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Giovedì 5 febbraio 2026 - Numero 412

L’Italia e la sfida del futuro: il libro di Stefano Caselli sarà presentato sabato alla Società Economica di Chiavari

Secondo l’autore, “noi abbiamo imparato a convivere con il debito e a gestirlo, invece che pensare a generare crescita. È una mentalità difensiva piuttosto che una spinta a investire”
Stefano Caselli, professore ordinario alla Bocconi di Milano, sarà sabato a Chiavari per presentare il suo ultimo libro
Stefano Caselli, professore ordinario alla Bocconi di Milano, sarà sabato a Chiavari per presentare il suo ultimo libro
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di ALBERTO BRUZZONE

Costruire il futuro, partendo da tutto ciò che l’Italia possiede e da tutto ciò che sa fare meglio. È questo il punto di partenza del libro ‘Il futuro non aspetta. Cambiare per (far) crescere’, pubblicato da Egea e scritto dal professor Stefano Caselli, Dean della SDA Bocconi School of Management (da novembre 2022), professore ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari (dal 2007) e Algebris Chair in ‘Long-Term Investment and Absolute Return’ (dal 2019) presso l’Università Bocconi

Il saggio di Caselli sarà presentato sabato prossimo, 24 gennaio, alle ore 18 presso la Sala Ghio Schiffini della Società Economica di Chiavari, a ingresso libero. A dialogare con l’autore, sarà il nostro editore, Antonio Gozzi

Secondo Caselli, l’Italia si trova di fronte a una scelta decisiva: continuare a essere un Paese ‘da numeratore’, concentrato cioè sulla componente del debito nel rapporto debito/PIL, oppure diventare finalmente un Paese ‘da denominatore’, puntando a far crescere il PIL attraverso investimenti coraggiosi e una visione di lungo termine. Stefano Caselli affronta questa sfida con l’ottimismo della ragione, delineando un percorso che passa attraverso il capitale di rischio, la crescita dimensionale delle imprese e la valorizzazione del nostro straordinario patrimonio di risparmi. 

Il saggio propone una riflessione profonda sul ruolo che l’Europa può giocare in un mondo sempre più polarizzato, dove la dimensione diventa cruciale per competere con le grandi piattaforme globali. Ma la vera chiave del futuro rimane il capitale umano: dalla scuola all’università, dalle startup alle grandi imprese, sono le persone e i loro talenti a determinare il destino di un paese. Con rigore analitico e passione civile, Caselli ci invita a non subire il futuro ma a costruirlo, utilizzando al meglio le risorse finanziarie disponibili per generare sviluppo, occupazione e benessere. Il suo è un contributo essenziale per chi vuole comprendere le sfide del nostro tempo e contribuire a scrivere un finale diverso per l’Italia. 

Secondo l’autore, “l’Italia è un paese dove ci sono resistenze culturali complesse e tutto questo mette in difficoltà la logica della crescita. Noi abbiamo imparato a convivere con il debito e a gestirlo, piuttosto che pensare a generare crescita. È una mentalità difensiva piuttosto che una spinta a investire, è la nostra abitudine a salvarsi invece che a costruire un futuro. Lo si vede con la burocrazia, lo si vede con la paura dell’errore, e anche sotto molti altri aspetti. Per superare tutto questo, occorre una nuova educazione al rischio. Occorre una nuova educazione alla imprenditorialità che consenta di trovare il coraggio di giocare in attacco e non sempre e solo in contropiede”. 

Caselli evoca tre concetti chiave: sono quelli di complessità, velocità e dimensione. “Ma lo sforzo immediato e prioritario deve essere sulla dimensione. In un mondo fatto di giganti, senza la scala si perde la capacità di investire nel paese e nelle persone. In Italia c’è bisogno di un sistema finanziario, bancario e accademico capace di giocare delle partite globali. L’Italia deve uscire dal tradizionale elogio della piccola dimensione, per creare imprese e dimensioni capaci di trascinare realmente il paese. Tutto questo senza rinnegare la piccola impresa, ma queste realtà devono essere libere di giocare in un ambiente più semplice e con meno regole inutili. La dimensione è fondamentale per poi poter governare velocità e complessità”. 

In tutto questo, una partita fondamentale e irrinunciabile è ricoperta dalla formazione: “Le scuole e le università – sostiene Caselli – devono coesistere per sostenere la crescita. Ma servono programmi aggiornati, ad esempio occorre partire già dalla primaria a insegnare diritto, economia, intelligenza artificiale. Ci deve essere un confronto costante con le altre scuole a livello internazionale e va posta una grande attenzione ai risultati. Le scuole devono essere misurate, i docenti vanno valorizzati, vanno premiati gli aspetti didattici e bisogna creare sempre più occasioni di contatto tra formazione e imprese. Senza dimenticare che è proprio il capitale umano la vera infrastruttura strategica dell’Italia”. 

Infine, l’Europa, definita da Caselli “l’unico strumento disponibile per consentire alle nostre imprese di aumentare la propria scala e competere. La razionalità ci dice che visione nazionale – i miei cittadini, le mie aziende – trova nell’Europa un moltiplicatore unico. Questa razionalità deve diventare una narrativa politica che possa essere raccontata a elettori più anziani e più giovani. Intorno al concetto di maggiore benessere e maggiore sviluppo. Su questo la scelta è in mano soprattutto ai partiti che in Europa hanno responsabilità di governo, ma le stesse istituzioni europee dovrebbero trovare modalità più forti di comunicazione e divulgazione di che cosa significhi essere europei. Riducendo in modo drastico la distanza rispetto a tutti i cittadini. Trovando anche alleanze fuori dalla stessa Europa, non solo per rendere più forte l’Unione ma anche per dimostrare che il modello ha valore, funziona, crea benefici tangibili”.

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