di ALBERTO BRUZZONE
Troppo cemento, poche alberature, le zone d’ombra mal gestite: l’urbanizzazione selvaggia degli anni passati diventa un problema enorme, nell’epoca del riscaldamento globale, “e la sensazione è quella che ci si trovi sempre a rincorrere, perché l’emergenza climatica va velocissima e non abbiamo veramente più tempo”.
L’architetta paesaggista Francesca Coppola, che è anche assessora all’Urbanistica del Comune di Genova, riflette su come “diminuire le isole di calore in città. Servono strategie di lungo termine, non bastano più i singoli interventi, occorrono azioni continue e quotidiane”. E annuncia in una intervista a Repubblica dei giorni scorsi che il “depaving” a Genova non sarà più soltanto un intervento a spot, ma diventerà una pratica regolarmente inserita all’interno di un apposito piano.
“Gli uffici del Comune – spiega l’assessora Coppola – stanno lavorando a un piano complessivo del ‘depaving’ e saremo pronti a presentarlo tra settembre e ottobre. Riguarderà tutti e nove i Municipi e conterrà, oltre alle zone di intervento, anche le strategie successive, come i monitoraggi delle zone depavimentate e le misurazioni delle temperature. Accanto a tutto questo, è quasi pronta anche la mappa aggiornata delle isole di calore, che intendiamo inserire sul geoportale del Comune. Ogni zona dev’essere oggetto di approfondimento”.
Secondo Francesca Coppola, la depavimentazione (che consiste nella rimozione di asfalto per ripristinare la terra e il verde: Genova è stata la prima città in Italia ad avviare concretamente questo percorso virtuoso) “è una pratica che dovrà diventare sempre più consolidata. È quindi oggetto di un piano specifico da parte del Comune di Genova, ma è stata inserita anche all’interno del nuovo regolamento sugli oneri di urbanizzazione. Un privato che intenda realizzare opere a scomputo avrà anche, tra i suoi compiti, lavorazioni di questo tipo”.
Gli esempi virtuosi non mancano ma adesso “serve un piano di largo respiro per combattere l’innalzamento delle temperature nelle grandi città. E, naturalmente, occorrono adeguate risorse: il Comune può fare la sua parte, ma via via occorre saper intercettare finanziamenti. In città come Medellin o Parigi è stato riscontrato che una strategia importante per ridurre il cemento e aumentare le zone d’ombra può far scendere le temperature sino a tre gradi. Sarebbe un grande risultato anche per la nostra città”.
Non solo depavimentazione, “perché l’altra enorme partita è quella del piano del verde pubblico che, come ha indicato l’Europa, dovrà diventare piano della natura. La legge 10/2013, che stabilisce norme per lo sviluppo sostenibile degli spazi verdi urbani, con l’obiettivo di ridurre i consumi di territorio e migliorare la qualità dell’aria, è di tredici anni fa e noi siamo ancora sprovvisti degli strumenti adeguati per poter dare un vero compimento. L’obiettivo di questi primi dodici mesi di nostra amministrazione è stato quello di mettere le basi, ma ora dovranno seguire i regolamenti”.
Quello sul ‘depaving’, quello sul verde urbano e, ancora “l’adesione al Piano nazionale di ripristino della natura, avviato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Noi come Comune di Genova abbiamo dato la nostra adesione e inviato le nostre proposte, speriamo in un approccio coraggioso anche da parte di altri soggetti, perché di tempo non ne abbiamo veramente più. In questa estate le temperature medie di Firenze sono state più alte rispetto a quelle di Tunisi, tanto per avere un quadro della gravità della situazione”. C’è poi tutto il tema della gestione dell’ombra: “Non possiamo più permetterci di diminuire le zone d’ombra: anche per l’Europa questa diventerà un’infrazione. Ma l’investimento su un patrimonio arboreo datato come quello di Genova dovrà essere molto ingente. È stata persa la grande occasione rappresentata dal Pnrr, e questo è stato un vero peccato”.