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Giovedì, 18 aprile 2024 - Numero 318

Ritardi, silenzi, occasioni perse, allarmi inascoltati: Ponte Morandi, cronaca di un crollo annunciato

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di ALBERTO BRUZZONE

Premessa doverosa: non è il momento delle polemiche. E non lo dev’essere, almeno per un bel po’. Ma dopo l’immane tragedia del crollo del Ponte Morandi, è naturale mettersi a rispolverare gli annali.
Così si riscopre una storia d’inizio anni Novanta. Che comincia a Roma: premier Giulio Andreotti, ministro per le Infrastrutture Giovanni Prandini. Il governo stanzia consistenti finanziamenti per Genova: ci sono in ballo le Colombiane del 1992 e anche il raddoppio del Ponte Morandi, per alleggerire la viabilità su una struttura evidentemente molto ‘stressata’ già ai tempi.
Costruito dall’ingegner Morandi secondo precise previsioni e aspettative di traffico negli anni Sessanta, tre decenni dopo il ponte si ritrovò con transiti quasi quintuplicati. Da lì, la necessità di pensare, progettare e realizzare un’alternativa.
Il disegno venne fatto, e pure tutti gli studi preliminari. Il raddoppio del Ponte Morandi era possibile: “Non si trattava di una vera e propria Gronda, come quella che vorrebbero realizzare ora – ricorda un ex consigliere regionale di quel periodo – ma di un viadotto che comunque sarebbe stato molto utile per collegare la zona del centro città al ponente. Il ‘secondo ponte’ doveva essere costruito esattamente settecento metri più a nord rispetto a quello attuale e, una volta raggiunto il crinale, sarebbe stata costruita una galleria. Il raccordo tra vecchia e nuova viabilità era previsto nella zona di Pra’. Sarebbe stata un’opera importante, necessaria e, col senno di poi, assolutamente imprescindibile. Forse in questo modo il Ponte Morandi sarebbe stato ristrutturato anche potendolo chiudere, e non sarebbe crollato”.
Ma quale intoppo avvenne? Che cosa ci fu a bloccare la costruzione del secondo viadotto? “Il Governo – ricorda l’ex consigliere – aveva stanziato per l’opera mille miliardi di lire. Ma, sin da subito, il dibattito fu molto aspro e contrastato. Alcuni politici erano favorevoli ai lavori, altri fortemente contrari. Anche dai cittadini si levarono molte voci contro. In particolare, ricordo le proteste di chi aveva le serre di basilico nella zona di Pra’. Discorsi molto simili rispetto a quelli ascoltati anni dopo con la Gronda”.
Vale a dire espropri, opere grandi e inutili, troppo cemento eccetera eccetera. E’ puramente cronaca: “Fatto sta che il tempo trascorse e, senza presentare nessun progetto concreto, il finanziamento venne perso. Il ministro Prandini dirottò i fondi sul Veneto e l’opera non venne mai realizzata. A Genova restarono i soldi delle Colombiane. Fu un successo in termini turistici e di promozione. Ma la grande occasione di avere un’infrastruttura di fondamentale importanza venne irrimediabilmente persa”.

Le ripetute denunce del senatore Maurizio Rossi
Questo negli anni Novanta. Ma il discorso infrastrutture è sempre stato molto attuale, in Liguria. Ed è tornato più e più volte a Roma, nelle stanze dei Palazzi. “Per quattro volte mi sono occupato del Ponte Morandi, lanciando l’allarme senza mezzi termini. Per quattro volte non ho ricevuto alcuna risposta”. Maurizio Rossi, editore di Primocanale, una vita dedicata all’informazione e alla comunicazione, è stato senatore della Repubblica tra il 2013 e il 2018, nella diciassettesima legislatura, per Scelta Civica.
Da sempre ha avuto a cuore i temi delle infrastrutture, dell’industria e del turismo. E’ stato membro dell’ottava Commissione permanente – Lavori Pubblici e Comunicazioni. Tutti i suoi interventi sono verbalizzati nella sua scheda parlamentare.
Rossi li riassume a voce: “Ho iniziato a segnalare il problema del Ponte Morandi nel 2013, quando il ministro delle Infrastrutture era Maurizio Lupi. Poi l’ho rifatto nel 2015 e nel 2016, e un’ultima volta poco prima del termine della legislatura. Nessuno ha mai dato un cenno. Mai voluto approfondire la questione. E’ rimasta semplicemente agli atti. E oggi piangiamo decine e decine di morti”.
Rossi ammette: “Mai avrei pensato a un collasso del genere. I problemi c’erano, ed erano enormi. Ma la ‘vita’ del ponte si è chiusa nella maniera più tragica”. Secondo l’ex senatore, i segnali di criticità erano evidenti: “Il ponte sopportava un carico molto superiore rispetto alla sua portata. Era stato progettato per volumi di traffico nettamente inferiori. Quando, passando da Sampierdarena, si vedevano lassù tutti quei tir e le auto ferme in coda, l’immagine faceva una certa paura”.

Impressioni e stati d’animo che Rossi tradusse concretamente in atti parlamentari. Uno di questi è numerato 4-04712, datato 20 ottobre 2015. La seduta è la numero 525. Rossi si rivolge al ministro dei Trasporti. “Molti tratti autostradali liguri – si legge nel testo – non sono conformi alle normative di sicurezza europee e, nelle ore di punta, si verificano continuamente code di decine di chilometri, rallentamenti e numerosi incidenti che bloccano l’area intorno a Genova”.
Eppure, “le tariffe su tali tratti sono fra le più elevate del Paese”. E, “sul nodo autostradale di Genova è noto il grave problema del ponte Morandi che attraversa la città e del quale non si conosce la sicurezza nel tempo. Risulta pertanto indispensabile procedere con sollecitudine a cantierare il progetto denominato ‘gronda di Genova’, per il quale la società Autostrade ha già in cassa le risorse necessarie per iniziare i lavori derivanti dagli aumenti tariffari concordati in cambio della concessione ottenuta”.
Nella stessa interrogazione, Rossi ricordava anche che “la rete ferroviaria ligure risulta essere ancor più disagiata di quella autostradale e rappresenta proprio a giudizio dell’interrogante lo svantaggio competitivo a cui lo Stato ha condannato la Liguria privilegiando altre tratte e quindi altre regioni”. E citava “la ben nota e gravissima situazione del binario ferroviario unico ligure che collega Italia e Francia. Una situazione che attende una soluzione dal dopoguerra. Oltre al collegamento su rotaia Genova-Roma, che deve essere almeno a media velocità, cosa tecnicamente possibile anche sugli attuali binari”.
Un quadro impietoso, eppure molto obiettivo e realistico. Rincarato l’anno successivo. L’atto è il numero 4-05731, interrogazione a risposta scritta (mai arrivata), ancora al ministro dei Trasporti (28 aprile 2016, seduta numero 618). Qui Rossi è ancora più diretto: “La situazione viaria della città di Genova e del ponente ligure è da anni critica a causa della carenza di infrastrutture ferroviarie (è noto il binario unico in zona Andora) e autostradali. Queste carenze infrastrutturali comportano gravi criticità di traffico tanto che, in diversi orari di ogni giorno, il tratto Pegli-Genova risulta totalmente congestionato da mezzi privati in transito e commerciali sia in transito che in entrata ed uscita dal porto di Genova”.
Il senatore fa presente che “l’iter amministrativo per la costruzione della gronda, oggi inspiegabilmente fermo, inizialmente era stato ben impostato. Infatti, sul tema si svolse un débat publique che all’epoca coinvolse la popolazione genovese. Questo istituto, utilizzato forse per la prima volta in Italia, fu accolto favorevolmente dalla città e consentì di ‘non far calare dall’alto’ una scelta politica così importante e invasiva per la viabilità e per il territorio. Venne così deciso il tracciato dell’opera in modo condiviso”.
Poi la denuncia: “Il viadotto Polcevera dell’autostrada A10, chiamato ponte Morandi, è un’imponente realizzazione lunga 1.182 metri, costituita su 3 piloni in cemento armato che raggiungono i 90 metri di altezza che collega l’autostrada Genova-Milano al tratto Genova-Ventimiglia, attraversando la città sulla val Polcevera. Recentemente, il ponte è stato oggetto di un preoccupante cedimento dei giunti che hanno reso necessaria un’opera straordinaria di manutenzione senza la quale è concreto il rischio di una sua chiusura; se non si predispone immediatamente una nuova strategia stradale di più ampio respiro del capoluogo ligure, i mancati lavori di realizzazione della gronda sommati alla possibile futura chiusura totale o parziale del ponte Morandi determinerebbero inevitabilmente il collasso dell’intero sistema viario genovese”.

Così Rossi chiedeva se “società Autostrade ritenga di mettere a norma di sicurezza, secondo gli standard europei, la rete autostradale ligure, con particolare riguardo proprio al tratto tra Voltri e Genova che comprende l’uscita per l’aeroporto e il ponte Morandi, ad oggi fuori dalle normative comunitarie così come altre parti delle autostrade liguri; quale sia in dettaglio l’attuale situazione dei lavori di messa in sicurezza del ponte Morandi, quali siano gli interventi che ancora devono essere realizzati e se gli interventi saranno tali da comportare gravi disagi alla circolazione della città e quale sia la tempistica di fine lavori; se corrisponda al vero che il ponte Morandi, viste le attuali condizioni di criticità, potrebbe venir chiuso almeno al traffico pesante, entro pochi anni, gettando la città nel totale caos”.
Oggi quella prospettiva si è avverata. Non lo ha deciso Autostrade, né il Ministero. Né alcun essere umano. Ci ha pensato un cedimento interno. A mettere la parola fine all’infrastruttura, nella maniera più tragica.
Rossi è costernato: “Non ho parole. Posso solo esprimere la massima vicinanza alle famiglie delle vittime. E a tutta la città di Genova. Speriamo di poterci rialzare anche questa volta. Ma sarà davvero molto dura. Penso alle conseguenze per il porto. E per il lavoro. E mi vengono i brividi”.
Il resto è contenuto nell’ultima interrogazione (sempre senza replica), la numero 4-07300, datata 30 marzo 2017 (seduta 797): “L’intero tratto autostradale ligure ed in particolare la Savona-Genova è caratterizzato da una strada molto tortuosa con numerose gallerie, che impegnano notevolmente i conducenti di auto e TIR alla guida. Questo tratto autostradale è ormai da molti anni inadeguato e sembra che sia fuori dalle norme di sicurezza, secondo la normativa dell’Unione europea. Vari governi che si sono succeduti nel tempo non sono stati in grado di porvi rimedio. Quali progetti ha fatto il concessionario per ridurre al minimo le problematiche, che continuamente si manifestano, visto che da 30 anni questa autostrada deve essere adeguata? Quali sono gli investimenti effettuati e programmati, visto anche il costo molto elevato della tratta in termini tariffari? Quale priorità abbia dato il Ministero a tale arteria, che collega Italia e Francia, considerato che è il collegamento fondamentale per i porti di Genova e Savona, nei quali i traffici sono in aumento e considerando che, sulla medesima autostrada, si sposta il traffico turistico che segna pesantemente l’economia della regione? Il Ministro in indirizzo ravvisa responsabilità di società Autostrade, concessionaria del tratto autostradale Savona – Genova, ai fini della garanzia della sicurezza? Quali provvedimenti immediati si intende prendere per mettere in sicurezza l’autostrada nell’immediato e con progetti da attuare nel tempo minore possibile?”.
Domande, domande, domande. Le risposte, come constatato in una sciagurata mattina di metà agosto 2018, non solo mancate solamente negli atti. Ma pure nei fatti.
Maledizione.

Gli allarmi degli ingegneri strutturali
Oltre agli allarmi dei politici, pure quelli degli esperti. Costa meno ricostruirlo da zero piuttosto che continuare a ristrutturarlo attraverso opere di consolidamento. Una struttura ormai seriamente compromessa. Un’opera superata.
Sono moltissimi gli ingegneri che, nel corso degli anni, hanno espresso queste e altre opinioni critiche rispetto alla struttura del Ponte Morandi. Ma nessuno, ovviamente, si sarebbe mai potuto aspettare una tragedia del genere.
A ‘risolvere’ il conflitto, purtroppo nella maniera più disastrosa, è stata la natura. Il forte temporale di martedì è stato il colpo di grazia dopo anni di infiltrazioni, intemperie, maltempo e rimedi non sempre efficaci e definitivi. La parola negligenza non è esagerata, ma sarà il tempo e saranno le inchieste a fare chiarezza.


Di certo c’è che il Ponte Morandi era lì sin dal lontano 1967 ed ora non esiste più. Fu costruito a partire dal 1963, su finanziamento della Società Italiana per Condotte d’Acqua, con il progetto dell’ingegnere romano Riccardo Morandi. Aveva (ormai se ne parla già al passato) una lunghezza di 1.182 metri, un’altezza al piano stradale di 45 metri e due piloni in cemento armato che raggiungevano i 90 metri di altezza; la luce massima era di 210 metri.
Si tratta di un ponte a ‘trave strallata’, dove gli elementi verticali sono cavalletti costituiti da due V sovrapposte: una ha il compito di allargare la zona centrale ove appoggia la trave strallata, mentre l’altra, rovesciata, sostiene i tiranti superiori. E’ stato proprio uno di questi elementi a collassare.
Da anni il ponte era oggetto di lavori di manutenzione, senza però che venisse mai chiusa, se non alla notte, la viabilità. Troppo drastico spezzare la città in due. Così i cantieri sono sempre proseguiti a rilento.
Il senso d’insicurezza era concreto, transitando nelle due carreggiate specialmente durante le giornate di pioggia: allagamenti ovunque, tratti completamente pieni d’acqua, che veniva scaricata abbondantemente lungo i piloni e giù per la zona sottostante. Da anni, ad esempio, i residenti di via Walter Fillak, a Sampierdarena, lamentavano questa situazione.

Ma erano soprattutto gli ingegneri ad aver denunciato a più riprese la pericolosità del ponte. Tra questi, Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni dell’Università di Genova: “Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici: oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, è necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosità) del calcestruzzo, che ha prodotto un piano viario non orizzontale. Ancora nei primi anni ’80 chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato, diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità”.
Eppure non è bastato: “Il ponte sul Polcevera fu interessato da imponenti lavori di manutenzione straordinaria, tra cui la sostituzione dei cavi di sospensione a cavallo della fine anni ’80 primi anni ’90, con nuovi cavi affiancati agli stralli originari. L’idea originaria pare fosse quella di precomprimere gli stralli, idea chiaramente discutibile in quanto gli stralli sono elementi strutturali così snelli da consentire una precompressione molto modesta e, quindi, destinata inevitabilmente ad avere scarsa efficacia”.
Fatto sta che, dopo 51 anni, il Ponte Morandi non ha più retto. Avrebbe dovuto resistere per cento, secondo le previsioni strutturali dei tecnici. Si è congedato molto, molto prima. In una piovosa mattina d’agosto, senza nessun preavviso. E nella maniera più tragica.

E ora la città è completamente spezzata in due
Adesso le conseguenze sono disastrose. A Genova non si poteva immaginare un disastro peggiore, in termini di vite umane ma anche di impatto sulla viabilità. Perché il Ponte Morandi era l’allaccio tra i due crinali nevralgici, il ponente da una parte e il centro dall’altra. Sestri e Sampierdarena, collegate da quel chilometro e trecento metri sopraelevato che rappresentava uno snodo fondamentale, obbligato e irrinunciabile.
Così, subito dopo la notizia del crollo della struttura, ci si è iniziati a interrogare sul dopo. Contemporaneamente, la viabilità urbana iniziava a intasarsi. E sarà così per mesi, se non per anni.
Veicoli dei genovesi, mezzi pesanti, ma anche quelli di tutti i fruitori dell’autostrada che ora, arrivati a Genova Aeroporto, saranno costretti a uscire per poi riprendere la strada a pedaggio al casello di Genova Ovest.
Vengono i brividi solo a pensarci. A cosa potrà essere, alla ripresa di tutte le attività a settembre, il traffico tra via Cornigliano, la Fiumara, via Cantore, via Sampierdarena e lungomare Canepa. Direttrici ‘normalmente’ intasate dai flussi consueti, figuriamoci ora con l’aggiunta dei mezzi provenienti dall’autostrada e costretti a uscire.
Le alternative, d’altra parte, non ci sono mai state: o l’Aurelia monocorsia per senso di marcia (una strada uguale a se stessa sin da quando non esisteva neppure l’asfalto) o l’A10. E meno male che, negli scorsi anni, è stata aperta la strada a mare, pure quella attesa per anni.
A proposito di tempo: quanto ci vorrà per ricostruire il Ponte Morandi? Per ricollegare i due crinali? Sarà un’opera necessaria o no? Ci sarà anche in questo caso dibattito politico? Di sicuro, per Genova stiamo parlando di un enorme problema dal punto di vista del traffico, ma anche economico e ambientale.
Chi verrà dalla Riviera di Ponente, per raggiungere il Nord sarà obbligato a prendere la A26 per Gravellona Toce, subito prima dell’uscita di Genova Pra’. Chi verrà da Levante, continuerà a salire lungo la A7, subito dopo Genova Est.
Ma per chi dovrà raggiungere Genova, specialmente da ovest, sarà un dramma. Così come per chi, dal centro, dovrà andare verso ponente. Nel primo caso, le automobili sulla A10 saranno costrette a uscire a Genova Aeroporto. Un casello già compromesso dalla demolizione, nei giorni scorsi, del raccordo di via Siffredi, che complicherà ulteriormente la situazione. Poi, questi veicoli potranno riprendere l’autostrada a Genova Ovest.
In direzione opposta, nessuna possibilità dal casello di Genova Ovest verso ponente. L’entrata servirà solamente la A7, in direzione Bolzaneto. E quindi? Tutti i mezzi diretti dal centro sino a ponente, così come da Levante, si riverseranno sulla viabilità urbana. Almeno sino al casello di Genova Aeroporto.

Nessuna bretella. E’ finita dentro il Polcevera. Con tonnellate di calcinacci e decine di vite umane.

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Gioco d’azzardo e scommesse, Boitano: "Il pericolo per i giovani è online"
Il titolare di un'agenzia di scommesse: “Lo Stato incassa cifre notevoli e ci sono vent’anni di ritardi nella regolamentazione".
Presentata la trentanovesima edizione del “Lunaio de Ciavai”, dell’Associazione O Castello
Cesare Dotti, curatore della pubblicazione: “Una città affacciata sulle acque attraverso 563 proverbi e oltre 70 fotografie”
Il comitato “No al depuratore in Colmata” è sceso in piazza: raccolta firme e informazione sui rischi
Molto numerosi i residenti che sollecitano una soluzione alternativa al problema. Sanguineti: "Il Comune di Chiavari faccia questa battaglia"
Venerdì 1° dicembre, alle ore 18, alla Società Economica di Chiavari, la presentazione dell’ultimo libro di Getto Viarengo
L’autore dialogherà con il presidente dell’Entella Antonio Gozzi per illustrare il suo "L'albero della cuccagna", edito da Internòs
La Filarmonica di Chiavari presenta il calendario di “Dicembremusica 2023”
Danilo Marchello, direttore artistico: “Un programma ambizioso, si parte con la Sinfonia n.9 di Beethoven, un evento straordinario”
Depuratore a Chiavari il sindaco di Leivi Centanaro ribadisce: "Ancora attuale la mia proposta, valorizza la risorsa idrica ed evita lo scarico a mare”
Intanto, il consigliere regionale Gianni Pastorino di Linea Condivisa chiede un’audizione in Città Metropolitana
Iniziativa pubblica del Comitato No al Depuratore in Colmata: tutti in piazza
"Il 24 saremo davanti al Comune di Chiavari, non è una sfida, ma un invito all’amministrazione e tutta la città"
A Lavagna “Sono tutti cavoli nostri”, la presentazione della vice sindaca Elisa Covacci 
"Abbiamo tanta ricchezza di storia, tradizioni e gastronomia che rappresentano per noi motivo di fierezza e orgoglio da condividere"
La mareggiata flagella Chiavari. Il consigliere Orecchia sposa la causa del Comitato No al Depuratore in Colmata
Intanto l’assessore regionale Giacomo Giampedrone non ritiene di dover rivedere il progetto, rispondendo alle interrogazioni di Luca Garibaldi e Gianni Pastorino
La consigliera Silvia Garibaldi interviene sulle ulteriori criticità che il maltempo ha fatto emergere
“Un depuratore non è un pavimento che si può ricostruire. Chi pagherebbe i danni incalcolabili di un disastro?": le domande che ci si sta facendo sempre di più in città
Davide Grillo: “Piano assunzioni poco chiaro e costi alti nel quadro della spesa pubblica”
L'ex candidato sindaco a Chiavari raccoglie le istanze delle organizzazioni sindacali del comune ed espone le sue riflessioni
La violenta mareggiata a Chiavari aumenta gli interrogativi sulla costruzione del depuratore in colmata
Legambiente interpella vertici e azionisti di Iren sui rischi e sulla oculatezza dei costi per le difese a mare
I volontari della Protezione Civile della Croce Verde di Chiavari impegnati anche in Toscana
A poche ore dall’emergenza sulle nostre coste, hanno proseguito l’attività di sostegno alle persone nelle aree più colpite dalle esondazioni
Chiude la libreria delle Paoline, Chiavari perde un pezzo di storia
Roberta Cassini e Goffredo Feretto a malincuore abbassano la saracinesca dopo 47 anni. “Ci vorrebbe un miracolo per salvarla”
Dall’evento "Sapori e storie verticali" nuovo impulso al progetto per la realizzazione del Parco Fluviale dell’Entella
Si riparte da sei Comuni. I sindaci di Cogorno e Leivi lanciano un accorato appello: “La Regione Liguria ci ascolti”
A un mese dallo spostamento del capolinea bus a Chiavari, le scuole chiedono un incontro al Sindaco
Gli istituti interessati dai cambiamenti: "Vogliamo analizzare le varie criticità. Ci sono conseguenze del traffico sulle ore di lezione"
L'autore Francesco Dario Rossi ci racconta il suo libro “Rileggere oggi Liala”
Un fenomeno da 10 milioni di copie vendute, snobbata dalla critica ma amata dal pubblico. Un Nom de plume, firmato D'Annunzio, diventato leggenda
Gianfranco Saffioti, "Il Meteorologo Ignorante”: "Così ho raggiunto 55.048 follower"
“Dobbiamo cambiare le modalità di comunicazione delle allerte. Al mio Ignotur sempre più persone che chiedono informazioni chiare"
Non c’è pace per chi vive e lavora sulla Piana dell’Entella. Ora anche la tromba d’aria
L'evento atmosferico assai violento abbattutosi su Lavagna ferisce e lascia ovunque i segni del suo passaggio. L'appello dei residenti: “Venite ad aiutarci”
L’ottava edizione di "Sapori & storie verticali" fa tappa anche a Lavagna
“Dai contratti di fiume al parco fluviale", il titolo dell’incontro che vedrà la partecipazione di esperti e sindaci
A Chiavari vietato mugugnare. I creatori del famoso gruppo di Facebook gettano la spugna
Parlano gli amministratori, dopo le querele che sono partite da parte del Comune di Chiavari: "L'aria per noi è diventata pesante"
Italia Nostra sollecita Regione e Soprintendenza al rispetto del vincolo di tutela della Piana dell’Entella
Parla l’avvocato Daniele Rovelli: “Devono essere rispettati i criteri di vera ingegneria naturalistica”
Alla Società Economica di Chiavari un convegno per ricordare il biologo e naturalista Federico Delpino
L'iniziativa organizzata a 190 anni dalla nascita. Una figura fuori dagli schemi. E soprattutto ancora attuale
Chiavari: i cittadini dell’ex capolinea di piazza dell’Orto ringraziano il sindaco per averli liberati dai miasmi
E gli studenti di piazza Nassiriya e i residenti di piazza Roma chi ringrazieranno? Il caso non pare essersi placato
Via al patto anti-inflazione anche nei supermercati Gulliver: “Una scelta in linea con la nostra strategia"
"Mettiamo al centro l’attenzione e la vicinanza alle persone e ai territori che ci ospitano. Un impegno che vorremmo prolungare"
Alla Società Economica di Chiavari la Mostra "I 200 anni della Anatomia Universa di Paolo Mascagni"
Una esposizione che ripercorre i lavori e gli studi del Mascagni e ne analizza i risvolti sulla medicina moderna
Che fine hanno fatto le aule per il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti di Chiavari? Lo chiede il consigliere Nicola Orecchia
“Questa Amministrazione va forte solo a parole”
Proprietari e operatori della piana dell’Entella accolgono il vincolo di tutela con moderato ottimismo
“Il disastro è stato fatto, chiediamo che venga ripristinato quello che è stato distrutto, anche se ci vorranno anni”
Due argini due misure? Sul vincolo della Piana dell’Entella interviene Massimo Maugeri di Legambiente
“Una vittoria dei cittadini, che non ferma lo scontro tra istituzioni“
Il segretario della Fimmg, Antonio Zampogna: "Ci sono ancora molte, troppe resistenze a vaccinarsi”
"Si registra una crescita dei contagi Covid. Forse da metà ottobre al via campagna vaccinale e antinfluenzale", annuncia il medico di base chiavarese
Arriva il decreto per salvare la Piana dell'Entella. Mangiante: "Restano ancora alcune problematiche"
Parla il sindaco di Lavagna: "Sulle procedure adottate, la battaglia non è finita. Continuiamo a sbattere contro un muro di gomma allucinante"
La geografa Claudia Vaccarezza: "Ma il vincolo è stato imposto con un netto ritardo"
Parla la precorritrice dell’iter della salvaguardia del sito della Piana dell’Entella: “Invalidati mille anni di storia identitaria e di biodiversità”
Zucchero Amaro, l’intervista alla neo presidente: “Il commercio equo e solidale è un patto tra produttori e consumatori"
Alessandra Governa: “Al centro c'è sempre la sostenibilità del pianeta e delle persone. Ottime le collaborazioni con i produttori locali"
Paola Salmoiraghi, dirigente del Marconi Delpino, al Zueni Festival torna sulla questione del capolinea di piazza Nassiriya
La preside del liceo chiavarese: "Siamo ancora in una fase di verifica e di confronto con l’amministrazione sulla sicurezza degli studenti"
Sabato 23 settembre partirà da Rapallo la marcia aperta a tutti, per dire “Sì al grande Parco Nazionale di Portofino”
Gli organizzatori: “Non esistono alternative al Parco a 7 comuni, è una questione di orgoglio e di dignità”
Si chiude con grande successo la tre giorni del Zueni Festival. Superate le aspettative
Idee, talenti e professionalità “in vetrina” per e con i giovani, per raccogliere le sfide del futuro locale
I sindaci di Leivi e Carasco sullo spostamento del capolinea bus a Chiavari: "È mancato il confronto"
Casaretto e Centanaro: "Ogni Comune è padrone nel suo territorio, ma sulle scelte che coinvolgono il comprensorio, sarebbe necessario confrontarsi”
Giulia Musso porta al Zueni Festival il suo esilarante spettacolo “A ognuno il suo”
L’inno all’ospitalità ligure partito dal panificio Rossetti arriva al Giardino dei Lettori della Società Economica venerdì 15 alle ore 21 (le zanzare sono avvisate)
Al Zueni Festival domenica 17, alle 18, “Chat Gpt vs creatività tradizionale"
La scrittura classica deve temere l’intelligenza artificiale? Nicola Peirano e Adamo Romano a confronto
Si scrive “Zueni” e si legge radici locali, visioni globali, l’energia dei giovani del Tigullio
Al via dal 15 al 17 settembre "Zueni Festival". I giovani della Società Economica di Chiavari invitano a condividere esperienze, idee e progetti
Posticipata al 2 ottobre la rivoluzione dei capolinea bus a Chiavari
Ancora incertezze sui locali tecnici per gli autisti. Nuovo incontro fissato per il 14 settembre

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L'Arera, ovvero l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ha invitato ogni gestore del ciclo dei rifiuti a ricalibrare le sue tariffe rispetto all’andamento dell’inflazione