Attualità

Attualità, In primo piano

La Corte dei Conti demolisce il bilancio di Lavagna: “Comune non affidabile”. La prima (e lunghissima) sfida del neo sindaco Gian Alberto Mangiante

Undici seggi ottenuti, percentuale del 27,02%, per un totale di 1906 preferenze. Con questi numeri, Gian Alberto Mangiante è il nuovo sindaco di Lavagna, il sindaco della tanto auspicata ripartenza, dopo tre anni di commissariamento e dopo l’apertura ufficiale dello stato di dissesto finanziario.

Numeri positivi, numeri vincenti per un vero ‘uomo dei numeri’: Mangiante, infatti, è uno dei commercialisti più stimati della zona, da tempo impegnato pure da varie amministrazioni pubbliche, in veste di sindaco e di revisore dei conti. Finalmente Lavagna ha un nuovo primo cittadino, un nuovo Consiglio Comunale e, ben presto, una nuova Giunta Comunale.

Ma è tutt’altro che una storia a lieto fine, perché i tempi di ‘vacche magre’ sono purtroppo appena iniziati e non saranno affatto brevi. C’è da immaginare che tutto il quinquennio di Mangiante sarà all’insegna di ‘lacrime e sangue’, nel tentativo di risanare i conti pubblici e di uscire dalla situazione di dissesto.
Tecnicamente, quando i conti di un Comune vengono bocciati in via definitiva, subentra un’apposita commissione, incaricata di occuparsi di tutto il pregresso. Il sindaco, invece, prosegue nell’ordinaria amministrazione e negli incarichi più ‘politici’. Ma è chiaro che si dovrà lavorare a strettissimo contatto, facendo veramente la conta degli spiccioli.

Approfondimento, Attualità

Via i lavori alle palestre del Comunale: le quattro società cercano alternative

di DANILO SANGUINETI Pesisti, lottatori, boxeur, judoka sono figli di uno sport minore? Lunedì 3 giugno incomincia per le società chiavaresi di discipline che un tempo erano raggruppate sotto l’etichetta ‘atletica pesante’ un esodo imposto dagli improcrastinabili lavori di ristrutturazione delle loro palestre, raggruppate all’interno dello stadio Comunale di via…

Attualità, editoriale

Europee, serve un voto contro i nazionalismi risorgenti per non ritornare nel passato

Se si colloca nel 1214 il primo grande conflitto tra monarchie nazionali (francese e inglese) che anticipa in qualche modo la guerra dei 100 anni iniziata nel 1337 tra Filippo Augusto re di Francia e il re inglese Giovanni Senza Terra, si può dire che l’Europa e le sue nazioni sono state perennemente in guerra tra loro per più di settecento anni consecutivi. 

Centinaia di milioni di morti, distruzioni, carestie, deportazioni hanno caratterizzato secoli e secoli di storia europea fino all’immane disastro della seconda guerra mondiale, figlia dei nazionalismi, del fascismo e del nazismo che culminò con la mostruosità della Shoah. 

Contro questa storia di guerre, di morti e di lutti, culminati nella seconda guerra mondiale, e in reazione ai nazionalismi e alle tendenze reazionarie e fasciste che l’avevano provocata, nel secondo dopoguerra nacque l’idea di Europa. 

Questa idea si è sviluppata negli ultimi 70 anni con una serie di tappe e di atti importanti: prima venne la Comunità del Carbone e dell’Acciaio (CECA), nel 1951, poi nel 1957 il Trattato di Roma per la nascita del Mercato Comune Europeo (MEC), l’allargamento degli Stati membri dai 6 fondatori ai 27 attuali che continua dal 1973, poi nel 1979 la prima elezione del Parlamento Europeo, il trattato di Maastricht con la nascita dell’Unione Europea nel 1993, la nascita dell’euro nel 2002. 

La cosa più straordinaria di questo periodo è il confronto con i 700 anni precedenti: gli ultimi 70 anni passano senza guerre e senza lutti, se si fa eccezione per la tragedia jugoslava. 

Ci si può lamentare di molte cose che non hanno funzionato, specie nell’ultimo periodo, e che vanno corrette e riformate pena la fine dell’esperienza europea, ma non si può disconoscere l’enorme verità della conquista della pace, ottenuta perché, grazie all’Europa, i nazionalismi e le tendenze reazionarie che li hanno sempre sostenuti si erano sopiti fino a (quasi) scomparire nella costruzione della casa comune. 

Attualità, In primo piano

Regolamento degli animali a Chiavari, il parere dell’avvocato: “Dal Comune un eccesso di potere”

Sul regolamento degli animali a Chiavari si continua a dibattere moltissimo, anche dopo la sua recente approvazione. Il tutto ovviamente, alla ‘maniera chiavarese’: mugugno latente, commenti su commenti sui social network, fitto scambio di email tra le associazioni animaliste e Palazzo Bianco, comunicati piccati da parte dell’amministrazione comunale, repliche a mezzo di legali da parte dell’opposizione.

Litigiosità su tutti i fronti, insomma, meno che su uno: quella tanto annunciata manifestazione di piazza che proprio non riesce a prendere forma, nella città dove rarissimamente la protesta diventa manifesta… per le vie di fatto.

Detto questo, il tema – che ‘Piazza Levante’ ha sviluppato in diversi articoli nei numeri scorsi, proprio per l’assurdità di certe norme che sono contenute in questo testo pasticciato, superficiale, illogico e fortemente vessatorio – rimane caldissimo e si rincorre sempre più insistentemente la voce di un possibile e imminente ricorso al Tar da parte delle associazioni che si occupano di cura e di tutela degli animali. Un profilo di illegittimità, in effetti, parrebbe proprio esserci, soprattutto in riferimento ad alcuni articoli. Il più citato e discusso, come noto, è quello relativo alla museruola e alla possibile istituzione delle Aree M, ovvero l’articolo 9 comma 1 del ‘Regolamento per la Tutela degli Animali d’Affezione’.

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