di ANTONIO GOZZI
Ci sono imprenditori che lasciano in eredità aziende. E poi ci sono imprenditori che lasciano un modo di fare impresa. Bruno Bolfo apparteneva a questa seconda, rarissima categoria.
La sua eredità non è soltanto Duferco, oggi uno dei principali gruppi industriali a livello internazionale. La sua eredità è un’idea di impresa fondata sulla visione, sul coraggio, sulla responsabilità e, soprattutto, sulle persone.
In un’epoca in cui il successo viene misurato quasi esclusivamente attraverso i numeri, Bruno continuava a ricordarci che dietro ogni bilancio ci sono donne e uomini. Aveva costruito un gruppo presente in tutto il mondo, ma non aveva mai perso quella cultura industriale fatta di relazioni, fiducia e rispetto.
In una delle ultime conversazioni raccontava con orgoglio: «Ci sono collaboratori che lavorano con me da trent’anni qui a Lugano. Sono la nostra prima risorsa. Essere riuscito a farli crescere è stata la mia soddisfazione più grande».
Dentro queste parole c’è tutta la sua idea di impresa.
Bruno non misurava il successo dagli stabilimenti costruiti, dai mercati conquistati o dai risultati economici. Lo misurava dalla qualità delle persone che aveva formato, dalla capacità di creare una classe dirigente competente, libera di assumersi responsabilità e capace di guardare lontano.
La sua storia imprenditoriale è nota. Giovane e brillante dirigente di Siderexport, dopo un’importante esperienza anche a New York, nel 1979 ebbe il coraggio di lasciare una carriera già affermata per fondare Duferco a San Paolo del Brasile insieme a un piccolo gruppo di collaboratori liguri. Da quella intuizione nacque una realtà destinata, nel giro di pochi anni, a diventare protagonista della siderurgia mondiale.
Ma sarebbe riduttivo ricordarlo soltanto per ciò che ha costruito.
La sua qualità più rara era la capacità di anticipare il futuro. Vide prima di molti altri il ruolo che Internet avrebbe avuto nel commercio internazionale, comprese che il solo trading non sarebbe più bastato. Riuscimmo a trasformare Duferco in un grande gruppo industriale integrato, investendo nella produzione, nell’energia, nella logistica, nello shipping e in nuovi settori strategici e dell’innovazione.
Bruno non inseguiva il cambiamento: lo precedeva.
Eppure, pur guidando un’impresa globale, rimase sempre un imprenditore profondamente legato ai valori con cui aveva iniziato il suo percorso. Amava ancora leggere i grafici stampati con un grande righello appoggiato sulla scrivania e sorrideva ricordando che ai suoi tempi i computer non esistevano. Dietro ai numeri continuava a vedere le persone. Ed è forse questa la lezione più moderna che ci lascia.
Questa attenzione è stata la vera forza di Duferco. È così che Bruno ha costruito una squadra straordinaria, ha formato generazioni di manager e ha preparato con intelligenza il passaggio generazionale, affidando il futuro del Gruppo prima a me e poi ad Augusto e Vittoria Gozzi con la serenità di chi sapeva di aver costruito fondamenta solide.
L’affetto che lo ha accompagnato nel giorno dell’ultimo saluto è stato la conferma più autentica della sua statura. A Lugano centinaia di persone hanno partecipato ai funerali stringendosi attorno alla sua famiglia. C’erano collaboratori arrivati da diversi Paesi, amici, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni, numerose autorità e il Console Generale d’Italia in Svizzera. Non erano lì soltanto per rendere omaggio a un grande capitano d’industria. Erano lì per salutare un uomo che aveva saputo conquistare stima, rispetto e affetto.
Ho avuto il privilegio di lavorare al suo fianco per trent’anni. Da lui ho imparato che un imprenditore non è soltanto colui che crea ricchezza, ma chi costruisce fiducia, responsabilità e futuro. Mi ha insegnato che la credibilità nasce dalla parola mantenuta, che l’autorevolezza non ha bisogno di essere ostentata e che la leadership consiste, prima di tutto, nel far crescere gli altri.
Oggi Duferco continuerà il proprio cammino, come Bruno avrebbe voluto. Continuerà a innovare, a investire, a guardare lontano. Ma da oggi lo farà senza l’uomo che le ha dato un’anima prima ancora che una strategia.
Di lui ci resteranno le sue intuizioni, le sue scelte coraggiose, il suo esempio. Ci resterà soprattutto il suo modo di essere imprenditore: rigoroso nelle decisioni, discreto nei comportamenti, profondamente umano nei rapporti con le persone.
Chi ha avuto il privilegio di lavorare al suo fianco sa che Bruno Bolfo non cercava riconoscimenti. Gli bastava vedere crescere la sua azienda insieme ai suoi collaboratori. Era quella, come diceva lui stesso, la sua soddisfazione più grande.
Oggi il modo più autentico per dirgli grazie non è voltarsi indietro con nostalgia. È continuare a costruire, con lo stesso coraggio, la stessa serietà e la stessa fiducia nelle persone che lui ci ha insegnato ad avere.
Perché le grandi imprese possono nascere da un’intuizione. Ma diventano davvero grandi soltanto quando riescono a trasmettere i propri valori alle generazioni che verranno.
Ed è proprio questo il capolavoro che Bruno Bolfo ci lascia in eredità.