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Giovedì 5 febbraio 2026 - Numero 412

Nasce l’AgriRistoro lungo le sponde dell’Entella: il primo punto di ristoro attivo a cura de ‘L’Agricola’ e del Villaggio del Ragazzo

Il progetto vedrà impiegate anche persone inserite in percorsi di inclusione socio lavorativa e propone un’offerta gastronomica genuina basata su prodotti locali, biologici e a chilometro zero
L'AgriRistoro è stato inaugurato nei giorni scorsi sulle sponde del fiume Entella
L'AgriRistoro è stato inaugurato nei giorni scorsi sulle sponde del fiume Entella
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(r.p.l.) Arriva lungo le sponde dell’Entella l’AgriRistoro, ovvero il primo punto di ristoro attivo dopo molti anni nei pressi della pista ciclopedonale del fiume, nato grazie al co-finanziamento del bando Filse 2021 e realizzato attraverso l’acquisizione di un food truck attrezzato.

L’iniziativa è promossa dalla Cooperativa Sociale Golfo del Tigullio, realtà attiva sul territorio dal 1980 e fondata da don Nando Negri, fondatore del Villaggio del Ragazzo, in collaborazione con ‘L’Agricola’, giovane azienda agricola nata tre anni fa all’interno del progetto di inclusione socio-lavorativa ‘Re-Agire’, sostenuto da Regione Liguria.

L’inaugurazione si è svolta nei giorni scorsi a Cogorno. L’AgriRistoro è molto più di un food truck: rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra due realtà diverse – la Golfo del Tigullio e L’Agricola – accomunate dall’obiettivo di dare opportunità lavorative a persone in situazione di svantaggio unendo agricoltura sociale e valorizzazione del territorio.

Il progetto vedrà impiegate anche persone inserite in percorsi di inclusione socio lavorativa, in coerenza con la missione della Cooperativa, e propone un’offerta gastronomica genuina basata su prodotti locali, biologici e a chilometro zero, tra cui gli ortaggi coltivati da l’Agricola negli orti circostanti, freschi o trasformati nel laboratorio adiacente. 

L’AgriRistoro rimane aperto nei fine settimana, dal venerdì alla domenica, dalle 17,30 alle 21,30, e sono già in programmazione diversi serate a tema in modo da accogliere chi vorrà fare semplicemente una sosta lungo la ciclopedonale, gustare sapori genuini e stare in compagnia in un luogo genuino e rilassante, immerso nella natura. Un piccolo spazio di comunità dove gusto, inclusione e sostenibilità si incontrano ogni giorno.

De ‘L’Agricola’ parla il promotore della iniziativa, Antonio Zampogna, dell’Opera Diocesana Madonna dei Bambini Villaggio del Ragazzo, coordinatore del progetto: “Siamo una società agricola sociale, nata nel solco del progetto della Regione Liguria ‘Re-Agire’. Un’azienda agricola che, attraverso il recupero e la messa a coltura di terreni abbandonati, si propone di occupare persone svantaggiate. L’azienda, oltre alla produzione di ortaggi coltivati in maniera naturale, presta servizi educativi in campo ambientale e svolge lavori di manutenzione del verde”.

A capo della società uno dei più bravi formatori del Villaggio, Giulia Devoto, che si è gettata nell’avventura con coraggio, entrando in un campo che era fino a quel momento per lei ignoto o quasi. “Nella mia vita ‘precedente’ mi ero sempre dedicata alle lezioni all’interno dell’Opera del Villaggio del Ragazzo. Poi arrivò la pandemia e noi tutti dovemmo riposizionarci, diciamo così. Di agricoltura sapevo solo lo stretto indispensabile, assimilato dai miei, loro sì esperti, pensai che fosse proprio una prova stimolante, dovevo tornare a scuola anche io, e accettai con convinzione”.

I primi mesi sono di lavoro durissimo sul terreno, poi partono i corsi di formazione e infine si prova ad andare sul mercato, quello basic… “Siamo attivi dall’estate scorsa, abbiamo provato a mettere su un banchetto, appena raccolto i primi frutti del nostro lavoro, ortaggi in verità”. Il percorso per selezionare i soggetti adatti a far parte della società è stato esso stesso un’avventura incredibile. Giulia riassume settimane intense. “Queste persone venivano da realtà differenti, alcune opposte alle altre. E avevano bisogno di imparare l’Abc della agricoltura, io compresa, torno a sottolinearlo. Io ero il tutor dei partecipanti ed ero allo stesso tempo uno degli alunni. Una classe formata da persone provenienti da situazioni di disagi di diverso tipo: disabilità fisiche, problemi psichiatrici, tossicodipendenze, fruitori di redditi di povertà. E di qualunque età, non c’erano solo giovani. La cosa meravigliosa è stata vedere come tutte queste persone, che comunque si portavano dentro un dolore, o comunque un malessere, si siano impegnate. La sfida era impegnativa, soprattutto il passare dalla teoria alla pratica perché, come ho potuto verificare di mano, anzi di callo, lavorare la terra costa fatica, tanta”. Ma ha portato i suoi frutti. AgriRistoro è uno di questi.

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