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Giovedì 27 agosto 2026 - Numero 441

Itinerari: Chiavari 1582, la visita pastorale di Francesco Bossio

Il momento era delicatissimo, il mondo cattolico sentiva la necessità di dare una risposta alla contestazione promossa da Lutero
Una mappa che ricostruisce il tragitto di Monsignor Bossio a Chiavari
Una mappa che ricostruisce il tragitto di Monsignor Bossio a Chiavari
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di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

Parleremo qui di un avvenimento di grande portata storica per la circoscrizione di Chiavari: la visita pastorale del vescovo cattolico Francesco Bossi, detto Bossio. La visita fu compiuta nella primavera del 1582 su mandato del Papa Gregorio XIII allo scopo di verificare e di imporre che sul territorio dell’arcidiocesi di Genova fossero applicati nel più corretto dei modi i dettami del Concilio di Trento

Il concilio tridentino durò dal 1545, quando il Papa Paolo III lo convocò, al dicembre 1563, e vide la successione di altri quattro Papi: Giulio IIIMarcello IIPaolo IVPio IV. Il momento era delicatissimo, il mondo cattolico sentiva la necessità di dare una risposta alla contestazione promossa da Lutero. I temi affrontati erano determinanti per il futuro della Chiesa e vi si utilizzò largamente lo strumento del decreto per attuare i cambiamenti desiderati. Per rispondere alle insidie sollevate dalla riforma protestante ne furono emessi ben sedici. 

In quegli anni il Tigullio era compreso nell’Arcidiocesi di Genova, mentre Sestri rientrava nella Diocesi di Brugnato, l’entroterra della Valle Sturla e l’Aveto nell’ambito della Diocesi di Bobbio, dal 1989 aggregata a Piacenza; erano inoltre presenti enclave genovesi, una delle quali risaliva da Framura e raggiungeva la Valle del Vara. L’altra isola sotto la giurisdizione ecclesiastica genovese era il territorio di Portovenere, ove valeva il beneficio di governo voluto dai Consoli genovesi in atto sin dal 1113. Poi vi erano stati dei veri e propri scambi di territorio: la Diocesi di Brugnato aveva ceduto Castiglione Chiavarese a Genova e la podesteria di Sestri Levante era passata sotto Brugnato sin dal 1519. Questa ricostruzione del territorio è importante per comprendere e riconoscere il significato della visita di Bossio, iniziata nella primavera del 1582. 

L’itinerario del prelato non è facile da ricostruire, in quanto nella documentazione custodita in Archivio di Stato a Genova non compare un indice topografico che ne consenta una traccia comprensibile. Ad oggi si possono consultare, per meglio approfondire, due pubblicazioni di notevole valore.  La prima è uno studio dedicato alla topografia del territorio realizzato da Giuliana Algeri. La seconda è il resoconto della visita apostolica del Bossio, due volumi a cura di Claudio Paolocci della Biblioteca Franzoniana.

In queste opere possiamo cercare di ritrovare le tracce del passaggio di Monsignor Bossio nel Tigullio. Il documento custodito in Archivio di Stato a Genova contiene una descrizione dell’itinerario che non coincide con le strade attuali, né con l’attuale suddivisione del territorio. Il governo della Repubblica genovese del tempo utilizzava istituzioni che frammentavano l’arco ligure in diverse circoscrizioni amministrative, erano attivi capitaneati e podesterie, ed era di là da venire la suddivisione nei tanti piccoli comuni che rileviamo ai giorni nostri.

Nei seicentotrentacinque manoscritti che compongono la relazione di Bossio non troviamo un percorso definibile come  razionale, ma una traccia che segue la suddivisione amministrativa del Cinquecento genovese. La questione si complica quando rileviamo che dei 67 comuni che compongono attualmente la Città Metropolitana di Genova, ben 42 sono distribuiti tra altre diocesi (Savona, Acqui Terme, Tortona, Piacenza-Bobbio, Chiavari dal 1892), mentre solo 25 ricadono sotto la giurisdizione del vescovo genovese. Nel lavoro dell’Algeri si può constatare che la città di Chiavari (all’epoca a capo di un vasto capitanato), i cui confini si estendono oggi ben oltre il territorio che il manoscritto indica, fu visitata in modo frammentario. 

Fatta questa premessa, iniziamo con i soli edifici del centro cittadino che Bossio indica in “oppido Clavari”. Questa descrizione compare in determinate carte, mentre quelli dei quartieri periferici o delle frazioni, da Rovereto a Maxena, da San Pier di Canne a Caperana, si trovano in altri scritti non correlati, all’interno di itinerari del tutto distinti rispetto alla descrizione del nucleo abitativo principale.

Vediamo ora il percorso, in apparenza piuttosto tortuoso, seguito in Chiavari e quali luoghi religiosi furono visitati. Per ognuno degli edifici religiosi è stato steso un rapporto sullo stato dell’immobile e sulla manutenzione all’interno. Da queste relazioni si potevano programmare gli interventi migliorativi necessari che successivamente avrebbe realizzato il Vescovo di Genova. 

Dovessimo trarre una possibile conclusione dalle vaste relazioni stese dal visitatore, potremmo dire che il suo lavoro era a tutto campo, volto a verificare la salvaguardia dei precetti religiosi, l’ortodossia del culto e della somministrazione dei sacramenti, i costumi del clero, l’attività e lo stato delle chiese, ivi compreso lo stato di conservazione immobiliare, il funzionamento delle confraternite e degli ordini, suore comprese. A queste note seguivano puntuali verifiche sull’istruzione dei parroci; notevole l’attenzione sulla tenuta dei vari registri di competenza delle singole parrocchie e sugli stati delle anime. Il Bossio dedicò grande attenzione anche alla preparazione culturale dei singoli sacerdoti, provvedendo in diversi casi alla sospensione dall’ufficio. 

Sull’arrivo del monsignore a Chiavari possiamo fare due ipotesi: la prima che sia giunto via mare, con un’imbarcazione e approdato in città dal litorale; la seconda, con un tortuoso viaggio in terraferma, percorrendo raramente strade carrozzabili, anzi quasi sempre mulattiere. 

Nella pubblicazione troviamo l’indicazione “In oppido Clavari”, a significare che la visitazione riguardava i complessi religiosi compresi nella cinta muraria: San Giovanni Battista vi è descritto con un’ampia relazione. In obbedienza ai dettami tridentini qui si instaurò una Compagnia del Santo Rosario. Proseguendo, la visita successiva fu presso l’Ospitale di Sant’Antonio, il complesso addossato alle mura sud ovest. Il vescovo attraversava poi l’intero borgo e si portava nel lato opposto, usciva dalla Porta di Capo Borgo per raggiungere il complesso di San Francesco. Qui ispezionava l’oratorio, posto posteriormente alla chiesa dove aveva sede la Confraternita, nel testo la cita col linguaggio tradizionale genovese di Casaccia. Terminato questo sopralluogo proseguiva fino al lato opposto della città fortificata, all’estremo ovest, per verificare tanto San Nicola da Tolentino, cioè l’attuale ospedale, quanto la Chiesa di San Giacomo: ‘In ecclesia sancti Jacobi de arena Clavari’.

Riprendendo il cammino, il monsignore raggiungeva il Ponte della Maddalena e visitava la Chiesa. Qui prescriveva nella sua relazione di rimuovere il coccodrillo che pendeva dal soffitto e altri oggetti esposti, ritenuti non consoni al luogo sacro. Il coccodrillo, che la tradizione popolare pretendeva essere stato uno dei mezzi con cui il pericoloso corsaro Dragut insidiava la popolazione, era esposto come trofeo, a testimonianza della vittoria sugli infedeli e a maggior gloria della Chiesa cristiana.

Una successiva visita del vescovo si svolse presso l’Ospedale di San Cristoforo, il complesso assistenziale alla confluenza tra l’attuale Via Bontà e Via Vittorio Veneto. Il Monsignore concludeva il suo percorso “cittadino” con la verifica dello stato dell’immobile in Sant’Eustacchio, l’attuale Sacro Cuore nei pressi di Piazza Nassirya.

Nella documentazione presso l’Archivio di Stato in Genova risultano anche altre visite alle parrocchiali frazionali di Chiavari: a San Andrea di Rovereto, a San Bernardino nell’attuale Via Entella, alla Chiesa delle Grazie, Santa Margherita in Caperana, in Maxena a San Martino e in Sampierdicanne.

Correva allora l’anno 1582, e nelle cronache era già presente l’icona mariana all’angolo dell’orto del Capitano, un’opera voluta da Maria “Turchina” Dè Guercio e commissionata al frescante Benedetto Borzone. Passeranno circa trent’anni e in quel luogo avverrà la visione mariana di Sebastiano Descalzo, un fatto che cambierà la storia della città. Chiavari ottenne la Provicaria, ed iniziava da qui un cammino che nel dicembre 1892 avrebbe portato al decreto costituente la Diocesi, concludendo così un itinerario durato più di tre secoli.

(* storico e studioso delle tradizioni locali)

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