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Giovedì, 25 luglio 2024 - Numero 332

Ritardi, silenzi, occasioni perse, allarmi inascoltati: Ponte Morandi, cronaca di un crollo annunciato

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di ALBERTO BRUZZONE

Premessa doverosa: non è il momento delle polemiche. E non lo dev’essere, almeno per un bel po’. Ma dopo l’immane tragedia del crollo del Ponte Morandi, è naturale mettersi a rispolverare gli annali.
Così si riscopre una storia d’inizio anni Novanta. Che comincia a Roma: premier Giulio Andreotti, ministro per le Infrastrutture Giovanni Prandini. Il governo stanzia consistenti finanziamenti per Genova: ci sono in ballo le Colombiane del 1992 e anche il raddoppio del Ponte Morandi, per alleggerire la viabilità su una struttura evidentemente molto ‘stressata’ già ai tempi.
Costruito dall’ingegner Morandi secondo precise previsioni e aspettative di traffico negli anni Sessanta, tre decenni dopo il ponte si ritrovò con transiti quasi quintuplicati. Da lì, la necessità di pensare, progettare e realizzare un’alternativa.
Il disegno venne fatto, e pure tutti gli studi preliminari. Il raddoppio del Ponte Morandi era possibile: “Non si trattava di una vera e propria Gronda, come quella che vorrebbero realizzare ora – ricorda un ex consigliere regionale di quel periodo – ma di un viadotto che comunque sarebbe stato molto utile per collegare la zona del centro città al ponente. Il ‘secondo ponte’ doveva essere costruito esattamente settecento metri più a nord rispetto a quello attuale e, una volta raggiunto il crinale, sarebbe stata costruita una galleria. Il raccordo tra vecchia e nuova viabilità era previsto nella zona di Pra’. Sarebbe stata un’opera importante, necessaria e, col senno di poi, assolutamente imprescindibile. Forse in questo modo il Ponte Morandi sarebbe stato ristrutturato anche potendolo chiudere, e non sarebbe crollato”.
Ma quale intoppo avvenne? Che cosa ci fu a bloccare la costruzione del secondo viadotto? “Il Governo – ricorda l’ex consigliere – aveva stanziato per l’opera mille miliardi di lire. Ma, sin da subito, il dibattito fu molto aspro e contrastato. Alcuni politici erano favorevoli ai lavori, altri fortemente contrari. Anche dai cittadini si levarono molte voci contro. In particolare, ricordo le proteste di chi aveva le serre di basilico nella zona di Pra’. Discorsi molto simili rispetto a quelli ascoltati anni dopo con la Gronda”.
Vale a dire espropri, opere grandi e inutili, troppo cemento eccetera eccetera. E’ puramente cronaca: “Fatto sta che il tempo trascorse e, senza presentare nessun progetto concreto, il finanziamento venne perso. Il ministro Prandini dirottò i fondi sul Veneto e l’opera non venne mai realizzata. A Genova restarono i soldi delle Colombiane. Fu un successo in termini turistici e di promozione. Ma la grande occasione di avere un’infrastruttura di fondamentale importanza venne irrimediabilmente persa”.

Le ripetute denunce del senatore Maurizio Rossi
Questo negli anni Novanta. Ma il discorso infrastrutture è sempre stato molto attuale, in Liguria. Ed è tornato più e più volte a Roma, nelle stanze dei Palazzi. “Per quattro volte mi sono occupato del Ponte Morandi, lanciando l’allarme senza mezzi termini. Per quattro volte non ho ricevuto alcuna risposta”. Maurizio Rossi, editore di Primocanale, una vita dedicata all’informazione e alla comunicazione, è stato senatore della Repubblica tra il 2013 e il 2018, nella diciassettesima legislatura, per Scelta Civica.
Da sempre ha avuto a cuore i temi delle infrastrutture, dell’industria e del turismo. E’ stato membro dell’ottava Commissione permanente – Lavori Pubblici e Comunicazioni. Tutti i suoi interventi sono verbalizzati nella sua scheda parlamentare.
Rossi li riassume a voce: “Ho iniziato a segnalare il problema del Ponte Morandi nel 2013, quando il ministro delle Infrastrutture era Maurizio Lupi. Poi l’ho rifatto nel 2015 e nel 2016, e un’ultima volta poco prima del termine della legislatura. Nessuno ha mai dato un cenno. Mai voluto approfondire la questione. E’ rimasta semplicemente agli atti. E oggi piangiamo decine e decine di morti”.
Rossi ammette: “Mai avrei pensato a un collasso del genere. I problemi c’erano, ed erano enormi. Ma la ‘vita’ del ponte si è chiusa nella maniera più tragica”. Secondo l’ex senatore, i segnali di criticità erano evidenti: “Il ponte sopportava un carico molto superiore rispetto alla sua portata. Era stato progettato per volumi di traffico nettamente inferiori. Quando, passando da Sampierdarena, si vedevano lassù tutti quei tir e le auto ferme in coda, l’immagine faceva una certa paura”.

Impressioni e stati d’animo che Rossi tradusse concretamente in atti parlamentari. Uno di questi è numerato 4-04712, datato 20 ottobre 2015. La seduta è la numero 525. Rossi si rivolge al ministro dei Trasporti. “Molti tratti autostradali liguri – si legge nel testo – non sono conformi alle normative di sicurezza europee e, nelle ore di punta, si verificano continuamente code di decine di chilometri, rallentamenti e numerosi incidenti che bloccano l’area intorno a Genova”.
Eppure, “le tariffe su tali tratti sono fra le più elevate del Paese”. E, “sul nodo autostradale di Genova è noto il grave problema del ponte Morandi che attraversa la città e del quale non si conosce la sicurezza nel tempo. Risulta pertanto indispensabile procedere con sollecitudine a cantierare il progetto denominato ‘gronda di Genova’, per il quale la società Autostrade ha già in cassa le risorse necessarie per iniziare i lavori derivanti dagli aumenti tariffari concordati in cambio della concessione ottenuta”.
Nella stessa interrogazione, Rossi ricordava anche che “la rete ferroviaria ligure risulta essere ancor più disagiata di quella autostradale e rappresenta proprio a giudizio dell’interrogante lo svantaggio competitivo a cui lo Stato ha condannato la Liguria privilegiando altre tratte e quindi altre regioni”. E citava “la ben nota e gravissima situazione del binario ferroviario unico ligure che collega Italia e Francia. Una situazione che attende una soluzione dal dopoguerra. Oltre al collegamento su rotaia Genova-Roma, che deve essere almeno a media velocità, cosa tecnicamente possibile anche sugli attuali binari”.
Un quadro impietoso, eppure molto obiettivo e realistico. Rincarato l’anno successivo. L’atto è il numero 4-05731, interrogazione a risposta scritta (mai arrivata), ancora al ministro dei Trasporti (28 aprile 2016, seduta numero 618). Qui Rossi è ancora più diretto: “La situazione viaria della città di Genova e del ponente ligure è da anni critica a causa della carenza di infrastrutture ferroviarie (è noto il binario unico in zona Andora) e autostradali. Queste carenze infrastrutturali comportano gravi criticità di traffico tanto che, in diversi orari di ogni giorno, il tratto Pegli-Genova risulta totalmente congestionato da mezzi privati in transito e commerciali sia in transito che in entrata ed uscita dal porto di Genova”.
Il senatore fa presente che “l’iter amministrativo per la costruzione della gronda, oggi inspiegabilmente fermo, inizialmente era stato ben impostato. Infatti, sul tema si svolse un débat publique che all’epoca coinvolse la popolazione genovese. Questo istituto, utilizzato forse per la prima volta in Italia, fu accolto favorevolmente dalla città e consentì di ‘non far calare dall’alto’ una scelta politica così importante e invasiva per la viabilità e per il territorio. Venne così deciso il tracciato dell’opera in modo condiviso”.
Poi la denuncia: “Il viadotto Polcevera dell’autostrada A10, chiamato ponte Morandi, è un’imponente realizzazione lunga 1.182 metri, costituita su 3 piloni in cemento armato che raggiungono i 90 metri di altezza che collega l’autostrada Genova-Milano al tratto Genova-Ventimiglia, attraversando la città sulla val Polcevera. Recentemente, il ponte è stato oggetto di un preoccupante cedimento dei giunti che hanno reso necessaria un’opera straordinaria di manutenzione senza la quale è concreto il rischio di una sua chiusura; se non si predispone immediatamente una nuova strategia stradale di più ampio respiro del capoluogo ligure, i mancati lavori di realizzazione della gronda sommati alla possibile futura chiusura totale o parziale del ponte Morandi determinerebbero inevitabilmente il collasso dell’intero sistema viario genovese”.

Così Rossi chiedeva se “società Autostrade ritenga di mettere a norma di sicurezza, secondo gli standard europei, la rete autostradale ligure, con particolare riguardo proprio al tratto tra Voltri e Genova che comprende l’uscita per l’aeroporto e il ponte Morandi, ad oggi fuori dalle normative comunitarie così come altre parti delle autostrade liguri; quale sia in dettaglio l’attuale situazione dei lavori di messa in sicurezza del ponte Morandi, quali siano gli interventi che ancora devono essere realizzati e se gli interventi saranno tali da comportare gravi disagi alla circolazione della città e quale sia la tempistica di fine lavori; se corrisponda al vero che il ponte Morandi, viste le attuali condizioni di criticità, potrebbe venir chiuso almeno al traffico pesante, entro pochi anni, gettando la città nel totale caos”.
Oggi quella prospettiva si è avverata. Non lo ha deciso Autostrade, né il Ministero. Né alcun essere umano. Ci ha pensato un cedimento interno. A mettere la parola fine all’infrastruttura, nella maniera più tragica.
Rossi è costernato: “Non ho parole. Posso solo esprimere la massima vicinanza alle famiglie delle vittime. E a tutta la città di Genova. Speriamo di poterci rialzare anche questa volta. Ma sarà davvero molto dura. Penso alle conseguenze per il porto. E per il lavoro. E mi vengono i brividi”.
Il resto è contenuto nell’ultima interrogazione (sempre senza replica), la numero 4-07300, datata 30 marzo 2017 (seduta 797): “L’intero tratto autostradale ligure ed in particolare la Savona-Genova è caratterizzato da una strada molto tortuosa con numerose gallerie, che impegnano notevolmente i conducenti di auto e TIR alla guida. Questo tratto autostradale è ormai da molti anni inadeguato e sembra che sia fuori dalle norme di sicurezza, secondo la normativa dell’Unione europea. Vari governi che si sono succeduti nel tempo non sono stati in grado di porvi rimedio. Quali progetti ha fatto il concessionario per ridurre al minimo le problematiche, che continuamente si manifestano, visto che da 30 anni questa autostrada deve essere adeguata? Quali sono gli investimenti effettuati e programmati, visto anche il costo molto elevato della tratta in termini tariffari? Quale priorità abbia dato il Ministero a tale arteria, che collega Italia e Francia, considerato che è il collegamento fondamentale per i porti di Genova e Savona, nei quali i traffici sono in aumento e considerando che, sulla medesima autostrada, si sposta il traffico turistico che segna pesantemente l’economia della regione? Il Ministro in indirizzo ravvisa responsabilità di società Autostrade, concessionaria del tratto autostradale Savona – Genova, ai fini della garanzia della sicurezza? Quali provvedimenti immediati si intende prendere per mettere in sicurezza l’autostrada nell’immediato e con progetti da attuare nel tempo minore possibile?”.
Domande, domande, domande. Le risposte, come constatato in una sciagurata mattina di metà agosto 2018, non solo mancate solamente negli atti. Ma pure nei fatti.
Maledizione.

Gli allarmi degli ingegneri strutturali
Oltre agli allarmi dei politici, pure quelli degli esperti. Costa meno ricostruirlo da zero piuttosto che continuare a ristrutturarlo attraverso opere di consolidamento. Una struttura ormai seriamente compromessa. Un’opera superata.
Sono moltissimi gli ingegneri che, nel corso degli anni, hanno espresso queste e altre opinioni critiche rispetto alla struttura del Ponte Morandi. Ma nessuno, ovviamente, si sarebbe mai potuto aspettare una tragedia del genere.
A ‘risolvere’ il conflitto, purtroppo nella maniera più disastrosa, è stata la natura. Il forte temporale di martedì è stato il colpo di grazia dopo anni di infiltrazioni, intemperie, maltempo e rimedi non sempre efficaci e definitivi. La parola negligenza non è esagerata, ma sarà il tempo e saranno le inchieste a fare chiarezza.


Di certo c’è che il Ponte Morandi era lì sin dal lontano 1967 ed ora non esiste più. Fu costruito a partire dal 1963, su finanziamento della Società Italiana per Condotte d’Acqua, con il progetto dell’ingegnere romano Riccardo Morandi. Aveva (ormai se ne parla già al passato) una lunghezza di 1.182 metri, un’altezza al piano stradale di 45 metri e due piloni in cemento armato che raggiungevano i 90 metri di altezza; la luce massima era di 210 metri.
Si tratta di un ponte a ‘trave strallata’, dove gli elementi verticali sono cavalletti costituiti da due V sovrapposte: una ha il compito di allargare la zona centrale ove appoggia la trave strallata, mentre l’altra, rovesciata, sostiene i tiranti superiori. E’ stato proprio uno di questi elementi a collassare.
Da anni il ponte era oggetto di lavori di manutenzione, senza però che venisse mai chiusa, se non alla notte, la viabilità. Troppo drastico spezzare la città in due. Così i cantieri sono sempre proseguiti a rilento.
Il senso d’insicurezza era concreto, transitando nelle due carreggiate specialmente durante le giornate di pioggia: allagamenti ovunque, tratti completamente pieni d’acqua, che veniva scaricata abbondantemente lungo i piloni e giù per la zona sottostante. Da anni, ad esempio, i residenti di via Walter Fillak, a Sampierdarena, lamentavano questa situazione.

Ma erano soprattutto gli ingegneri ad aver denunciato a più riprese la pericolosità del ponte. Tra questi, Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni dell’Università di Genova: “Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici: oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, è necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosità) del calcestruzzo, che ha prodotto un piano viario non orizzontale. Ancora nei primi anni ’80 chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato, diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità”.
Eppure non è bastato: “Il ponte sul Polcevera fu interessato da imponenti lavori di manutenzione straordinaria, tra cui la sostituzione dei cavi di sospensione a cavallo della fine anni ’80 primi anni ’90, con nuovi cavi affiancati agli stralli originari. L’idea originaria pare fosse quella di precomprimere gli stralli, idea chiaramente discutibile in quanto gli stralli sono elementi strutturali così snelli da consentire una precompressione molto modesta e, quindi, destinata inevitabilmente ad avere scarsa efficacia”.
Fatto sta che, dopo 51 anni, il Ponte Morandi non ha più retto. Avrebbe dovuto resistere per cento, secondo le previsioni strutturali dei tecnici. Si è congedato molto, molto prima. In una piovosa mattina d’agosto, senza nessun preavviso. E nella maniera più tragica.

E ora la città è completamente spezzata in due
Adesso le conseguenze sono disastrose. A Genova non si poteva immaginare un disastro peggiore, in termini di vite umane ma anche di impatto sulla viabilità. Perché il Ponte Morandi era l’allaccio tra i due crinali nevralgici, il ponente da una parte e il centro dall’altra. Sestri e Sampierdarena, collegate da quel chilometro e trecento metri sopraelevato che rappresentava uno snodo fondamentale, obbligato e irrinunciabile.
Così, subito dopo la notizia del crollo della struttura, ci si è iniziati a interrogare sul dopo. Contemporaneamente, la viabilità urbana iniziava a intasarsi. E sarà così per mesi, se non per anni.
Veicoli dei genovesi, mezzi pesanti, ma anche quelli di tutti i fruitori dell’autostrada che ora, arrivati a Genova Aeroporto, saranno costretti a uscire per poi riprendere la strada a pedaggio al casello di Genova Ovest.
Vengono i brividi solo a pensarci. A cosa potrà essere, alla ripresa di tutte le attività a settembre, il traffico tra via Cornigliano, la Fiumara, via Cantore, via Sampierdarena e lungomare Canepa. Direttrici ‘normalmente’ intasate dai flussi consueti, figuriamoci ora con l’aggiunta dei mezzi provenienti dall’autostrada e costretti a uscire.
Le alternative, d’altra parte, non ci sono mai state: o l’Aurelia monocorsia per senso di marcia (una strada uguale a se stessa sin da quando non esisteva neppure l’asfalto) o l’A10. E meno male che, negli scorsi anni, è stata aperta la strada a mare, pure quella attesa per anni.
A proposito di tempo: quanto ci vorrà per ricostruire il Ponte Morandi? Per ricollegare i due crinali? Sarà un’opera necessaria o no? Ci sarà anche in questo caso dibattito politico? Di sicuro, per Genova stiamo parlando di un enorme problema dal punto di vista del traffico, ma anche economico e ambientale.
Chi verrà dalla Riviera di Ponente, per raggiungere il Nord sarà obbligato a prendere la A26 per Gravellona Toce, subito prima dell’uscita di Genova Pra’. Chi verrà da Levante, continuerà a salire lungo la A7, subito dopo Genova Est.
Ma per chi dovrà raggiungere Genova, specialmente da ovest, sarà un dramma. Così come per chi, dal centro, dovrà andare verso ponente. Nel primo caso, le automobili sulla A10 saranno costrette a uscire a Genova Aeroporto. Un casello già compromesso dalla demolizione, nei giorni scorsi, del raccordo di via Siffredi, che complicherà ulteriormente la situazione. Poi, questi veicoli potranno riprendere l’autostrada a Genova Ovest.
In direzione opposta, nessuna possibilità dal casello di Genova Ovest verso ponente. L’entrata servirà solamente la A7, in direzione Bolzaneto. E quindi? Tutti i mezzi diretti dal centro sino a ponente, così come da Levante, si riverseranno sulla viabilità urbana. Almeno sino al casello di Genova Aeroporto.

Nessuna bretella. E’ finita dentro il Polcevera. Con tonnellate di calcinacci e decine di vite umane.

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"Alberto Salietti, pittore” e “Diari Pittorici”. Ravenna/Chiavari e ritorno 1892–1961. Le due città celebrano l’eredità dell’artista
Claudio Castellini, presidente di Tecnica Mista e co-curatore della mostra ravennate, ci racconta le fasi del progetto realizzato in collaborazione con la Società Economica di Chiavari
Tutti contrari al depuratore in colmata a Chiavari. La politica si compatta durante l’incontro pubblico
I consiglieri regionali prendono posizione. Sandro Garibaldi: “Non c’è chiarezza nelle carte". Gianni Pastorino: “Tutti insieme vincoleremo la volontà della Giunta Regionale”
A sei mesi dallo spostamento del capolinea Amt a Chiavari, i servizi ai capolinea e la sicurezza restano un miraggio
Federico Bairo - Rsa Usb di Amt: “Il trasporto pubblico è una risorsa, non un ingombro, ma l’amministrazione lo sposta nelle zone periferiche”
Continua l’ostinato silenzio dell’amministrazione sul degrado della collina di N.S. delle Grazie a Chiavari
Massimo Maugeri di Legambiente: “Il degrado è complice dell’abbandono, ma manca l’impegno, non solo le risorse economiche”
Emanuele Cozzio annuncia la sua candidatura a Sindaco di Santa Margherita Ligure
“Dopo 10 anni di impegno amministrativo, nel prendere questa decisione sento una grande responsabilità. Tradurrò l'esperienza vissuta in una prospettiva evolutiva, rivolta anche al mondo della società civile, con cui ho avuto modo di maturare un forte legame"
Cresce l’attesa per l’incontro pubblico organizzato dal Comitato No al depuratore in colmata
Appuntamento il 9 marzo a Casa Charitas a Chiavari. I dubbi e gli interrogativi dei cittadini al microfono di 'Piazza Levante' sulla scelta che riguarda il futuro
Lavagna, domenica 10 marzo “Giornata internazionale della donna, voci e danze: storie di donne dal mondo”
Un girotondo di interventi e danze, un appello per denunciare gli eventi che hanno riportato indietro le lancette dell’orologio delle conquiste civili delle donne
Alla Società Economica è andata in scena la presentazione del nuovo progetto di ristrutturazione del Teatro Cantero
Premesse e conclusioni dell’intervento di Antonio Gozzi, presidente del Gruppo Duferco. “Un regalo alla città, ai chiavaresi, sapendo che non siamo soli”
No al Depuratore: il 9 marzo al Teatro Charitas incontro pubblico con cittadini e politici
Il presidente del Comitato Andrea Sanguineti: “Trattati come sudditi, chi amministra deve delle risposte. Restano ancora aperti tutti gli interrogativi”
Asl4 costretta dal difensore civico ad anticipare visite ed esami
Nasce lo sportello a tema sanità pubblica e registra la prima, significativa, vittoria per il Comitato Impegno Comune promosso da Davide Grillo: “Un percorso che riduce le liste d’attesa”
A tre mesi dal crollo della soletta dell’asilo infantile a Chiavari, arriva il dissequestro dell’immobile
Parla Alberto Sivori, presidente dell’Associazione Asilo Infantile Della Torre: “Siamo sulla buona strada”
Massimo Maugeri di Legambiente: ”Alcuni sindaci sono soci di Iren"
"La sovrapposizione dei ruoli genera confusione sul tema della depurazione e sui relativi costi”. Prosegue la battaglia contro l'impianto alla Colmata
Chiavari - La difficile storia di Elena, da tre anni sfrattata e invalida dorme in macchina
L’appello al Comune: “Dov’è la casa che mi avete promesso? Sono stanca, non posso più stare per strada”
L’abbraccio dei pazienti al dottor Zampogna che ha condiviso con loro 42 anni
“Un lavoro bellissimo e complicato, che ho desiderato fare fin da bambino. Ho dato tanto, ma ho ricevuto moltissimo”
Cardiologie aperte anche in Asl 4. In campo il reparto di Cardiologia dell’ospedale di Lavagna, diretto dal professor Guido Parodi
Il team lavora sulla prevenzione di fattori di rischio modificabili, per ridurre i ricoveri e rendere i presidi locali più efficienti
Leivi, a dieci anni dall’alluvione riaperta via Gazzo. Il sindaco Centanaro: “Viabilità, fondamentale l’entroterra”
L'assessore regionale alla Difesa del suolo Giampedrone sulla tutela delle risorse idriche e le scelte dei progettisti
Lavagna, bilancio e affidamento in concessione del porto turistico: arroventato consiglio comunale
L’amministrazione opta per il Project Financing. Sarà la Regione a gestire la gara. Il sindaco Gian Alberto Mangiante: “Ho tutelato la città”
Palcoscenico all’aperto per la riapertura del Teatro Cantero di Chiavari
Successo dell’iniziativa dell’Associazione Impegno Comune che ha offerto ai cittadini un fuoriprogramma con musica e frammenti di storia
Al Liceo Artistico Luzzati si concretizza il progetto di un polo della creatività
Sarà orientato all’arte, alla fotografia, al cinema e alla comunicazione multimediale, competenze legate alle professioni del futuro
Pietro Armenante: ”La nostra agricoltura non viaggia sui trattori e neppure con le sovvenzioni"
Il titolare della Azienda Agricola “Tomato de Ma”: ”Chi produce cibo è anche responsabile della nostra salute e di quella dei nostri territori”
Intervista a Sandro Longo sugli aspetti critici della relazione di Iren sul nuovo depuratore di Chiavari
Parla il professore ordinario di Idraulica presso l'Università di Parma, che ha sollevato parecchie osservazioni in maniera documentale rispetto al progetto che fa discutere la città
Roberto Pettinaroli va in pensione e lascia il 'Secolo XIX' dopo 42 anni di carriera
Quindici anni sono stati spesi come responsabile nella redazione del Levante: “Rimarrò sempre un giornalista, un mestiere che, se fatto bene, non fa sconti”
L’asilo Della Torre / Delpino bene storico e patrimonio vitale per la comunità
Nato per volontà dei benefattori chiavaresi, ha svolto la sua opera ininterrottamente per 173 anni, anticipando l’evoluzione dei tempi
A due mesi dal crollo del pavimento, l’Asilo Delpino costretto a rinunciare all’avvio del prossimo anno scolastico
Restano la preoccupazione delle famiglie di trovare nuovi spazi per i bambini e l’amarezza di separarli dalle loro maestre
Il Liceo Marconi Delpino di Chiavari continua a mietere successi sia in campo culturale che sportivo
Intanto si prosegue la strada intrapresa della modernizzazione formativa negli spazi, nei contenuti e nelle modalità
Nasce a Chiavari “Impegno Comune”, associazione culturale e politica
Il fondatore Davide Grillo: ”Intendiamo proseguire con costante impegno l’incontro e il confronto con i cittadini e le istituzioni”
“Fermatevi, o le conseguenze saranno irrimediabili”: l'appello del Comitato No Depuratore
Presentato uno studio commissionato all’Università di Parma dai ricorrenti al Tar che ha portato alla luce numerose criticità nella relazione idraulica fornita da Iren
Gianni Bottino: “Apriamo alla ricerca e alla promozione di un prodotto 100% ligure, il basilico Dop”
Intervista al direttore del Consorzio di tutela del Basilico Genovese Dop: "Lo facciamo anche attraverso l'accordo con l’Unione Cuochi Liguri"
Anoressia e bulimia, Liguria tra regioni più colpite. Il Governo taglia i fondi per le cure
Il dottor Fabrizio Gallo, specialista nella cura dei disturbi alimentari: “Adolescenti i più colpiti”. Il 19 gennaio manifestazione anche a Genova
Asl 4, proroga di due anni per il dg Paolo Petralia, pronto a raccogliere le sfide del futuro
“La sanità di comunità è il vero cambiamento culturale, organizzativo e gestionale dove fare prevenzione”
Il Governo incentiva i pescatori a rottamare le barche, ma è polemica
Augusto Comes di Federcoopesca: “La riduzione della pesca a strascico avrà impatti negativi sull’occupazione e sulla filiera di pescato fresco"
La collina frana, il Santuario delle Grazie a Chiavari è in pericolo
Il parroco: ”Dal 2019 le mie segnalazioni sono state ignorate, l’ordinanza emanata soltanto oggi ci sorprende e ci danneggia, occorre intervenire urgentemente”
Chiavari, Silvia Garibaldi dai banchi dell'opposizione traccia il bilancio dell’attività dell'amministrazione
La consigliera comunale non ha dubbi: “È stato un anno inconcludente, solo annunci, una rappresentazione teatrale senza contenuti”
Italia Nostra: “Scongiurato l’ennesimo assalto alla diligenza Preli”
Così l'associazione commenta la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto anche l’appello intentato dal Comune di Chiavari condannandolo alla soccombenza delle spese
La mostra “Dialoghi informali” alla Galleria G. F. Grasso della Società Economica
Una visita alla collettiva del momento con Claudio Castellini, curatore dell’evento e presidente dell’Associazione Tecnica Mista
Chiavari, alla vigilia dell’ultimo consiglio comunale del 2023 il consigliere Nicola Orecchia pressa sull’autore del cartello diffamatorio
Il rappresentante di una delle liste di opposizione: "Se fosse una persona seria, invece di rimanere anonimo, chiederebbe scusa alla funzionaria diffamata e risarcirebbe il danno”
Nuove regole sull’Osservatorio regionale per la tutela degli animali, associazioni in rivolta contro Regione Liguria
Anna Bruzzone, presidente della LIDA Tigullio: “Stiamo valutando un ricorso al Tribunale amministrativo regionale"
Capodanno 2024, la tendenza: sempre più gente festeggia in piazza
Barbara Possagnolo di Tigullio Wedding & Events: “Dietro ogni evento pubblico ci sono mesi di lavoro e una vera cabina di regia per garantire la sicurezza”
Matteo Bassetti ospite a Chiavari per la conclusione del corso “Ufficio Stampa 2.0” di Wylab
Il direttore della Clinica di Malattie Infettive dell'ospedale San Martino di Genova: “Sono troppe le fonti improvvisate che diffondono fake news”
Smart Lab a Casarza Ligure, presentato il progetto del nuovo hub di innovazione per aziende e scuole
La struttura sarà intitolata a don Nando Negri, il fondatore del Villaggio del Ragazzo: una bella opportunità per tutto il territorio
Il pandolce, una tradizione ligure dalle origini leggendarie. Intervista a Luca Antonini
Parla il patron della Pasticceria Copello di Chiavari, erede di una storia pasticciera lunga duecento anni
A due mesi dallo spostamento del capolinea dei bus a Chiavari non si fermano le polemiche
L’RSA - USB trasporti denuncia: “Troppe criticità, nessuna visione di futuro. Il Comune non ha onorato gli impegni sottoscritti"
Il mitico presepe degli Amici du Brunzin ospitato a Palazzo Franzoni a Lavagna
Da oltre vent’anni raffigura gli abitanti della città. La storia unica di questa Natività continua. E nella sede del Comune si ricrea l’atmosfera del borgo
Anche il chiavarese Luiso Sturla è ospite alla mostra “Dialoghi Informali”
"L’arte è emozione e momenti di vita talvolta difficili da raccontare. La mia pittura è informale, ma con radici figurative ispirate alla natura”
Il Comitato 'No al depuratore in colmata': "Siamo stati ricevuti dal nuovo difensore civico della Liguria Francesco Cozzi, mentre Iren continua a negarsi"
Massimo Maugeri: "Scuola e depuratore sono temi distinti con iter differenti"

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Da queste parti si conservano molti segni di architetture castellane, ricche dimore ed edifici religiosi importanti come la Basilica dei Fieschi di Cogorno e l'Abbazia di Borzone