di ALBERTO BRUZZONE
In tempi di fortissima polarizzazione dal punto di vista politico, dove lo scontro è ormai all’ordine del giorno, sia a livello nazionale che a qualsiasi livello locale, c’è un tema che, al contrario, è riuscito a unire tutti. Centrosinistra da una parte e centrodestra dall’altra. I tagli prospettati alle linee sia urbane che soprattutto extraurbane di Amt.
Tutti coesi contro le scelte dell’azienda e, altrettanto, tutti coesi contro le modalità adottate dalla Città Metropolitana di Genova, che ha comunicato il piano di riduzione dei chilometri ai 66 comuni della Provincia di Genova (il sessantasettesimo è Genova) senza alcun confronto preventivo, e con pochissimo margine di trattativa, dal momento che l’orario invernale di Amt dovrà entrare in vigore il prossimo 14 settembre, in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico.
Basta così? Assolutamente no. Perché oltre al taglio delle linee e delle corse, i comuni della Città Metropolitana sono stati chiamati anche, contestualmente, a un aumento della loro contribuzione ad Amt, dal momento che le tariffe sono ferme al 2014. Ora, è vero che almeno l’aumento dettato dall’inflazione è più che legittimo, ma il combinato disposto costituito da tagli da una parte e rincari dall’altra ha fatto esplodere un po’ tutti i sindaci, a cominciare proprio da quelli eletti nelle file del centrosinistra.
Un terremoto politico vero e proprio, il primo di una reale consistenza da quando si è insediata a Genova la sindaca Silvia Salis che, a onor di cronaca, su tutta questa vicenda non è mai scesa in campo ufficialmente, delegando la patata bollente al vicesindaco Alessandro Terrile a livello comunale e al vicesindaco metropolitano Simone Franceschi (già sindaco di Vobbia ma trombato alle ultime elezioni amministrative della scorsa primavera) a livello provinciale. Ma ecco come stanno le cose.
Tagli alle linee extraurbane Amt, l’entroterra rischia di pagare il prezzo più alto
Il piano di risanamento di Amt è entrato nella sua fase più delicata e a farne le spese, almeno nell’immediato, saranno anche i collegamenti tra Genova e i comuni dell’entroterra. La revisione del servizio extraurbano, presentata dalla Città Metropolitana ai sindaci di 66 comuni, prevede una riduzione complessiva dei chilometri percorsi di circa il 20,36%. Una sforbiciata che, però, non sarà uniforme: in alcune zone i tagli saranno molto più pesanti della media.
Da 9,1 a 7,3 milioni di chilometri
I numeri fotografano bene la portata della manovra. Il servizio extraurbano di Amt dovrebbe passare da circa 9,1 milioni di chilometri percorsi a 7,3 milioni, con una riduzione di poco superiore a un quinto. L’obiettivo dichiarato è quello di intervenire soprattutto sulle corse meno utilizzate e sulle linee considerate meno efficienti, nel tentativo di ridurre i costi e contribuire al salvataggio dell’azienda.
Ma la media provinciale rischia di nascondere differenze molto significative. Arenzano e Cogoleto, secondo quanto emerso dagli incontri con i Comuni, dovrebbero subire riduzioni nell’ordine del 5-6%. In Valle Stura, invece, il taglio annunciato arriva al 29% dei chilometri: circa 190 mila chilometri in meno rispetto agli attuali 659 mila.
È proprio questa distribuzione disomogenea a preoccupare maggiormente amministratori e cittadini. Una riduzione del 20% su una rete non significa infatti necessariamente perdere una corsa su cinque in modo uniforme: in alcune località potrebbero sparire poche corse, mentre in altre gli intervalli tra un autobus e l’altro potrebbero allungarsi sensibilmente.
Perché Amt taglia
La decisione nasce dalla grave situazione economica dell’azienda. La Città Metropolitana sostiene che negli ultimi anni sono aumentati sia i chilometri percorsi sia i costi di produzione, mentre i ricavi da traffico, dopo il crollo legato alla pandemia, non sono tornati ai livelli precedenti. Tra le voci che hanno inciso maggiormente figurano l’aumento del costo del lavoro e quello del carburante.
La riduzione del servizio viene quindi presentata come una misura emergenziale, non come una scelta strategica per il futuro del trasporto pubblico. Il vicesindaco di Genova Alessandro Terrile ha parlato di una situazione che richiede sacrifici almeno fino a Natale, lasciando intendere che l’obiettivo sia superare la fase più critica e non trasformare necessariamente i tagli in una situazione permanente.
Accanto alla riduzione delle corse c’è però un’altra richiesta destinata a far discutere: l’aumento del contributo economico dei Comuni. Secondo i dati presentati ai sindaci, il contributo complessivo dovrebbe salire da circa 3,18 a 4 milioni di euro, con un incremento del 25,3%.
Le proteste dei consiglieri metropolitani di opposizione
Alla luce del piano presentato dal vicesindaco metropolitano, i consiglieri di opposizione di Città Metropolitana hanno espresso tutta la loro preoccupazione. A scrivere è il gruppo guidato dal sindaco di Recco, Carlo Gandolfo: “Il piano che entrerà in vigore tra pochi giorni, è stato molto contestato dai Sindaci e ci pare irricevibile con la sua combinazione di aumento di costi per le amministrazioni comunali e il taglio dei servizi. A fronte di 9,366 milioni di chilometri erogati per l’extraurbano nel 2025, da sommarsi agli 836mila chilometri di servizi esterni al contratto e ai 149mila chilometri della Genova-Casella, rispetto ai 7,6 previsti dal contratto di servizio stesso, considerati dunque insufficienti, oggi i comuni metropolitani si troverebbero con soli 7,3 milioni di chilometri annunciati come tetto massimo. Resta inoltre da capire che fine facciano i chilometri di servizi aggiuntivi e se la tratta Genova-Casella mantenga quanto previsto, considerando che i numeri presentati nelle riunioni di questi giorni paiono non combaciare con quelli presenti sul Piano Industriale di risanamento approvato nel maggio 2026 in Consiglio Comunale a Genova e in Consiglio Metropolitano”.
Secondo i consiglieri, “si tratta sicuramente di un danno enorme non solo per studenti, pendolari e cittadini in genere ma, in molti casi, per interi territori già penalizzati dalla propria posizione geografica, rispetto all’accessibilità dei servizi. Una logica ancora più folle se si considera che agli stessi comuni viene richiesto un forte aumento dei contributi a fronte di un netto taglio dei servizi. È un’impostazione che scarica tutto il peso sui Comuni, con ricadute insostenibili per tutti e soprattutto per quelli delle aree interne che non hanno alternative al trasporto pubblico su gomma se non (per chi può permetterselo) utilizzare i mezzi privati o subire un “deficit di mobilità” se si tratta di cittadine e cittadini in difficoltà. A tutto ciò si deve aggiungere la distanza e il distacco che i sindaci hanno percepito nei due giorni di incontri non potendosi confrontare né con il sindaco metropolitano né col presidente di Amt e dovendo acquisire un ‘pacchetto’ di decisioni di fatto già deciso e imposto dall’alto”.
Il terremoto nel centrosinistra: lascia le deleghe il sindaco di Campomorone
Proprio ieri il sindaco di Campomorone Giancarlo Campora (Pd) ha rimesso le deleghe ad Ambiente, Ciclo dei rifiuti, Transizione ecologica e Coordinamento delle grandi opere infrastrutturali, nella giunta della Città Metropolitana di Genova, in polemica con i tagli prospettati dall’azienda municipalizzata Amt al servizio di trasporto pubblico locale nell’entroterra genovese.
“Ho sempre interpretato – scrive in una missiva a Silvia Salis – le deleghe che mi hai affidato non come un incarico personale, ma come una responsabilità istituzionale da esercitare con serietà, lealtà e spirito di collaborazione. È proprio per questo che dopo una riflessione approfondita e non senza rammarico, ho deciso di rimettere le deleghe che mi hai conferito, continuando naturalmente a svolgere il mio mandato di consigliere della Città metropolitana”.
“La decisione nasce dal clima politico determinatosi negli ultimi giorni a seguito del confronto sul tema del trasporto pubblico locale e, in particolare, dalle dichiarazioni rese pubblicamente dal segretario regionale del Partito Democratico e dal segretario metropolitano – spiega – Al di là delle legittime differenze di valutazione politica, ritengo che quanto accaduto abbia creato una situazione nella quale diventa difficile per me continuare a esercitare una delega all’interno della Città metropolitana senza che il mio ruolo istituzionale venga inevitabilmente sovrapposto al confronto politico interno al Partito Democratico”.
Che cosa hanno detto i vertici del Pd
Ai sindaci del Partito Democratico, infatti, non sono piaciute le parole di Davide Natale e di Francesco Tognoni. Secondo loro, “leggere sulla stampa e sui social una lettera di amministratori che, invece di richiamare la Regione al proprio ruolo e Bucci e la destra alle proprie responsabilità, attaccano il Comune, lo troviamo veramente fuori da ogni logica politica ed è un cattivo servizio alla verità dei fatti. Sembra di essere tornati indietro ai tempi in cui il centrosinistra bisticciava sui giornali e si ridicolizzava agli occhi dei cittadini. In più, ci sia permesso di dire che tra i diversi amministratori della Valpolcevera c’è chi ha ruoli e informazioni per comprendere al meglio quanto sta accadendo. È una farsa che una situazione creata dalla destra possa passare come un problema generato in quest’anno dall’amministrazione comunale di Genova”.
Anche Avs rompe il fronte e sta con i sindaci ‘ribelli’
Nel campo largo si sfila anche Avs. “Le preoccupazioni dei sindaci dell’entroterra e dei cittadini genovesi per la prospettata riduzione delle corse Amt sono comprensibili e devono essere ascoltate. Sappiamo che l’azienda sta affrontando una situazione difficile e che il piano di risanamento è necessario per garantirne il futuro e mantenerla pubblica – dice Francesca Ghio, consigliera della Città Metropolitana di Genova – Ma dobbiamo trovare un punto di equilibrio, evitando che siano i territori più fragili a pagare il prezzo maggiore. Le esigenze del risanamento e quelle dei territori non devono essere necessariamente contrapposte: occorre analizzare le singole situazioni e individuare correttivi e soluzioni alternative. Salvare Amt è una responsabilità dalla quale non intendiamo sottrarci ma farlo significa anche garantire il diritto alla mobilità di tutti i cittadini”.