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Giovedì 8 ottobre 2026 - Numero 447

Le Botteghe Storiche sono un patrimonio della città

Chiavari può ancora vantare un notevole patrimonio otto-novecentesco di negozi in grado di mantenere viva e percepibile una traccia di bellezza ed eleganza che resiste al trascorrere degli anni
All’angolo tra via delle Vecchie Mura e il Caruggio è ancora visibile la bella “devanture” della “Mario Devoto Farmacia Inglese”
All’angolo tra via delle Vecchie Mura e il Caruggio è ancora visibile la bella “devanture” della “Mario Devoto Farmacia Inglese”
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di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

L’importante iniziativa promossa a livello europeo sul patrimonio culturale diffuso sul territorio ha acceso i riflettori sulle “Botteghe Storiche”. Una conferenza tenutasi di recente a Chiavari ne ha tracciato il valore documentale e culturale. Presso il nostro Auditorium cittadino si sono avvicendati importanti relatori che hanno evidenziato come nella storia delle diverse attività produttive la comunicazione commerciale si sia svolta essenzialmente attraverso i punti vendita, cioè le botteghe.

I vari interventi hanno spaziato tra la specifica individuazione di ciò che rimane del patrimonio ottocentesco, la necessità di proteggere e valorizzare tali beni, in particolare con interventi istituzionali, ed una preziosa selezione di documenti d’archivio, che ha anche aperto uno specifico focus sulle farmacie storiche chiavaresi. 

Noi individuiamo le botteghe storiche come ciò che rimane delle attività commerciali tra l’Ottocento e il Liberty d’inizio Novecento. L’intervento della storica dell’arte Caterina Olcese ne ha tracciato un profilo tra tradizione artigianale e rinnovamento delle forme nel tempo. In particolare, si possono seguire le tracce di un vero percorso formativo, come era successo per la sedia ‘chiavarina’. Al modello di seggiola elegante portato da Parigi dal Marchese Rivarola, la capacità interpretativa del “Campanino” giunse ad imprimere un tratto originale, creando di fatto un nuovo prodotto e permettendone il successo che tutti conosciamo. 

Analogo destino ebbero le botteghe, alle prese con le particolarità e le nuove esigenze della borghesia emergente del tempo, con nuove visioni della vita e con bisogni, consumi e mode sino a quel momento sconosciuti.

Non dobbiamo dimenticare che tutto ciò poté accadere grazie al profondo rinnovamento della città di Chiavari, articolato sul nuovo piano regolatore, con un progetto d’abbellimento che prevedeva un Centro Storico fortemente rinnovato. 

Sfogliando la ricca documentazione conservata nell’emeroteca della Società Economica, possiamo individuare immediatamente un elemento caratterizzante il comportamento delle nuove botteghe: non c’era punto vendita che non promuovesse la sua attività attraverso la pubblicità dei giornali cittadini; anzi, la réclame divenne un elemento economico di crescita sia per l’editoria locale che per i commercianti. 

Le tipologie sono ben riconoscibili: i nuovi negozi sono pregiati venditori di tessuti e sete, e come non rammentare qui l’intero palazzo dei Cuneo, o di ciprie e profumi, si veda il delizioso Liberty della profumeria Sanguineti che sopravvive nell’involucro sia pure con una diversa destinazione all’interno. La ricerca permette di rilevare i veri gioielli di questo patrimonio, beni in grado di superare il secolo sia nell’impianto della bottega che nella tipologia commerciale.

Alcune botteghe e artigiani sono scomparsi, come la “Sartoria Armando Bacigalupo” in Carruggio (“Cappelli, Berrette, Abiti Uomo, Specialità Abiti per Sacerdoti”). Ma rimane il Gran Caffè Defilla, con una storia secolare riconoscibile dal primo commerciante, il Sanguineti droghiere e speziale di porto franco sin dal 1862, seguita dall’arrivo di Gaspero Defilla e dalla trasformazione nel suntuoso caffè dei nostri giorni.

L’archivio storico del Comune conserva alcuni preziosi progetti di botteghe, tracce che ci hanno permesso di datare e attribuire con precisione l’immagine artistica della Pasticceria Copello: la matita dell’ingegner Riccardo Questa propose la sua visione liberty il sei luglio del 1909.

Il cammino del tempo diventa plurisecolare se andiamo a curiosare in quel vero e proprio monumento rappresentato dalla Cereria Bancalari e Bruno, nel cuore più antico di Chiavari, all’incontro tra Via delle Vecchie Mura e Via Sant’Antonio. Tutti conosciamo il vecchio stemma su lamiera smaltata, i pavimenti in legno, il labirinto del vasto opificio seminterrato, il profumo caldo della cera, un’immagine che sopravvive dal 1592 col titolo di “Reale e Pontificia Cereria”. 

Riguardando le foto antiche di Chiavari, scopriamo in una delle immagini più remote, datata 1860, la Cereria Bellagamba, attività che si trasformerà nel tempo in spezieria e successivamente in farmacia. 

Sempre per comprendere le ragioni di un’affermazione così ricca di impianti commerciali di valore artistico, dobbiamo ricordare che Chiavari promosse nel 1820 la ‘Scuola di Architettura e Ornato’, una presenza non casuale e neppure estranea allo sviluppo dell’immagine cittadina. 

Sfogliando i cataloghi e leggendo le biografie degli artisti ed artigiani del tempo, prestigiosi ebanisti e scultori, si può presumere che Giuseppe Raffo, Antonio Gatti e Luigi Brizzolara consultassero “L’Arte Decorativa Moderna” e “Il Giovane Artista Moderno”, le pubblicazioni che descrivevano e diffondevano i nuovi dettami della composizione artistica.

Proprio la relatrice all’incontro dell’Auditorium cui si accennava in apertura, Caterina Olcese, ha affrontato questo tema dell’aggiornamento estetico, individuandone le realizzazioni chiavaresi, che nel tempo diventarono un vero punto di riferimento. In alcune vetrine e nelle vetrofanie si può tuttora leggere il cammino storico dei vari commercianti e artigiani che si sono succeduti nei secoli. Come l’orefice Francesco Copello, cui seguì Benedetto Bancalari per giungere a Luigi Lucchetti. Oppure il caso di Giovanni Battista Rocca, che si presentò apprendista orefice da Filippo Bancalari nel 1873 per poi passare a lavorare da Francesco Copello all’inizio del Carruggio Dritto, e divenire infine titolare dell’attività come recita a tutt’oggi l’insegna. 

All’angolo tra via delle Vecchie Mura e il Caruggio è ancora visibile la bella “devanture” della “Mario Devoto Farmacia Inglese” del 1916, ove era l’antico forno delle signorine Rocca, attività chiusa dopo il ritorno del ricchissimo fratello Giuseppe dalle Americhe. L’intera famiglia si trasferì nel palazzo che prese poi il loro nome, edificio già Costaguta – Pallavicini – Grimaldi e oggi Rocca. 

Spesso il percorso del tempo non conserva ma cancella; le novità chiedono nuovi spazi e il passato soccombe a nuove esperienze commerciali. Chiavari invece può ancora vantare un notevole patrimonio otto-novecentesco di negozi in grado di mantenere viva e percepibile una traccia di bellezza ed eleganza che resiste al trascorrere degli anni.

La conservazione consapevole diventa patrimonio capace di qualificare l’intera città. L’arte del commercio come attività imprenditoriale individuale e famigliare è divenuta patrimonio collettivo per l’immagine di Chiavari.

(* storico e studioso delle tradizioni locali)

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