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Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

Successo per l’iniziativa Mandillo dei Semi, dedicata alla scoperta, allo scambio e al nostro entroterra

Non è un mercato, ma un vero e proprio incontro tra le persone che hanno potuto scambiarsi le sementi durante questa ventunesima edizione
Il Mandillo dei Semi in Val d'Aveto è stato un bellissimo successo
Il Mandillo dei Semi in Val d'Aveto è stato un bellissimo successo
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di ALESSANDRA FONTANA

Una giornata all’insegna del divertimento e della conoscenza. Il Bocciodromo di Santo Stefano ha ospitato l’attesissimo appuntamento del Mandillo dei Semi. Una manifestazione dedicata alla scoperta, allo scambio e al nostro entroterra. Un’occasione che ha fatto incontrare agricoltori e appassionati che si sono scambiati semi e informazioni. 

Il Mandillo dei Semi infatti non è un mercato, ma un vero e proprio incontro tra le persone che hanno potuto scambiarsi le sementi durante questa ventunesima edizione: “Cari amici del Mandillo dei Semi, è stata un’altra magnifica giornata di festa – fa sapere il Consorzio della Patata quarantina, tra gli organizzatori della manifestazione – Ringraziamo l’amministrazione comunale di Santo Stefano d’Aveto per aver curato assieme a noi ogni dettaglio organizzativo e saputo coinvolgere i ristoratori locali: l’idea di offrire menù a tema è stata molto apprezzata. Ringraziamo la Polisportiva Valdaveto per averci concesso uno spazio così confortevole e adeguato a ospitare la manifestazione e anche chi ha rallegrato gli spiriti con musica e canti, e anche i tanti che nel pomeriggio hanno partecipato alla “caccia al tesoro” per scoprire dove diavolo erano il museo delle patate e la casa dei semi di Villa Rocca. E infine ringraziamo loro, i semi; e anche le marze, le piantine, i lieviti di casa e i libri… che hanno riempito tavoli, valigie, zaini, borse e tasche di ognuno di noi e che a primavera ci faranno ricordare una festa davvero speciale!”.

Quella di domenica scorsa è stata una giornata di festa arrivata dopo una lingua tradizione: “Saper fare da sé le sementi dei propri ortaggi e cereali prima degli anni 1950 era ancora pratica comune e diffusa. Poi, a partire da quegli anni, i semi di casa sono stati a poco a poco sostituiti da quelli standardizzati, adatte all’agricoltura industrializzata, più redditizie ma anche più vulnerabili. Quel saper fare e, con esso, il potere dei contadini sulla riproduzione del proprio cibo e dei propri prodotti è venuto meno nel giro di trent’anni – spiegano dal Mandillo e dal Consorzio della Quarantina – Grazie anche alla rassegna di Montebruno, quel sapere dimenticato si sta ricostruendo. Si riproducono le varietà dell’orto e del campo. Con queste premesse, nel 2001 abbiamo organizzato la prima festa dei semi autoprodotti, con la finalità di cominciare a diffondere nuovamente le varietà locali sul territorio ligure”.

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