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Giovedì 6 agosto 2026 - Numero 438

Cresce il mercato estero, migliora l’occupazione: ma l’economia genovese guarda con timore allo sviluppo delle crisi internazionali

Presentato il report ‘Rewind’, relativo al primo semestre del 2026, a cura del Centro Studi di Confindustria Genova: “Il secondo semestre è ancora incerto”
La sede genovese di Confindustria, di fronte alla stazione di Brignole
La sede genovese di Confindustria, di fronte alla stazione di Brignole
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(r.p.l.) Più 2,5% sul mercato estero, ordini in crescita sia sul fronte interno sia su quello internazionale e un incremento dell’occupazione dello 0,5%. Sono i dati centrali che sintetizzano la tenuta dell’economia genovese nel primo semestre del 2026, come emerge dal report ‘Rewind’ diffuso dal Centro Studi di Confindustria Genova. Un bilancio positivo che si scontra tuttavia con le incertezze scatenate dal conflitto tra UsaIsraele Iran, con la fiammata dei prezzi energetici e il nuovo rischio instabilità dopo le riaccensioni di luglio.

“Tutti i numeri che presentiamo sono sostanzialmente positivi – ha spiegato Fabrizio Ferrari, presidente di Confindustria Genova – e vedono protagoniste le grandi aziende della metalmeccanica, della cantieristica e delle riparazioni navali. Focalizzando l’attenzione sull’export, merita una menzione l’accordo con il Mercosur: l’incremento di oltre il 20% delle attività a livello nazionale conferma che il lungo lavoro fatto da Confindustria per l’approvazione dell’intesa era assolutamente nella direzione giusta”. 

A sostenere l’andamento locale è stata la manifattura (+2,1% la produzione), spinta dall’accumulo precauzionale di scorte e dai settori trainanti della cantieristica navale, della metalmeccanica, dell’impiantistica, dell’alimentare e dell’alta tecnologia (elettronica, automazione e IT). Più frammentati i servizi, dove spicca il recupero dei terminal portuali (+3,0% il fatturato) e la stabilità del turismo estero, a fronte del calo della domanda italiana (-1,4%) e del rallentamento del terziario avanzato (-1,0%).

“Il titolo ‘Rewind’ richiama il riavvolgimento di molte dinamiche all’interno del semestre – ha aggiunto Giacomo Franceschini, responsabile del Centro Studi – ma rappresenta anche il timore di veder riproposta una crisi che si sperava superata. Mentre il rapporto veniva chiuso, la ripresa degli scontri a luglio ha riacceso le tensioni su petrolio e inflazione, facendo gravare una spada di Damocle sulle previsioni del secondo semestre, formulate tra maggio e giugno in una fase di tregua”.

L’economia genovese nel primo semestre 2026
Lo shock bellico-energetico, con la chiusura di Hormuz e i rialzi di petrolio e gas, si è rivelato più breve del temuto, ‘riavvolgendo’ i suoi effetti nel giro di due mesi dal primo attacco Usa all’Iran. Per questo – secondo il report – alcune strategie delle imprese si sono sviluppate e concluse all’interno dello specchio dei sei mesi analizzati. L’attività delle imprese manifatturiere ha in parte beneficiato della politica precauzionale di accumulo delle scorte, attuata per evitare carenze e rincari degli input. Dopo la tregua ciò che era stato accumulato ha cominciato a essere utilizzato o venduto. Allo stesso tempo la domanda estera si è rivelata solida ed è stato soprattutto questo a spingere la produzione. All’opposto, i servizi rischiavano di essere penalizzati (su tutti il trasporto) e si temeva una forte retromarcia, poi scongiurata. La crescita ottenuta deve ora scontare la ripresa dei combattimenti.

Nel semestre le imprese manifatturiere hanno ottenuto risultati positivi, mentre quelle dei servizi hanno vissuto performance più contrastate: in moderato aumento o addirittura in calo. Ciò può essere in parte dovuto alla difficoltà per le aziende di servizio di separare temporalmente offerta e domanda, mentre nell’industria, utilizzando sapientemente strategie di magazzino, è possibile prevedere o ripararsi dall’aumento (temuto o reale) dei costi degli input. Sui servizi, invece, la necessaria contemporaneità di domanda e offerta lascia più vulnerabili al manifestarsi degli shock. Nel complesso, comunque, i primi sei mesi del 2026 si sono conclusi con un segno positivo, sia in termini di giro d’affari (grazie alla buona performance con l’estero), sia di commesse raccolte, prezzi di vendita poco mossi e un (limitato) aumento degli occupati.

Questo diverso comportamento tra manifattura e servizi si può semplicisticamente riflettere nella diversa dinamica di attività, verso clienti italiani e verso l’estero. La domanda nazionale è stata nel complesso più debole, mentre quella dall’estero pimpante, premiando maggiormente l’industria rispetto al resto. Nella manifattura, continua a far registrare risultati positivi la cantieristica navale (e l’indotto dell’impiantistica ne beneficia), ma in questi sei mesi il settore che più ha trascinato l’economia del territorio è stata la metalmeccanica. Produzione in crescita anche nell’industria alimentare e nell’automazione, elettronica e information technology. Più in chiaro-scuro i risultati di chimica-plastica. Progressi tra le aziende del tessile-abbigliamento.

Tra le imprese dei servizi l’attività è più debole e i risultati molto diversi a seconda del settore. La sanità privata continua a crescere in termini di fatturato, anche se a un ritmo minore rispetto a quello degli ultimi semestri. Le prestazioni erogate sono state indicate inoltre in leggera flessione.

Modesto aumento, che nasconde dinamiche non univoche, per le aziende del comparto trasporti, logistica e distribuzione di energia. Terminal operators a parte – che evidenziano comunque una crescita del giro d’affari – le aziende hanno vissuto un semestre non esaltante e hanno chiuso questi primi sei mesi dell’anno con aumenti molto modesti o lievi cali. Segni negativi sono stati consuntivati dalle aziende del terziario, delle assicurazioni e del turismo. In quest’ultimo caso, la guerra in Medio Oriente non ha inciso più di tanto sui numeri di arrivi e presenze, dal momento che il mercato asiatico ha un peso limitato, così come quello australiano. Infatti, il fatturato da turisti stranieri è rimasto sostanzialmente stabile, con una molto modesta riduzione (minor business con Uk e Usa), mentre a calare è stato quello generato verso clienti italiani.

Dal lato occupazionale, nel complesso le aziende hanno incrementato i loro organici dello 0,5%, una percentuale in linea con quelle che si sono succedute dal 2024 in avanti, smaltito il boom post-Covid e con l’eccezione del risultato del secondo semestre 2025, quando la maggior occupazione si era tradotta in un +1,6%. In quel semestre non a caso era ricominciata la crescita della produzione industriale dopo il rallentamento dei periodi precedenti. Dalle statistiche della banca-dati Excelsior di Unioncamere-Ministero del Lavoro riferite al territorio della Città Metropolitana di Genova la percentuale di difficoltà di reperimento del personale è intorno al 49,8%, ovvero quasi la metà delle posizioni aperte dalle aziende fatica a essere chiusa a causa della mancanza di candidati o per l’inadeguatezza delle competenze degli stessi.

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