di ALBERTO BRUZZONE
Nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi 41 miliardi di euro e ha messo a rischio 284mila posti di lavoro regolari, in crescita rispetto all’anno precedente (nel 2024 il costo è stato di 39,2 miliardi di euro e 276mila i posti di lavoro a rischio). È quanto emerge dall’indagine della Confcommercio sui fenomeni illegali. A percepire un peggioramento dei livelli di sicurezza è il 29% delle imprese del terziario di mercato. Secondo le rilevazioni dell’associazione i 41 miliardi di euro sottratti alle attività commerciali sono suddivisi in: 10,5 miliardi abusivismo commerciale; 8,5 miliardi abusivismo nella ristorazione; 5 miliardi contraffazione; 5,4 miliardi taccheggio; 7,4 miliardi altra criminalità (ferimenti, assicurazioni, spese difensive); 4,2 miliardi cyber criminalità.
I furti restano il fenomeno criminale percepito in maggior aumento dagli imprenditori (26%), seguiti da atti vandalici e spaccate (24,1%), aggressioni e violenze (24,1%), rapine (24%), truffe e frodi informatiche (23,7%), baby gang (22%), contraffazione (21%), abusivismo (20,7%), usura (18%), estorsioni e racket (17,8%). Tra i reati che preoccupano di più il 32% degli imprenditori mette al primo posto i furti (32%), seguiti dalle truffe informatiche (22,1%), dagli atti vandalici e spaccate (18,5%), dalle rapine (17,2%) e dalle aggressioni (14,3%). Un’impresa su tre (33%) teme la mala movida, soprattutto per il degrado urbano (50,3%) e per atti di vandalismo e danneggiamenti (45,5%).
I soggetti più vicini agli imprenditori minacciati dalla criminalità sono considerate le forze dell’ordine (66%), le organizzazioni antiusura (47,7%) e le associazioni di categoria (34,6%). Di fronte a episodi criminali il 65,1% degli imprenditori sostiene che chi li subisce dovrebbe sporgere denuncia, il 51,2% si rivolgerebbe alle associazioni di categoria e il 19,7% dichiara che non saprebbe cosa fare. Quasi 7 imprese su 10 (66,6%) si ritengono penalizzate dall’abusivismo e dalla contraffazione, in termini soprattutto di concorrenza sleale (53,5%) e riduzione dei ricavi (22,2%).
Dall’indagine emerge che oltre 6 imprese del commercio su 10 (62,3%) subiscono il taccheggio e, tra queste, quasi 1 su 5 (19,8%) ne è colpita più volte a settimana o quotidianamente.
I prodotti più taccheggiati sono: profumi, cosmetici e prodotti per l’igiene personale (19,7%), abbigliamento e calzature (18,9%), accessori moda (16,7%), piccola elettronica, accessori tecnologici, batterie (14,1%), alimentari confezionati, come tonno e carne in scatola, pasta, farine, caffè (13,4%) e alcolici e vino (13,1%). Le misure di protezione maggiormente adottate per contrastare il fenomeno sono sistemi antitaccheggio (74,5%) e videosorveglianza (73,4%). Per circa un’impresa del commercio su tre (31,6%) il taccheggio incide in misura significativa sui ricavi, con perdite che nella maggior parte dei casi (88%) arrivano fino al 2%. Quasi nove imprese del terziario di mercato su dieci (87,3%) hanno investito in misure di sicurezza, principalmente in sistemi di videosorveglianza (74%) e di allarmi antifurto (55,5%), destinando in media l’1,1% del fatturato.
Un’impresa su quattro è favorevole a contribuire economicamente per rafforzare la presenza della vigilanza privata nella propria zona di attività. A peggiorare la vivibilità dei quartieri sono soprattutto la microcriminalità (43,2%) e gli atti vandalici (41,7%). Il degrado urbano (35,4%), minori opportunità di lavoro (23,3%) e crescita dell’insicurezza dei residenti (20,6%) sono indicate come le principali conseguenze dell’aumento delle chiusure delle attività economiche di quartiere. Oltre 7 imprese su 10 sono d’accordo sulla previsione di presidi di sicurezza (come la polizia di quartiere) nelle zone in cui c’è microcriminalità. Per 6 imprenditori su 10 una città con molti negozi aperti è più sicura e per oltre un imprenditore su due la presenza di negozi sfitti o chiusi favorisce la diffusione di microcriminalità e vandalismo.
Confcommercio propone un pacchetto di misure, per contrastare il fenomeno dell’illegalità, che comprende: prevenzione con più presidi visibili nei territori (poliziotto di quartiere, pattugliamenti nelle aree commerciali, maggiore presenza nelle fasce orarie più critiche, non solo notturne ma anche serali, pre-chiusura, weekend e momenti di maggiore afflusso); sostegno agli investimenti privati in sicurezza (credito d’imposta o contributi per videosorveglianza, allarmi, sistemi antitaccheggio, collegamenti con centrali operative, illuminazione esterna, sicurezza privata); priorità alle piccole imprese di prossimità, che hanno meno capacità finanziaria.
L’associazione chiede inoltre il rafforzamento del contrasto al taccheggio (strumenti più rapidi per segnalazione e intervento, attenzione alle reti organizzate e alla recidiva). Sono necessari anche piani territoriali per le aree commerciali più esposte (tavoli permanenti Prefetture-Comuni-Forze dell’ordine-Associazioni di categoria, mappatura delle zone a maggiore rischio, interventi coordinati su furti, spaccate, mala movida, abusivismo, degrado).
Infine la sicurezza urbana è vista come leva contro la desertificazione commerciale (collegamento tra politiche di sicurezza, rigenerazione urbana, commercio di prossimità e contrasto ai negozi sfitti, la chiusura delle attività genera insicurezza e l’insicurezza genera altre chiusure).
Per quanto riguarda, nello specifico, il Nord Ovest, il 31% delle imprese del terziario segnala un peggioramento dei livelli di sicurezza rispetto all’anno precedente, con un dato superiore alla media nazionale.
Le truffe e le frodi informatiche risultano tra i fenomeni criminali percepiti in maggiore crescita dalle imprese del Nord Ovest, insieme alle aggressioni e agli atti vandalici, mentre quasi un’impresa su quattro segnala episodi legati alla presenza di baby gang nella propria zona di operatività.
Sul fronte delle misure adottate dalle attività economiche, il 90% delle imprese del Nord Ovest dichiara di avere investito negli ultimi anni in strumenti per la sicurezza, soprattutto attraverso sistemi di videosorveglianza e impianti di allarme.