di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *
Nella parte finale del secolo XIX e nel primissimo Novecento si afferma nella cultura europea una nuova tendenza che propone un’alternativa “alla monotonia dell’industrializzazione”.
I nuovi protagonisti di questo vasto movimento culturale utilizzano dettagli recuperati da forme della natura, si esprimono attraverso linee sinuose, infiorescenze, ali di farfalla, fiori di glicine, cercano l’armonia e la bellezza del mondo naturale. I primi passi programmatici del movimento, chiamato in Europa Art Nouveau e in Italia ‘Stile Liberty’, furono il rifiuto delle tipiche forme architettoniche della rivoluzione industriale, quali la rigidità degli edifici e delle costruzioni, e il ricupero dell’artigianalità e della forza creatrice individuale ed originale a scapito della modularità e della serialità introdotte dall’industria. Fonti ispiratrici, in questo recupero del legame con il passato, furono le forme armoniche espresse dal mondo vegetale e animale. La stilizzazione di piante, fiori e animali invase la composizione architettonica così come il disegno e la progettazione di oggetti per l’uso quotidiano.
A titolo di esempio possiamo rammentare lo stupendo disegno delle stazioni della metropolitana di Parigi, in un tempo in cui la “Ville Lumière” diventava capitale della “Belle Époque”, e il grande architetto Hector Guimard applicava l’innovativa composizione dell’Art Nouveau ad un elemento di arredo urbano d’uso quotidiano. Tutti abbiamo negli occhi i lunghi steli di tulipano che salgono verso l’alto. Tra quei petali stilizzati si poteva leggere il nome della fermata del metrò; questa era ora la nuova bellezza.
In più occasioni abbiamo rammentato l’emergere della borghesia come soggetto sociale protagonista di questa fase storica. Le nuove case, le ville, i locali alla moda e i primi oggetti di design saranno ampiamente utilizzati da questa committenza in ascesa. Nel 1900 la Mostra Universale di Parigi attira l’attenzione di tutta la borghesia europea. L’Art Nouveau contamina l’intero continente, le diverse scuole l’applicano su temi e proposte diverse.
Anche a Chiavari e nel territorio genovese non mancano proposte progettuali per applicare i nuovi canoni compositivi: uno dei primissimi maestri a sperimentare l’architettura Liberty sarà Marco Aurelio Crotta. È un giovane intraprendente, nato a Genova nel 1861 da una famiglia le cui condizioni economiche non gli consentono di continuare gli studi. Il ragazzo non si perde d’animo: lavora durante il giorno, e la sera continua ad affinare le sue doti artistiche, in particolare il disegno. Questa sua capacità è notata da Giovanni Campora, professore di Storia dell’Arte presso la Ligustica, dall’architetto e scultore Agostino Allegro, e da Alfredo D’Andrade, un portoghese adottato dagli intellettuali genovesi per la sua acuta attenzione verso la valorizzazione monumentale. Grazie a questi preziosi sostegni, il Crotta è incoraggiato a riprendere con successo gli studi e viene ammesso ai prestigiosi corsi dell’Accademia. Non ha alcun problema ad ottenere il diploma d’architetto e in tempi brevissimi è chiamato a progettare e realizzare prestigiosi edifici.
Il suo stile è caratterizzato da una personalissima rivisitazione del Liberty, in cui un tratto eclettico arricchisce le bellissime ed eleganti composizioni da lui disegnate. Uno dei suoi capolavori è il Castello Figari a San Michele di Pagana, dove la nuova arte riprende temi tratti dall’architettura medievale e neogotica. Questa straordinaria conoscenza dell’architettura lo rende collaboratore strettissimo del D’Andrade, che affianca nei lavori di restauro di Palazzo San Giorgio a Genova, di Porta Soprana e San Lorenzo.
In più occasioni è chiamato a progettare grandi monumenti funebri nel Cimitero di Staglieno; qui è vero protagonista nella realizzazione del complesso funebre della famiglia Ottone. Gli Ottone lo portano poi a Chiavari, dove realizza uno dei veri capolavori Liberty dell’intero territorio: la Villa Ottone. Il piano d’abbellimento della città di Chiavari del 1826 dà un notevole contributo al successo del suo progetto di una villa che rimane elemento caratterizzante dell’intero paesaggio circostante.
L’architetto Crotta interpreta al meglio i dettami del piano, che prevede all’articolo 47 “la strada che da Rupinaro conduce al mare sarà portata a dieci metri di larghezza”. Seguiranno i provvedimenti per la realizzazione dell’intero sviluppo dell’attuale Corso Millo, della realizzazione di piazza Regina Margherita (oggi Nassiriya) da cui si avvierà ben più tardi la Circonvallazione.
Come in più occasioni ha sottolineato l’architetto Campodonico, attento studioso dello sviluppo urbano chiavarese, con questo viale si creava un cannocchiale tra il mare e la collina, dove Villa Ottone abbelliva l’intero paraggio rendendolo unico. La composizione architettonica di Villa Ottone è un vero capolavoro del Liberty, un progetto totale in cui il Crotta non trascura nulla, disegna l’intero parco, l’edificio con particolari unici, dettagli da manuale. La visione degli interni diventa uno specchio dell’intero edificio, con boiserie che rivestono le stanze e decorazioni floreali del migliore e più ricco Art Nouveau.
Nel retro della collina, lungo l’asse che sale in via Santa Chiara, non poteva che essere nuovamente il Crotta a disegnare e realizzare Villa Clotilde, dal nome di Clotilde Ottone, figlia di Eugenio, nata in Argentina nel luglio del 1889 e futura sposa di Carlo Raffaele Bombrini.
La Villa Clotilde si presenta come un altro gioiello Liberty sin dal suo cancello d’ingresso; l’esplorazione dell’edificio conferma poi la delicatezza di tutti gli elementi proposti dal Crotta, che qui si qualifica come il vero artefice dell’Art Nouveau a Chiavari.
Le creazioni di Crotta influenzeranno altri progettisti della nostra città. Riccardo Questa riprenderà temi e tracce del Liberty creando veri capolavori, in particolare l’edificio di Casa Ghiotti in piazza Roma, o Villa Canepa in corso Millo, così come l’arredo totale della storica Pasticceria Copello; in via Fiume la Villa Castello Badaracco, un esempio di stile eclettico che riprende tutti gli elementi già sperimentati dal D’Andrade e dal suo allievo Crotta; i due edifici di Luigi Brizzolara in corso Dante, dove la visione scultorea si coniuga con gli elementi naturali dell’Art Nouveau. Abbiamo poi lo spazio a giardino di Villa Rocca, con le diverse dimore disegnate da Polinice Caccia, dove il Liberty dilaga nella composizione dell’intero paesaggio collinare.
La descrizione della cultura progettuale del Liberty/Art Nouveau potrebbe poi continuare in un ampio arco cittadino. Anche in questo caso si trova conferma di come la borghesia chiavarese abbia ingentilito la propria presenza attraverso le arti e le sue molteplici applicazioni, soprattutto nella continua ricerca di nuove bellezze.
(* storico e studioso delle tradizioni locali)