di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *
Il 4 ottobre 2026 ricorre l’VIII Centenario della morte di Giovanni Bernardone, popolarmente e per la sua storia cristiana San Francesco. La sua nascita in Assisi è indicata dagli studiosi tra il 1181 e il 1182; più precisa la data del decesso, avvenuta il 3 ottobre del 1226.
Chiavari e parte della Liguria furono profondamente segnate dalla sua esperienza religiosa e di vita; il nostro territorio accolse con grande partecipazione le prime mosse di quanti si impegnarono nella diffusione e nella pratica dei suoi dettami, in particolare aderendo ai principi dell’Ordine Francescano da lui fondato. Risulta molto interessante mettere in parallelo le cronache delle sue predicazioni ed esperienze con i primissimi passi del progetto e della presenza dell’Ordine in Chiavari, in particolare rileggendo gli scritti degli analisti che hanno studiato queste cronache nei secoli passati e in tempi più recenti.
Il Buschi e il Garibaldi scrissero molto sulla figura del Santo d’Assisi nella nostra città. Furono loro ad indicare, sin dal 1223, la presenza di una primordiale “Cadè” nell’area fuori le mura ad est del Borgo, terreno che ospiterà la futura clausura di San Bernardino. In particolare, risulta di notevole interesse verificare il rapporto con i due papi della Famiglia Fieschi, Papa Innocenzo IV, tra il 1243 e il 1254, e Adriano V, che fu papa per 38 giorni, dall’11 luglio 1276 al 18 agosto 1276; rapporto che ne favorì la presenza e l’insediamento francescano in Chiavari a partire dall’edificazione della Chiesa e del Convento, con i cantieri avviati tra il 1233 e il 1245.
Anche questo fatto, determinante per la nostra storia, s’inserisce nella progettazione della nuova espansione della città verso levante. L’11 aprile del 1209 si avviava il secondo lotto d’edificazione: “terram Comunis Januae positam extra murum burgi Clavari () ad ipsam edificandum”.
Sono le autorità comunali di Genova ad autorizzare l’espansione della nuova città, qui il Capo Borgo, e a ridosso della Collina di Rì la Chiesa, il Convento e l’Oratorio dove opererà la Confraternita dei Disciplinati di San Francesco e Santa Maria degli Angeli.
Il culto del santo e le sue regole ispireranno altri insediamenti, sempre nella zona d’espansione a levante; qui sorgeranno l’Ospedale di San Cristoforo, nell’area compresa tra l’attuale Via Vittorio Veneto e Via Bontà, e il monastero femminile delle Clarisse che prenderà successivamente il nome di San Bernardino.
Sempre grazie alla famiglia Fieschi, con date discordanti tra gli studiosi ma comprese tra il 1246 e il 1253, il Cardinale Guglielmo fondò il Monastero di Sant’Eustachio e Santa Chiara: e la strada ad esso attigua porta tuttora quest’ultimo nome.
Per quanto riguarda la presenza e l’avvio del culto nella chiesa di San Francesco è bene rileggere un passo dell’intervento di Geo Pistarino durante il convegno chiavarese per l’ottavo centenario della fondazione della città. Lo studioso citava alcuni documenti che confermano l’attività della chiesa nel 1257, date riscontrate in manoscritti conservati nell’Archivio Capitolare di San Lorenzo in Genova. Le carte indicano un atto rogato il 6 maggio del 1257 “in ecclesia Sancti Francischi de Clavaro”, in altro atto successivo si può leggere “in domo loci Fratrum Minorum de Clavaro”. Pistarino concludeva il suo ragionamento confermando la diffusione degli istituti francescani in Chiavari già durante la vita e nel primo trentennio dopo la morte del Santo.
Ancora un passaggio conferma l’attenzione dei Fieschi per il controllo della cultura e della presenza francescana sul territorio: suor Cecilia, nipote di papa Innocenzo IV, cugina di Guglielmo Fieschi e di Papa Adriano V, fu fatta scendere da Parma col titolo di Badessa per dirigere il convento e guidare il nuovo ordine in Chiavari.
La presenza francescana in Chiavari poté in seguito contare su altre famiglie che contribuirono all’affermazione del culto nei secoli successivi. Le documentazioni e gli studi, in particolare del Della Cella, ci indicano negli Agrofogli la famiglia che acquistò alcuni terreni attigui al complesso per edificare nuove cappelle e spazi a servizio dei religiosi. Queste procedure snaturarono l’impianto romanico, guastando l’architettura d’insieme del luogo.
Per procedere a un tentativo di riordino e all’esecuzione di alcuni restauri fu necessaria una cospicua donazione dei Rivarola, che versarono una somma a Vincenzo e Gerolamo Costaguta, procuratori dei frati francescani. Con questo atto del 1580 troviamo per la prima volta la famiglia chiavarese dei Costaguta nell’amministrazione del complesso. Lo stato deteriorato dell’edificio è confermato dalla visita pastorale di Francesco Bossio nel 1582: “In ecclesia sancti Francisci Clavari Regularium fratrum minorum de osservantia”. La relazione del visitatore rileva molte carenze e disordine per un edificio sacro, lamentando le pessime condizioni del tempio. Furono proprio i Costaguta, già citati come procuratori dei frati, ad occuparsi del prossimo futuro dell’intero complesso, in particolare i figli di Vincenzo Costaguta sostennero l’intero rifacimento, sostituendo l’antica architettura romanica col dettame barocco, più consono alla voga in quegli anni post tridentini.
Nel 1987 si è tenuta una mostra documentaria sui Costaguta e la Chiesa di San Francesco. I curatori dell’evento, Loredana Pessa e Claudio Montagni, hanno ricostruito i passaggi più importanti di quello storico rifacimento, operazioni che si avviavano con l’incarico all’architetto genovese Francesco Bianco con la firma di Prospero Costaguta a sostegno dei lavori. I documenti notarili e gli atti rogati ci accompagnavano documentando gli eventi sino alla firma per il rifacimento della facciata nel marzo del 1635.
Gli eventi corsero veloci e passarono i secoli; si giunse così alla Chiavari dell’Ottocento, con i dettami giacobini che chiusero la chiesa. Se ne videro poi diversi e molteplici riusi sino all’attuale Auditorium.
Qui una breve parentesi: appena inaugurato l’Auditorium il sindaco del tempo lo battezzò “Cà du Burgu” (Casa del Borgo), un nome che poteva andare bene per una pizzeria, ma non certamente per un edificio con una storia così importante. I sindaci si cambiano, per fortuna, ed al giro di poltrona uno dei primi atti fu quello di riassegnare il prezioso nome di San Francesco allo storico complesso.
Se alzate gli occhi, quando siete seduti in platea, potrete sempre leggere quella frase che sarà il vero segno della cultura francescana: “Pauper et Humilis”, un’indicazione che vive da più di ottocento anni.
(* storico e studioso delle tradizioni locali)