di ANTONIO GOZZI
Con il prossimo campionato 2026/2027 saranno venti anni che sono presidente dell’Entella. È un tempo lungo, molto lungo, che mi rende il presidente più longevo del nostro club.
Ci sono invecchiato, facendo il presidente dell’Entella e vivendo le incredibili emozioni che ti dà il Comunale; emozioni che per me sono sempre le stesse di quando ho iniziato prendendo la squadra in Eccellenza.
Erano, e sono, emozioni che ho provato fin da bambino, quando ho avuto la fortuna di avere un papà che passava la domenica con me e mi portava allo Stadio a vedere i biancocelesti.
In questi anni abbiamo lanciato molte iniziative nell’attività di comunicazione societaria ma quella che ancora oggi mi sembra la più bella è la dedica che abbiamo messo come sottotitolo delle nostre agende annuali: “A tutti i papà e a tutti i bambini di Chiavari”. Ci sono poche cose che, come il calcio, legano i padri ai figli e ai figli dei figli. Noi questo sentimento lo abbiamo vissuto e vogliamo che si perpetui nel tempo, perché anche le generazioni future possano e vogliano onorare la nostra maglia, i nostri colori e quel nome meraviglioso che oltre a essere il nome del fiume è anche il nome di un’antica divinità greca.
In questi venti anni di presidenza anche io ho cercato di onorare la maglia e il nome, e di mantenere il club “in buone mani” come dichiarai, con un po’ di presunzione, nell’agosto del 2007 quando improvvisamente e quasi senza volerlo mi ritrovai presidente.
Senza montarci la testa, ma anche orgogliosi del cammino percorso, pensiamo di essere riusciti in questi anni a fare calcio importante soprattutto se si tiene conto della nostra dimensione e della dimensione di una piccola città di 27mila anime appena. Al Comunale, oggi il “Sannazzari”, sono passate squadre importantissime come Bologna, Verona, Palermo, Venezia, Frosinone, Cagliari, Bari, Empoli, Pescara, Monza e tante altre mai viste prima dalle parti di Chiavari.
Non ci siamo montati la testa, e abbiamo cercato di mantenere la barra dritta senza mai derogare alla nostra identità fatta di alcuni principi ben saldi.
Prima di tutto, attenzione alle persone: all’Entella siamo più o meno gli stessi da 20 anni, abbiamo cercato di vivere il club come una famiglia, e io devo ringraziare innanzitutto Matteazzi e Superbi che mi hanno insegnato e fatto capire cosa è il calcio in Italia.
L’attenzione alle persone l’abbiamo messa anche nello scegliere calciatori e allenatori: prima l’uomo e la sua integrità, poi tutto il resto.
Abbiamo cercato, e continueremo a farlo, uomini integri ma anche affamati e non appagati perché questa è la condizione migliore per fare bene.
Abbiamo costruito un settore giovanile che è il più importante della Liguria e uno dei più importanti d’Italia, a cui dedichiamo tutte le nostre attenzioni non solo per ragioni sportive ed economiche ma anche per motivazioni educative e sociali.
Abbiamo lavorato per il territorio e per la sua gente con tante iniziative, prima fra tutte l’Entella nel cuore, e siamo il primo club d’Italia che ha dato vita ad un asilo nido, “l’asilo dei diavoletti” aperto anche alla città.
Abbiamo cercato di tenere il più possibile i bilanci in ordine, non solo per ragioni di parsimonia, ma anche perché ci sembra immorale e senza senso gettare nell’attività calcistica risorse illimitate.
La straordinaria vicenda della salvezza nel campionato appena concluso, che mi consentirà l’anno prossimo di celebrare i 20 anni di presidenza con un’Entella che militerà nella serie cadetta per l’ottava volta in tredici anni, si può leggere tutta alla luce di questi principi.
Molti hanno considerato un vero e proprio azzardo le scelte fatte sotto la guida di Augusto Gozzi e Orazio Dell’Aversana, oltreché di Matteazzi e Superbi: il monte ingaggi molto basso, il più basso di tutta la categoria; giocatori cercati e trovati in serie C ma pieni di ambizione e di voglia di fare bene; un allenatore talentuoso ma giovanissimo e alla prima esperienza in categoria, che ha avuto la capacità di creare un gruppo unito di uomini che si stimano e si vogliono bene, e che hanno combattuto con il cuore e dato l’anima fino all’ultimo minuto.
La scommessa è stata vinta, e l’obiettivo che ci eravamo dati a inizio stagione, la salvezza, è stato raggiunto, superando squadre molto più blasonate di noi, come Pescara, Reggiana, La Spezia, Bari ed Empoli, e piazzandoci a soli due punti dalla Sampdoria che aveva un monte ingaggi tre volte il nostro.
Missione compiuta. W l’Entella!