di ANTONIO GOZZI
Con i giovani, si sa, bisogna essere comprensivi e tolleranti, in particolare con quei pochi oggi impegnati in politica. Anzi, nei confronti di questi ultimi non si può non avere simpatia e ammirazione perché fanno un’attività che non è più di moda ma che richiede e denota un impegno civile di cui c’è tanto bisogno.
Detto ciò, una qualche apprensione, per non dire sgomento, la suscitano le parole pronunciate da Virginia Libero, che è la segretaria dei giovani democratici, alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia poco prima che parlasse Elly Schlein. “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi, perché noi organizzeremo i disertori”.
Non si capisce di quale conflitto parli la leader dei giovani dem, né si comprende come intenda sostenere la diserzione, ma si comprende bene come le sue parole rispecchino opinioni che corrono molto a sinistra, anche all’interno del Pd. Il tema della politica estera e delle politiche di difesa rappresenta infatti uno dei punti più difficili per un accordo sul programma del così detto ‘campo largo’, un accordo che sul punto non deve essere generico o ambiguo se queste forze politiche aspirano davvero a governare il Paese.
La Costituzione più bella del mondo (qualcuno pensa addirittura di chiamare la coalizione di sinistra “Alleanza per la Costituzione”) all’articolo 52 recita testualmente: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. E l’articolo prosegue stabilendo che il servizio militare è obbligatorio “nei limiti e modi stabiliti dalla legge”. Questo principio va letto insieme all’art. 11 secondo cui “l’Italia ripudia la guerra” come strumento di aggressione contro altri popoli e come mezzo per risolvere le controversie internazionali.
Quindi la nostra Costituzione distingue concettualmente tra guerra offensiva, che viene ripudiata, e difesa della Patria, che viene invece qualificata come un dovere costituzionale.
La guerra vicino alle porte di casa nasce dall’aggressione della Russia all’Ucraina. Questa guerra non è colpa della destra occidentale ma del neo-imperialismo di Putin, che ha sperato e spera di uccidere l’indipendenza e l’identità degli ucraini e di riportare l’influenza russa ai livelli di quella dell’Unione Sovietica sui Paesi dell’Est europeo (la caduta dell’URSS è stata definita da Putin la più grande catastrofe geopolitica del secolo).
Tutti i tentativi di mediazione diplomatica, compreso quello del presidente americano Trump, sono falliti perché Putin rifiuta ogni proposta che non contempli la resa di Kiev.
I pacifisti nostrani spesso sono stati definiti da questo giornale “pacifisti della resa” proprio perché il rifiuto di aiutare anche militarmente l’Ucraina avrebbe significato fin dall’inizio, e significherebbe ancora oggi, una resa senza condizioni di quella nazione aggredita. I pacifisti della resa paradossalmente sono vicini alle posizioni trumpiane o a quelle dei settori dell’estrema destra europea che fanno l’occhiolino a Mosca e magari da Mosca ricevono soldi.
Ci sono “pacifisti della resa” anche all’interno del Pd? Speriamo proprio di no.
Come segnalano molte nazioni europee vicine geograficamente alla Russia, come Polonia, Stati Baltici, Finlandia e Svezia che hanno chiesto recentemente, e a furor di popolo, di entrare nella Nato, il pericolo viene da là e il tema della difesa europea, una difesa credibile che crei una vera deterrenza, anche senza l’impegno Usa di un tempo, è diventato ineludibile.
Questo è il nodo concettuale prima ancora che politico. Di fronte a minacce che toccano il suolo europeo (pochi giorni fa un treno che viaggiava tra l’Ucraina e Varsavia è stato colpito da droni russi a pochi chilometri dalla frontiera polacca e si sospetta che l’obiettivo potessero essere diplomatici europei, tra cui il consigliere diplomatico della Presidente del Consiglio Fabrizio Saggio, fortunatamente saliti sul treno successivo) di fronte ad una guerra ibrida che si sta intensificando di giorno in giorno e che mostra la sempre maggiore influenza e intromissione russe nella politica europea, c’è un diritto europeo e quindi anche italiano alla difesa?
È giusto sostenere in ogni modo, anche con aiuti militari indispensabili, l’Ucraina che è un avamposto europeo nella lotta alla indipendenza e libertà? Si, è giusto senza se e senza ma, anche quando, a detta dei sondaggi, la maggioranza degli italiani non sembra favorevole a tale aiuto. Anche la maggioranza dei cittadini francesi e inglesi erano contrari nel 1939 alla guerra a Hitler.
Senza gli aiuti militari europei ed americani degli ultimi quattro anni l’Ucraina non esisterebbe più come nazione indipendente e il disegno imperialista di Putin si sarebbe realizzato. Oggi il ruolo delle nazioni europee è ancora più importante perché gli Usa di Trump mostrano nei confronti di Putin e della Russia un’attitudine debole e ambigua che non fa parte della storia americana.
Non si può essere ambigui sulle politiche di difesa. L’Europa ha bisogno di rinforzare le sue difese per avere una deterrenza e una capacità di reazione che oggi ancora non c’è. Lo strumento per farlo è la Nato, all’interno della quale il peso degli europei deve aumentare e questo porterà inevitabilmente ad un aumento della spesa militare in tutti i Paesi dell’Unione.
Il confronto a sinistra sulla politica estera e sugli aiuti anche militari all’Ucraina, e sulle politiche di difesa è destinato ad acuirsi nelle prossime settimane. Conte a proposito di primarie ha detto qualche giorno fa alla festa del Fatto Quotidiano che “non può essere che vinca la Schlein e a quel punto si diano a gogò armi all’Ucraina per un conflitto che ci sta portando a una guerra mondiale…”, e ancora: “Credo che un progetto progressista non possa che essere alternativo alla politica estera sin qui attuata. Se continuiamo a mandare armi in cosa ci caratterizziamo in senso progressista? Oggi dobbiamo rivoluzionare la politica estera”.
È possibile un’alleanza con uno che la pensa così? Come è possibile pensare di governare insieme quando ci sono distanze così profonde su un tema fondamentale come la politica estera? Cosa dicono al riguardo i cosiddetti riformisti dentro e fuori il Pd?
Fino ad oggi la posizione del Pd, coerente con quella dei socialisti europei, non ha avuto sbandamenti sull’Ucraina, ma qualche sbandamento c’è stato sul piano di potenziamento della difesa europea. E le parole della segretaria dei giovani dem in fondo ne sono una dimostrazione. Un grande partito che aspira ad essere forza di governo non può avere ambiguità sulla politica estera, e farebbe bene a promuovere una grande discussione interna di chiarimento sul punto.
Come ci ricorda spesso il nostro Presidente della Repubblica, l’Italia, l’UE e l’Alleanza Atlantica sono gli elementi strutturali della politica estera italiana. Mattarella sostiene che un’Europa più forte, anche nella difesa, debba rafforzare e non sostituire il legame transatlantico.
Altro che ‘organizzare i disertori’…