Attualità

Approfondimento, Attualità

Festival della Parola sempre più nazionale grazie a un’eccellente comunicazione

di ALBERTO BRUZZONE Il numero è senza dubbio positivo. Ventunomila presenze in quattro giorni a Chiavari, per il Festival della Parola giunto alla sesta edizione. Contando che tutte le manifestazioni erano a ingresso gratuito, è inevitabilmente approssimativo, ma rende perfettamente l’idea di quanto questa rassegna, anno dopo anno, inizi a legarsi…

Attualità, editoriale

L’analisi scomoda di Federico Rampini

La serata del Festival della Parola con Federico Rampini e l’anteprima del suo spettacolo, ‘Quando inizia la nostra storia’, tratto dal suo omonimo libro e che girerà l’Italia nei prossimi mesi, è stata un grande successo. 

Successo di pubblico, innanzitutto: posti a sedere esauriti, moltissimi in piedi ai lati della tensostruttura montata sul sagrato della cattedrale di Chiavari. Ma, soprattutto, successo di contenuti. Il messaggio dello spettacolo ha centrato in pieno l’obiettivo di far riflettere gli spettatori e di proporre loro una lettura della realtà e delle vicende che viviamo in chiave fondamentalmente storica, alla ricerca degli antefatti, e non convenzionale. 

Un messaggio importante soprattutto per quell’area di cultura ed intellettualità di sinistra da cui Rampini proviene, e che troppo spesso resta ancorato a certezze e a verità ‘teologali’ che non spiegano più nulla dell’oggi e che dinanzi al distacco sempre più evidente con vastissimi strati della popolazione e all’incapacità di comprendere la realtà invocano il destino cinico e baro. 

Molte le questioni scomode sollevate da Rampini nella sua ora e mezza di monologo. 

Approfondimento, Attualità

Rapallo, Santa e Portofino: i ‘tre tenori’ canteranno ancora insieme

di ALBERTO BRUZZONE La formazione dei ‘tre tenori’ del Tigullio Occidentale non cambia. Matteo Viacava, Carlo Bagnasco e Paolo Donadoni potranno continuare a ‘cantare’ tutti insieme, nel senso di amministrare i loro rispettivi comuni: Portofino, Rapallo e Santa Margherita Ligure. Mentre il primo non è stato coinvolto nella tornata elettorale, la riconferma è arrivata sia…

Attualità, editoriale

In bocca al lupo, Europa!

Il voto di domenica scorsa era un voto sull’Europa. 

Si chiedeva in sostanza ai cittadini europei se era il caso di confermare un’idea, una visione politica e culturale che, per la prima volta dopo più di 700 anni ne aveva garantiti 70 senza guerre, oppure se si dovesse abbandonare quella visione e ritornare ai nazionalismi, agli steccati, alle identità etniche e religiose, ai populismi di varia natura che erano stati agitati, praticamente in tutte le nazioni, dalle forze politiche del cosiddetto fronte sovranista. 

La risposta è stata chiara e inequivoca. Nonostante il forte arretramento dei popolari e dei socialisti che negli ultimi 30 anni hanno guidato le istituzioni europee, e nonostante la grande vittoria leghista in Italia e il voto importante dei francesi per il Rassemblement National di Marine Le Pen, lo sfondamento sovranista non c’è stato e nel nuovo Parlamento Europeo c’è una larga maggioranza di ispirazione europeista. 

Certo è una maggioranza diversa e più articolata rispetto al passato, e per il momento non è ancora politica. Una maggioranza che avrà bisogno dei verdi, largamente votati dalle giovani generazioni e con una visione diversa ed innovativa, specie in Germania dove ha avuto il più grande successo, rispetto alle rigidità opprimenti dell’austerità e del fiscal compact.  Una maggioranza che avrà bisogno dei liberali dell’ALDE, importanti perché sono l’esempio di un’area moderata che mai ha avuto tentazioni sovraniste e populiste. 

Ecco, il tema oggi è tutto qui. I cittadini hanno dato il segnale fondamentale, ma il più grave errore che il vasto partito europeista non deve assolutamente fare è pensare che nulla sia cambiato e che tutto possa continuare come prima, affidando i destini d’Europa ad una burocrazia guardiana tecnicista ed elitaria e ad un’impostazione tutta giocata sugli equilibri finanziari e di bilancio. 

Il tema vero è che vastissimi strati di popolazione europea hanno dato segni di ansia, di sofferenza, di rabbia e di paura.  E questi sentimenti così diffusi derivano fondamentalmente dalla gravità delle diseguaglianze: diseguaglianza tra chi il lavoro ce l’ha e chi non ce l’ha, diseguaglianze crescenti di reddito, violenta crescita delle diseguaglianze di ricchezza, gravi divari territoriali nell’accesso ai servizi fondamentali tra cittadini delle periferie o delle aree rurali e cittadini dei centri metropolitani, nuove fasce marginali di popolazione, quelle delle aree interne più fragili, gli operai, gli insegnanti. 

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