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Esiste in Italia uno spazio politico moderato e riformista tra il sovranismo cialtrone ed estremista di Salvini e il populismo di Conte e del M5S?

È la questione dei prossimi mesi e la risposta a questa domanda determinerà il futuro del Paese.

Risulta infatti evidente a tutti che un grande paese europeo come l’Italia non può essere guidato né dai sovranisti della Lega che, nonostante gli inviti alla prudenza e alla moderazione di Giorgetti, quando possono rimettono in discussione l’euro o quantomeno l’appartenenza alla moneta unica dell’Italia (e si è visto come questa idiozia faccia esplodere lo spread) né dai populisti del M5S, che dopo quasi due anni di governo, prima con la Lega oggi con il PD, si sono spappolati e forse sono a fine corsa: ma nel frattempo, con la loro incompetenza, il loro pregiudizio anti-impresa, il loro giustizialismo, il loro assistenzialismo, hanno sprofondato l’Italia nella recessione, unico Paese europeo, come indicano gli ultimi dati sul PIL.

Ma esistono le condizioni per la costruzione di un vasto e vincente schieramento riformista capace di portare il Paese fuori da questo declino che non merita?

La legge elettorale che si preannuncia, proporzionale con sbarramento al 5%, potrebbe  favorirlo, nel senso che un aggregato di forze da Italia Viva (Renzi), a Azione (Calenda), a +Europa (Bonino), alla diaspora socialista e forse anche a pezzi di Forza Italia, raggiungerebbe e supererebbe la soglia del 5%. 

Ma il tema è politico, non elettorale. Anche con il 10% non si governa, e allora l’interlocutore obbligato dello schieramento riformista è il PD. Ma qui iniziano i problemi.

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