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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

La Ferrari con il giovane Leclerc vince a Monza. Un pensiero a Sergio Marchionne

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di ANTONIO GOZZI

Dopo 9 anni di digiuno, la Ferrari torna a vincere il Gran Premio di Formula 1 di Monza e lo fa con la seconda vittoria consecutiva (quindici giorni fa aveva vinto il Gran Premio del Belgio) di Charles Leclerc, un giovanissimo pilota che non ha ancora compiuto 22 anni e che è già nella leggenda.

Chi ha potuto seguire la gara di Monza ha vissuto un’emozione indimenticabile. Il ragazzino partito in pole è riuscito a tenere la prima posizione per tutta la corsa e, nonostante i disperati tentativi di superarlo dei due piloti della Mercedes, l’inglese campione del mondo Hamilton e il finlandese Bottas, ha resistito per tutti i 53 giri fino in fondo e finalmente, in un tripudio di vessilli gialli della Ferrari e tricolori, è passato per primo sotto la bandiera a scacchi.

Una bellissima vittoria che esalta le straordinarie doti automobilistiche di un giovane pilota cresciuto nella Ferrari Driver Academy (gli scout e i selezionatori del Cavallino Rampante ci avevano visto giusto), umile e competente che, si dice, per bravura e carattere sarebbe piaciuto moltissimo a Enzo Ferrari.

A me il ragazzo ricorda per bravura e indole (tenacissimo e durissimo in gara, ma non esaltato nonostante il successo, prudente nelle parole, perfino con un velo di malinconia) Ayrton Senna, l’indimenticabile campione brasiliano.

All’inizio degli anni ’90 uscì un bellissimo cortometraggio su Ayrton, intervistato a lungo nel suo Brasile tra il verde dell’azienda agricola di famiglia e le spiagge atlantiche. Quell’intervista mi piacque talmente per l’equilibrio, la saggezza e il carisma del giovane campione che decisi di farla vedere ai miei studenti all’Università. Ne furono così colpiti che per giorni discussero e si confrontarono sul messaggio che emergeva da quel filmato di una leadership gentile ma di enorme fascino.

Ho la sensazione che Leclerc possa avere una carriera tanto o più importante di quella di Senna, fermata a 34 anni dal tragico incidente di Imola. E ho la sensazione che il giovane monegasco, che intervistato subito dopo la vittoria da una rete televisiva inglese ha chiesto di poter parlare in italiano e ha spiegato di fare così perché una vittoria della Ferrari a Monza valeva dieci volte di più di quella immediatamente precedente in Belgio, diventerà un gigante della Formula 1 non solo per le straordinarie capacità di pilota ma per le sue doti umane.

La vittoria di Monza, oltre che a Charles Leclerc, è merito della straordinaria performance di tutto il team della casa di Maranello, che ancora una volta ha mostrato il suo enorme valore.

Vincere due gran premi consecutivi significa essere ai vertici dell’automobilismo mondiale. La Formula 1 è un gioco difficilissimo, rischiosissimo e costosissimo, dove si confrontano duramente l’organizzazione, la tecnologia, la capacità innovativa e la forza finanziaria delle grandi case automobilistiche mondiali.

L’italiana Ferrari si batte oggi soprattutto contro lo strapotere della tedesca Mercedes e questa lotta, questa capacità di resistere e di vincere si è plasticamente mostrata nel Gran Premio di Monza.

Negli ultimi anni la Ferrari ha avuto momenti difficili segnati da molti problemi tecnici e organizzativi e da un evidente vantaggio competitivo degli avversari tedeschi. Ma Maranello non si è mai data per vinta e, sostenuta dall’incredibile eccellenza dei suoi ingegneri, tecnici e operai e guidata in una riorganizzazione anche dolorosa dal genio e dalla forza di Sergio Marchionne, ha saputo risalire la china e ritornare a vincere.

La gioia tutta italiana dell’indimenticabile domenica di Monza si deve anche a lui, che oggi avrebbe sorriso felice e probabilmente avrebbe commentato la vittoria con poche parole: “…pensiamo alla prossima…”.

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