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Giovedì 25 giugno 2026 - Numero 432

La Notte di San Giovanni Battista

È un santo popolarissimo in Liguria, il patrono di Genova; una figura che occupa una pagina di storiografia ricchissima tra i tanti culti popolari
Il falò di San Giovanni Battista, una delle tradizioni più amate in Liguria
Il falò di San Giovanni Battista, una delle tradizioni più amate in Liguria
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di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

È un santo popolarissimo in Liguria, il patrono di Genova; una figura che occupa una pagina di storiografia ricchissima tra i tanti culti popolari, e un ampio rilievo nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine.  Si potrebbe scrivere un saggio amplissimo approfondendo la figura di San Giovanni in questi due ambiti , ma in questa occasione vorrei soffermarmi sulla  notte di questa ricorrenza, una notte con requisiti unici e ben riconoscibili nelle tradizioni del nostro territorio. 

Le ore notturne sono caratterizzate dal buio, dall’assenza di luce, una situazione che oggi non viviamo se non raramente: è difficile avere l’oscurità assoluta, addirittura utilizziamo il termine di ‘inquinamento luminoso’ per evidenziare la situazione contraria. A questo riguardo vorrei citare il passaggio della stella cometa di qualche anno fa. In quei giorni alcune amministrazioni comunali sensibili abbassarono la pubblica illuminazione per facilitare la visione dell’astro. 

Tornando al concetto di buio voglio segnalare un libro molto interessante, scritto dal farmacista di Varese Ligure nel 1874 e conservato in Società Economica a Chiavari. L’autore del volume, Clemente Rossi, descrive con precisione come le veglie contadine fossero il luogo privilegiato della comunicazione popolare, un’occasione di incontro quotidiano in cui la narrazione si faceva cultura della comunità. I racconti erano fantastici. Vi si attribuivano alla luna, come pure agli agenti atmosferici, poteri eccezionali. Nell’oscurità della notte si potevano fare incontri straordinari, nella narrazione prevalevano le superstizioni e i pregiudizi, si parlava di spiriti e di spiritati, del malocchio: l’arte magica caratterizzava questo mondo. La notte di San Giovanni accoglieva tutte queste leggende e superstizioni, e a sua volta ne creava e ne suggeriva. Nel buio comparivano le streghe per il sabba, folletti maligni e altre sinistre figure. 

Il calendario degli astronomi ci conferma scientificamente che il 21 giugno, data del solstizio, inizia l’estate; di lì si avvia il cammino verso le giornate più corte, verso l’oscurità dei mesi invernali che il mondo contadino associava alle tenebre. La notte di San Giovanni segnava il momento giusto per alcune scadenze preparatorie ai tempi venturi, e molte pratiche avevano garantita la riuscita solo se compiute durante il buio notturno tra il 23 e il 24 giugno.

Prima consuetudine fra tutte era il passaggio delle formule e dei tanti rituali praticati nelle comunità. Nella notte di Giovanni era possibile trasmetterle ad una sorta di ‘erede’; il profilo che più d’ogni altro avrebbe garantito il mantenimento della tradizione era “u bistettu”. Questi era un neonato che prendeva il latte materno dopo la nascita di un successivo fratello: “u bistettu” era quindi ‘due volte allattato’, dove l’uso del prefisso latino ‘bis’ indicava la ripetizione dell’allattamento al seno (‘tettu’).

Per San Giovanni l’intera comunità si dedicava a cercare ramaglie e sterpaglie per il falò rituale; queste si accumulavano per giorni, sino a creare una grande catasta in un luogo significativo, a confermare il senso di una vera liturgia popolare. Non è un caso che la chiesa ufficiale non vedesse di buon occhio queste tradizioni ed usanze che tutti gli etnografi ritengono derivanti dal mondo pagano precristiano. 

Il falò era il precursore della successiva pirotecnia, dove il fuoco si faceva arte e spettacolarizzazione. Successivamente le tante confraternite nominarono i massari per la raccolta dei fondi necessari a garantire queste tradizioni (la questua). Il falò, una volta acceso, diveniva lo spazio rituale, la comunità vi camminava in tondo, lo saltava in diagonale, ne custodiva porzioni di braci, tutte pratiche volte a garantire il patronato del Santo e ad ottenere un beneficio taumaturgico. Il falò era una vera ara, una costruzione della comunità che lo vegliava per giorni. In centri di maggior grandezza diversi falò rappresentavano altrettanti quartieri, e la loro estensione diveniva occasione di vere e proprie contese e talvolta di sabotaggi.

In epoca più tarda, con la cristianizzazione delle tante pratiche popolari, il falò era benedetto dal parroco dopo la messa serale e acceso per garantire la purificazione della comunità. 

Oltre al fuoco esisteva una ritualità dell’acqua. In particolare si creavano dei gruppi che raggiungevano la riva dell’Entella e praticavano l’abluzione rituale, che in quel giorno avrebbe garantito prodigiose virtù a coloro che la praticavano. Qui è bene rammentare che il bagno non si faceva in mare, anzi un antico adagio lo sconsigliava sia per San Pietro che per San Giovanni. Tornando al buio della notte, avevano rilevanza le pratiche di trattamento del corpo con l’erba bagnata di rugiada, in cui ci si rotolava affinché il fisico ne fosse tutto impregnato, onde garantire protezione contro ogni malanno. Questa pratica ne introduceva un’altra, la raccolta delle erbe nella notte di San Giovanni. In questo caso la flora acquisiva proprietà terapeutiche e magiche, e la raccolta permetteva la preparazione dell’acqua di San Giovanni attraverso un complesso rituale. 

Il culto di San Giovanni sul nostro territorio ha origini antiche. Bardone dei Conti Fieschi, arciprete di Lavagna, fondò in Chiavari nel lontano 1181 la Chiesa di San Giovanni Battista, nel cuore del borgo antico, oggi importante parrocchia cittadina. Ancora nel 1765 la traccia del Santo era fortissima, nel mese d’agosto “nel quale cadde un diluvio di acque con lampi tuoni e fulmini che atterrirono con grande spavento li abitanti di questa città e fu da Serenissimo Governo fatto decreto per le esposizioni e triduo delle sacre ceneri di San Gio Batta da portarsi con processione generale in Chiavari”. Nel 1888 l’antropologo Francesco Davegno pubblicava un ampio saggio sulle superstizioni e riprendeva alcune ritualità sulla figura di San Giovani rilevate a Portofino. In particolare descriveva le popolazioni del territorio appostate sul monte al momento del sorgere del sole, con lo sguardo a Levante verso il Mesco. Il sole aveva dei sussulti e compariva il profilo del Battista: allora nella notte nei boschi del Monte si sarebbero radunate le streghe. Le streghe “più che volare amavano viaggiare in barca”; la tradizione vuole che volessero raggiungere la Corsica, e che in Piazzetta si appropriassero delle barche per viaggiare sulla rotta verso l’isola. 

Il buio della notte di San Giovanni Battista suggeriva visioni, ritualità, superstizioni e pregiudizi, ma le notti passano e torna il giorno.

(* storico e studioso delle tradizioni locali)

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