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Giovedì 15 ottobre 2026 - Numero 448

L’Old Subbuteo Club di Chiavari: da dieci anni un sogno… in punta di dito

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di ALBERTO BRUZZONE

Sarà anche ‘old’, ma è ancora splendidamente ‘cool’. Come il calciobalilla, come il biliardo, come il ping pong, come tantissimi giochi da tavolo e di società, ci sono divertimenti che non passano mai di moda, che non invecchiano, che restano sempreverdi e abbracciano sempre più generazioni.

Nato negli anni Quaranta in Inghilterra, giunto in Italia negli anni Sessanta, il Subbuteo è ancora nel pieno del suo splendore. È sopravvissuto, e pure con grande stile, ai vari Fifa, ai Kick Off, ai Pro Evolution Soccer, a tutti quei videogiochi e quelle diavolerie a sfondo calcistico che sembravano doverne decretare la condanna ma che, invece, non lo hanno mai messo in crisi.

Un po’ come il vinile per gli amanti della musica, il Subbuteo – ovvero il calcio giocato su un tappeto di panno verde, con le pedine istoriate dai colori dei vari team, i palloni che riproducono fedelmente quelli originali, le panchine, le porte, persino le tribune e i pannelli pubblicitari – conta sempre migliaia di appassionati, di collezionisti, di cultori. Stimola intelligenza, creatività, senso tattico, ma stimola soprattutto amicizie, socialità, voglia di star bene insieme.

Il movimento, in Italia, è molto radicato: si parla di almeno seimila fan, mentre i Subbuteo Club sono forti e vigorosi in ogni regione e in ogni provincia. A Chiavari ce n’è uno che, proprio nel 2019, ha compiuto i suoi dieci anni di attività e che, lo scorso week-end, ha organizzato il suo consueto appuntamento annuale: un torneo di livello nazionale al quale hanno partecipato campioni sia dalla Liguria che da fuori regione.

La ‘competizione’ si è svolta presso il Circolo La Caravella, in via Bancalari, e ha visto sfidarsi oltre trenta persone, molte delle quali afferenti all’Old Subbuteo Club Chiavari, che si riunisce settimanalmente presso il Centro Sociale San Giovanni in via delle Vecchie Mura 1, ogni lunedì sera alle 21.

Raphael Inglese è una delle anime del club, che si occupa anche di moderare il gruppo Facebook, arrivato a contare quasi ottanta iscritti. “Il nostro torneo nazionale – racconta – si chiama ‘LW We Love You’, facendo riferimento al modello di squadre che vengono utilizzate. Stiamo parlando dei giocatori light weight, ovvero la seconda serie di squadre che sono state prodotte, mentre, alle origini del Subbuteo, si giocava con gli HW, gli high weight, pedine che erano con la base un po’ più pesante. Sia HW che LW sono entrambe ammesse, nei tornei di Old Subbuteo, mentre pedine prodotte successivamente, e più moderne, non vengono ammesse”.

Questo perché ci sono regolamenti precisi, proprio come nel calcio vero. Il codice delle competizioni, nazionali e internazionali, è il medesimo. “Noi giochiamo sempre per divertirci, ma è giusto farlo con regole condivise, così ci troviamo tutti d’accordo. Il week end chiavarese è stato molto bello e partecipato. Sono arrivati trentadue giocatori, non solo dalla Liguria, ma anche da Lombardia, Piemonte e Toscana. Siamo molto soddisfatti dell’adesione, come Old Subbuteo Chiavari, perché in contemporanea in quei giorni c’erano anche altri tornei”.

Il primo premio, in questa edizione 2019, è rimasto in casa, e fa doppiamente piacere, visto che si trattava del decimo compleanno dell’Old Subbuteo Chiavari: “Ha vinto – racconta Raphael Inglese – il nostro Guido Giambruno. Una bella soddisfazione per lui e per tutti noi”.

Il sodalizio chiavarese nacque nel 2009 e, oggi, conta venticinque iscritti. Ognuno, naturalmente, possiede a casa propria il suo tavolo da Subbuteo, e anche decine e decine di squadre. Perché proprio il collezionismo è l’altro aspetto che mai tramonta, in relazione a questo gioco. “Ci sono forum e siti ufficiali per le compravendite, ma anche tanti artigiani che possono colorarti la squadra a tuo piacimento. Io, per esempio, possiedo circa quattrocento squadre. Una ha la maglia del Rapid Nozarego, in omaggio a Santa Margherita. Non esisteva, me la sono fatta fare appositamente. Poi, in base al torneo in cui si va a giocare, si sceglie la formazione: posso schierare, ad esempio, l’Inter, oppure il Norwich, oppure il Dundee United, come anche la vecchia Rapallo Ruentes, in onore alla città dove ho vissuto per molti anni. Il fai-da-te è molto vivo, ogni giocatore ci tiene tantissimo. C’è anche chi si costruisce le tribune in legno, chi si fa i pannelli pubblicitari”.

E dire che la diffusione del Subbuteo in Italia si deve anche a una ditta genovese. Raphael Inglese lo ricorda: “Il gioco fu importato dall’Inghilterra. Io iniziai a farlo in Francia, perché me lo aveva regalato una mia zia. In Italia, comunque, negli anni Sessanta, le squadre erano prodotte dalla genovese Parodi. Poi, tutto è passato alla Hasbro ed è diventato più internazionale”.

Più ‘globalizzato’, anche se lo spirito d’inventiva degli appassionati non si è mai fermato. È tutto molto semplice, e per questo molto genuino. Tutto a portata di tocco e di dito. Proprio come un sogno. Un sogno che si rinnova, da tantissimi anni a questa parte. I giocatori di Subbuteo se lo cullano, e sperano di non svegliarsi mai.

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