerre commerciali tra i Paesi, dazi e protezionismi vari.

La presidenza Trump è stata determinante per l’avvio del nuovo corso, e le tensioni permanenti tra le due superpotenze del nuovo millennio, Usa e Cina, riducono i flussi del commercio internazionale e deprimono gli operatori.

Contemporaneamente gli strumenti di politica economica rischiano di essere sempre più spuntati, a partire dalla politica monetaria che, raggiunti i tassi di interesse pari allo zero o addirittura negativi, non ha più nulla da dare come supporto e sostegno alle economie in recessione e al ciclo negativo.

I due aspetti si intrecciano inesorabilmente.

Attualità, editoriale

I nostri fratelli Curdi

Le cronache da Suruc del nostro carissimo amico Marco Ansaldo ci informano dalle pagine di ‘Repubblica’ della tragedia che si sta consumando al Nord della Siria a danno del popolo curdo. 

Si tratta di una violenta offensiva turca cominciata più di due settimane fa, con la quale il Sultano Erdogan vuole creare una zona cuscinetto nel deserto tra Siria e Turchia, lunga 400 Km e larga 30, nella quale rimpatriare forzosamente almeno due milioni di profughi siriani attualmente ‘ospitati’ nei campi del territorio turco. 

Un’area, il Kurdistan siriano, nella quale oggi vivono gran parte dei curdi che hanno in questi anni combattuto contro l’Isis, contribuendo alla vittoria della coalizione internazionale che ha sconfitto Daesh. 

È per questa ragione che gli uomini e le donne curde avvertono ciò che sta succedendo come un tradimento dell’Occidente: “Gli americani ci hanno traditi. Però voi europei credete nei diritti civili. Sappiamo di godere di molte simpatie tra le vostre popolazioni. Come mai non fate nulla contro Erdogan? Noi siamo ancora qui a fare la guardia ai terroristi dell’Isis, e la facciamo anche per voi.”

Queste le dure parole di una giovane portavoce di una guarnigione locale dell’esercito curdo, rilasciata agli inviati dei giornali occidentali. 

Parole dure ma vere, perché sottolineano due cose. 

In primo luogo, gli americani ritirando i loro mille uomini dal Kurdistan siriano hanno di fatto autorizzato Erdogan all’invasione. Criticato da più parti per questa scellerata decisione, il presidente Trump con un tweet surreale ha giustificato il tradimento con il fatto che “i curdi non avevano prestato aiuto agli americani nello sbarco in Normandia (sic)”.

In secondo luogo, l’Europa al di là delle solite prese di posizione verbali non sta facendo nulla, perché anche il ventilato blocco della vendita di armi a quello che è uno dei più attrezzati e importanti eserciti del mondo fa ridere. 

La (scomoda) realtà è che c’è un enorme problema di natura politica. 

Gli Usa sono la prima potenza della Nato in ordine di grandezza delle forze armate, la Turchia è la seconda. Se i due eserciti più numerosi della Nato sono d’accordo sulle operazioni militari contro i curdi, si pone la questione se sia possibile a continuare a tenere in vita la Nato come alleanza atlantica. 

Attualità, editoriale

Quello che Di Capua non dice (ovvero un capolavoro di surrealismo chiavarese)

La vicenda della riqualificazione dell’area ex Italgas di via Trieste a Chiavari sta assumendo sempre di più i contorni di una farsa. 

La maggioranza che governa Palazzo Bianco manda segnali contraddittori, cimentandosi nel tentativo surreale non solo di deresponsabilizzarsi sul tema, ma addirittura di cavalcare la tigre dello scontento. Un vecchio schema che si ripete… 

Ogni  volta che il sindaco o qualche elemento della sua maggioranza rilasciano una dichiarazione, mostrano un certo  nervosismo, che contrasta stranamente con l’ostentata serenità di chi in assemblea comunale si dichiara in controllo.  

Nel veemente e un po’ raffazzonato comunicato stampa emesso in fretta e furia lunedì sera, il sindaco di Chiavari sostiene che la contrarietà della sua maggioranza rispetto al progetto di via Trieste “è chiara e confermata dall’atto votato in Consiglio Comunale”. Ricordiamo che l’atto votato in Consiglio Comunale il 26 agosto dice, in soldoni: “Facciamo il possibile per trovare soluzioni alternative purché ciò non ci esponga ad atti legali o a ritorsioni giudiziarie”, e non fu votato dalle minoranze Levaggi e Cama in quanto ritenuto debole e non abbastanza risoluto politicamente. 

Di Capua, replicando al gruppo Noi di Chiavari, produce anche le ricevute di avvenuta accettazione e avvenuta consegna delle pec che ha inviato al Ministero della Giustizia. Un atto di trasparenza dovuto, che almeno lo smarca dall’accusa peggiore: l’aver mentito in Consiglio Comunale.

Aspettando che si chiarisca l’ennesimo mistero su pec inviate e risposte non pervenute, o pervenute a personaggio diverso dal mittente, personaggio che poi ne parla con la stampa ma senza produrne evidenza, rimarchiamo che le ultime dichiarazioni da parte del sindaco di Chiavari si prestano almeno a due considerazioni.

Attualità, editoriale

I misteri di via Trieste

La vicenda dell’area Italgas di via Trieste e del mega-progetto per realizzare una notevole volumetria residenziale al posto dei capannoni esistenti continua a tenere banco.

Fin dall’inizio di questa storia, ‘Piazza Levante’ aveva segnalato puzza di bruciato e denunciato l’incongruenza della decisione dell’attuale amministrazione Di Capua-Segalerba di trasformare un’area destinata a servizi e parcheggi per il quartiere, così come previsto dal PUC Levaggi, in un’area fortemente edificabile.

Ma gli sviluppi della vicenda: nascita del Comitato, posizioni ambigue e contraddittorie dell’Amministrazione su un progetto già passato in Commissione Edilizia, denuncia del consigliere Giardini con la sua conseguente clamorosa uscita dalla maggioranza, attacchi durissimi nei suoi confronti da parte di ‘Avanti Chiavari’, minacce di denuncia alla procura da parte dello stesso Giardini, tutto questo dimostra che ‘Piazza Levante’ ci aveva visto giusto fin dall’inizio, e che il caso di via Trieste rischia di essere una grana grossa e dagli esiti imprevedibili per la maggioranza che governa Chiavari.

 Ciò che colpisce di tutta la vicenda sono i tanti punti oscuri, i misteri di via Trieste appunto, che nonostante la bagarre degli ultimi mesi sono ben lungi dall’essere chiariti.

Italgas negli ultimi dieci anni, nonostante un accordo con Agostino per la super cementificazione dell’area in cambio degli spazi per la realizzazione del nuovo Tribunale, non aveva mai ‘coltivato’ la pratica, mostrando, se non sostanziale disinteresse, almeno poca attenzione per le previsioni urbanistiche del PUC Levaggi (fece una sola osservazione contraria, senza alcun clamore e forse con poca convinzione).
L’atteggiamento della grande impresa gasiera era probabilmente dovuto ad una serie di ragioni del tutto comprensibili: intanto, il core business di Italgas è la distribuzione di gas e non gli affari immobiliari; inoltre, la bonifica dell’area avrà costi elevatissimi: si parla di 7 milioni di euro, dovuti al fatto che lì storicamente si produceva e stoccava carbon-coke; costi che ammazzano l’economicità di qualsivoglia progetto  immobiliare; da ultimo, ma non meno importante, la zona era ‘zona rossa’, e quindi praticamente inedificabile.

Attualità, editoriale

L’odio ambientalista non porterà da nessuna parte

di ANTONIO GOZZI

Il tema del cambiamento climatico e delle politiche e delle misure necessarie per preservare il pianeta per le future generazioni sarà la questione dei prossimi anni. 

Già da ora si stanno confrontando sull’argomento due opposte fazioni che mi ricordano tanto lo scontro che, sul tema del capitalismo, vide impegnata all’inizio del ‘900 la sinistra europea, tra un’impostazione riformista e gradualista poi sfociata nelle grandi conquiste del welfare socialdemocratico del secondo dopoguerra, e un’impostazione massimalista e rivoluzionaria che sfociò invece nei disastri e nelle tragedie dell’Unione Sovietica e dei suoi stati satelliti. 

Allo stesso modo, oggi sul tema del clima e della necessità di ‘decarbonizzare’ la nostra economia e i nostri stili di vita si confrontano filosofie e rimedi diversi ed opposti: da un lato, l’ambientalismo massimalista, estremo e catastrofista urlato nei cortei, fatto di decrescita felice, di veganismo e di no-vax, che individua nell’industria, nella modernità, nella tecnologia i demoni da sconfiggere per ritornare ad una mitica età dell’oro, priva di inquinamento, senza capitalisti e senza imprese; dall’altro chi pensa che per preservare il futuro della specie umana non si possa che fare ricorso ad un approccio gradualista e di lungo periodo, che si deve avvalere, per raggiungere risultati reali, degli unici attori possibili di un vero cambiamento e di azioni concrete, e cioè delle imprese e di un capitalismo riformatore e tecnologico. 

Attualità, editoriale

Collegamenti tra Chiavari e l’entroterra: è arrivato il momento delle scelte. Organizziamo un dibattito?

Chiavari e il suo entroterra hanno un estremo bisogno di ripensare e ammodernare i collegamenti viari e in generale l’impostazione logistica per il trasferimento di persone e cose. Da troppo tempo la riflessione e l’azione in materia languono, con tutte le conseguenze negative del caso: dall’inquinamento urbano specie in determinate zone della città (via Piacenza e via Parma nelle ore di punta sono un incubo), all’inefficienza e ai costi dei trasporti pesanti verso le zone produttive di Carasco e della Fontanabuona, ai rischi della circolazione e all’assenza totale di piste ciclabili nonostante i tanti discorsi fatti.

Il prolungamento di viale Kasman, vera priorità assoluta per i collegamenti verso le valli, si è perso nella nebbia della burocrazia e il costosissimo tunnel Fontanabuona Rapallo, fino ad oggi buono solo per fare qualche passerella elettorale agli esponenti di governo di turno, appare sempre più lontano e irrealizzabile.

In questo contesto che mina seriamente l’avvenire economico della città e la sua qualità della vita, bene ha fatto il sindaco di Chiavari Marco Di Capua a tirare fuori dal cassetto un vecchio progetto degli anni ’70 che prevede un intervento molto più leggero e meno costoso per collegare Carasco con Chiavari. Si tratta di una galleria non più lunga di 2,5/3 chilometri che collegherebbe Carasco, dalla zona di biforcazione dei due assi viari verso la Fontanabuona e verso la Valle Sturla e la Val d’Aveto, e arriverebbe in territorio chiavarese con un innesto sull’A12 nei pressi della galleria dell’Anchetta.

Il Sindaco sottolinea come tale collegamento, relativamente poco costoso, avrebbe grandi effetti positivi sia per Chiavari che per le valli, alleggerendo enormemente il traffico pesante dai centri urbani di Chiavari e Lavagna e dando grande efficienza al trasporto commerciale, con contestuale riduzione di costi e accorciamento dei tempi di percorrenza. Grande sarebbe l’effetto anche in termini di riduzione delle emissioni di CO2. Tenuto conto che l’ipotesi è quella della realizzazione di una strada in galleria a doppio senso di marcia con doppia corsia e con pagamento di pedaggio, si potrebbe addirittura ipotizzare un finanziamento in project financing con il coinvolgimento di privati.

L’idea del sindaco Di Capua non è risultata a tutti gradita.

Attualità, editoriale

La Ferrari con il giovane Leclerc vince a Monza. Un pensiero a Sergio Marchionne

di ANTONIO GOZZI – Dopo 9 anni di digiuno, la Ferrari torna a vincere il Gran Premio di Formula 1 di Monza e lo fa con la seconda vittoria consecutiva (quindici giorni fa aveva vinto il Gran Premio del Belgio) di Charles Leclerc, un giovanissimo pilota che non ha ancora compiuto 22 anni e che è già nella leggenda.

Chi ha potuto seguire la gara di Monza ha vissuto un’emozione indimenticabile. Il ragazzino partito in pole è riuscito a tenere la prima posizione per tutta la corsa e, nonostante i disperati tentativi di superarlo dei due piloti della Mercedes, l’inglese campione del mondo Hamilton e il finlandese Bottas, ha resistito per tutti i 53 giri fino in fondo e finalmente, in un tripudio di vessilli gialli della Ferrari e tricolori, è passato per primo sotto la bandiera a scacchi.

Una bellissima vittoria che esalta le straordinarie doti automobilistiche di un giovane pilota cresciuto nella Ferrari Driver Academy (gli scout e i selezionatori del Cavallino Rampante ci avevano visto giusto), umile e competente che, si dice, per bravura e carattere sarebbe piaciuto moltissimo a Enzo Ferrari.

A me il ragazzo ricorda per bravura e indole (tenacissimo e durissimo in gara, ma non esaltato nonostante il successo, prudente nelle parole, perfino con un velo di malinconia) Ayrton Senna, l’indimenticabile campione brasiliano.

All’inizio degli anni ’90 uscì un bellissimo cortometraggio su Ayrton, intervistato a lungo nel suo Brasile tra il verde dell’azienda agricola di famiglia e le spiagge atlantiche. Quell’intervista mi piacque talmente per l’equilibrio, la saggezza e il carisma del giovane campione che decisi di farla vedere ai miei studenti all’Università. Ne furono così colpiti che per giorni discussero e si confrontarono sul messaggio che emergeva da quel filmato di una leadership gentile ma di enorme fascino.

Ho la sensazione che Leclerc possa avere una carriera tanto o più importante di quella di Senna, fermata a 34 anni dal tragico incidente di Imola. E ho la sensazione che il giovane monegasco, che intervistato subito dopo la vittoria da una rete televisiva inglese ha chiesto di poter parlare in italiano e ha spiegato di fare così perché una vittoria della Ferrari a Monza valeva dieci volte di più di quella immediatamente precedente in Belgio, diventerà un gigante della Formula 1 non solo per le straordinarie capacità di pilota ma per le sue doti umane.

La vittoria di Monza, oltre che a Charles Leclerc, è merito della straordinaria performance di tutto il team della casa di Maranello, che ancora una volta ha mostrato il suo enorme valore.

1 2 3 9
RECENT COMMENTS
FlICKR GALLERY
THEMEVAN

We are addicted to WordPress development and provide Easy to using & Shine Looking themes selling on ThemeForest.

Tel : (000) 456-7890
Email : mail@CompanyName.com
Address : NO 86 XX ROAD, XCITY, XCOUNTRY.