di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *
Abbiamo in precedenza esaminato la storia di diversi ponti costruiti nel tempo, infrastrutture atte a garantire l’attraversamento del corso d’acqua tra Chiavari e Lavagna. Oggi vedremo come era gestita la passerella pedonale, popolarmente la ‘pedanca’, realizzata immediatamente a nord del passaggio tra Corso Dante e Corso Buenos Aires.
Ripercorriamo brevemente le vicende delle infrastrutture di transito in relazione anche alle modalità con cui le due comunità, Chiavari e Lavagna, avevano gestito la crescita e l’urbanizzazione nel territorio attiguo al fiume Entella.
Il più antico sistema di transito era il Ponte della Maddalena, già di Sant’Erasmo, realizzato dopo la progettazione del nuovo quartiere di Capo Borgo, che dall’inizio del XIII secolo occupava lo spazio ai piedi della collina di Rì e risaliva verso nord nell’area della sponda di ponente del ponte. Anche a Lavagna si era avviata nel frattempo una crescita del borgo fuori dalla Porta di Santa Caterina, con una strada che raggiungeva il rio Rezza e la sponda di levante del ponte.
Per secoli la situazione dell’attraversamento del fiume rimase invariata. Solo nel primo Ottocento venne costruito alla foce il nuovo ponte Napoleonico, con il quale si realizzò un collegamento stradale tra le due comunità.
Nel primo Novecento si predispose da ambo i lati un nuovo sviluppo urbano, a Chiavari con Piazza Cavour e Corso Dante, a Lavagna con la Piazza Cordeviola e il nuovo Corso Buenos Aires.
Le sole possibili alternative all’attraversamento su ponte erano la ‘scafa’ e la ‘pedanca’. Della ‘scafa’, la zattera galleggiante tra corso Lavagna e via Garibaldi, abbiamo trattato e illustrato la ricca documentazione. Ci rimane da esaminare la sola ‘pedanca’.
Questa passerella aveva garantito il passaggio ai soli pedoni per un lungo tempo, ma non sempre fu riconosciuta e gestita dalle autorità pubbliche comunali; al contrario, specie nei tempi più lontani, si trattava per lo più di una sorta di sistema autogestito da persone che lo utilizzavano per praticità, permettendo un attraversamento del fiume in un punto a loro particolarmente utile. Poteva anche capitare che fosse lo stesso torrente a sbarazzarsene: in più occasioni, lo si legge in documenti ufficiali e atti del municipio, l’Entella durante le piene spazzò via la pedanca del momento, e di essa non rimase traccia.
Vi furono però casi in cui la pubblica amministrazione se ne fece carico, e procedette ad una sua ufficializzazione tramite pubblica gara per la costruzione e la gestione della pedanca. Nelle carte del municipio ritroviamo una gara ufficiale indetta per il giorno 29 ottobre 1891: “Entro il giorno 11 novembre ore undici antimeridiane nell’Ufficio del Municipio si terrà la gara per l’affidamento della costruzione e gestione della pedanca”. L’avviso specificava che l’importo d’asta era di lire 750; nel fascicolo si ritrova un rilievo di progetto con le misure della passerella da realizzarsi.
Non era, questa, la prima pedanca ‘ufficiale’ messa in opera. Troviamo infatti traccia di vertenze già avviate negli anni precedenti, dove gli atti del municipio richiamano inadeguatezze e situazioni di degrado alla struttura. Una perizia ci illustra una pedanca attiva nel 1880, realizzata e gestita dal lavagnese Nicola Sturla.
Si giunse infine all’ultima ricostruzione: le carte dicono che era ormai prossima la progettazione del nuovo ponte tra Chiavari e Lavagna nella direttrice Corso Dante-Corso Buenos Aires; a questo punto il ponte entrato in servizio avrebbe reso obsoleta la pedanca, e la prima piena avrebbe provveduto alla rimozione del singolare metodo d’attraversamento.
Il 2 settembre del 1891, nei giorni precedenti l’ultima gara pubblica, i signori Pier Angelo e Bartolomeo Sanguineti presentarono un progetto di massima per poter partecipare alla gara del mese successivo. Si è conservato il disegno dell’intera sezione d’attraversamento; il ponte passerella era realizzato partendo da un pianerottolo in pietrame e malta posto sui rispettivi argini. Da qui partivano elementi a cavalletto realizzati in ferro, collegati a correnti in tavolato di legno; la sicurezza del passaggio era garantita da un’apposita ringhiera lungo tutto il tragitto d’attraversamento del torrente. L’ingegnar Riccardo Questa, che ne aveva supervisionato la realizzazione, dichiarava in una sua perizia l’adeguatezza della struttura. La costruzione dell’ultima pedanca prevedeva un impegno di 500 lire per Chiavari e 250 per Lavagna. Nell’atto possiamo leggere che “i legni saranno trattati con olio di lino e le parti a contatto dell’acqua con apposita pece navale”, e “il tavolato sarà di legno di rovere o legno di pino rosso di Corsica”.
Oggi non resta più nessuna traccia di questa popolarissima struttura, una passerella davvero precaria, ma che comunque soddisfaceva le esigenze degli utilizzatori che vivevano nei pressi del fiume, ortolani che coltivavano le fertili piane prossime alle sponde dell’Entella. Abbiamo una vecchia foto in bianco e nero, un po’ sbiadita, ma in grado di rendere l’immagine di un paesaggio che nella storia di Chiavari e di Lavagna ha avuto una sua rilevanza e continuità.
Molto più ‘vera’ delle favolistiche illustrazioni ispirate al mito di Dante che attraversa il nostro fiume (cosa che mai avvenne, per quanto si è potuto storicamente documentare), la vecchia foto della pedanca sull’Entella ci parla del lavoro e della vita quotidiana di persone sconosciute che nella lunga storia del nostro territorio hanno partecipato ad un lento, oscuro e faticoso processo di crescita e di sviluppo.
(* storico e studioso delle tradizioni locali)