di ALBERTO BRUZZONE
Biglietti e abbonamenti aumentati, servizio crollato dal punto di vista della qualità, tagli e cancellazioni, proteste da parte dei dipendenti e, ancor di più, da parte degli utenti. Gli ultimi quattordici mesi di Amt, ovvero l’azienda che si occupa di trasporti pubblici nella Città Metropolitana di Genova (a seguito della fusione tra la stessa Amt genovese e l’Atp, che si occupava invece dei trasporti in provincia), sono stati tra i più difficili della storia, e ancora non si riesce a intravedere una vera e propria uscita dal tunnel.
La crisi di Amt Genova è ormai uno dei dossier più delicati per la città e per l’intera area metropolitana. L’azienda di trasporto pubblico locale è arrivata a un punto di forte difficoltà economico-finanziaria, tanto da dover ricorrere alla composizione negoziata della crisi. Oggi, però, la situazione non è più soltanto quella di un’azienda da salvare: è in corso un vero e proprio piano di risanamento che coinvolge Comune, Città Metropolitana, Regione, lavoratori e creditori. In questo articolo di ‘Piazza Levante’ proviamo a ripercorrere la situazione.
Un buco finanziario pesante
La fotografia dei conti spiega la gravità della situazione. Il bilancio 2024 di Amt ha evidenziato una perdita di esercizio di 55,9 milioni di euro. Nell’autunno del 2025 l’azienda ha quindi presentato l’istanza per accedere alla composizione negoziata della crisi, con l’obiettivo di evitare conseguenze ancora più gravi e mantenere la continuità aziendale.
A gennaio 2026 il Comune di Genova parlava di un indebitamento superiore ai 200 milioni di euro. La procedura di composizione negoziata, accolta dal tribunale il 24 dicembre 2025, ha consentito di congelare la situazione e di avviare un percorso strutturato di risanamento.
La crisi, inoltre, non rimane confinata ai bilanci di Amt. Il Comune ha previsto per il 2026 uno stanziamento ordinario di 27 milioni di euro, al quale si aggiungono 4 milioni per la vigilanza delle corsie riservate. Nel novembre 2025 erano già stati trasferiti ad Amt 7,1 milioni di euro di contributo straordinario e nel bilancio 2026 è stato previsto un ulteriore accantonamento straordinario di 15 milioni. Complessivamente, il Comune quantifica in 22,1 milioni di euro l’impatto aggiuntivo della crisi Amt sulle proprie risorse correnti.
Il piano di risanamento
Nel maggio 2026 è arrivata una svolta. L’assemblea dei soci ha approvato il nuovo Piano industriale di risanamento, già approvato dai Consigli comunale e metropolitano.
Il piano si basa sostanzialmente su quattro pilastri: rafforzamento patrimoniale e finanziario dell’azienda, revisione dei contratti di servizio, nuova strategia tariffaria e interventi di efficientamento e razionalizzazione della struttura industriale.
L’obiettivo è quindi duplice: da una parte evitare il collasso finanziario, dall’altra rendere Amt strutturalmente più sostenibile nel lungo periodo.
Per raggiungere questo risultato sarà però necessario intervenire su un sistema che per anni ha accumulato criticità. Il piano prevede, tra le altre misure, pensionamenti anticipati volontari, ricambio generazionale, interventi per aumentare la velocità commerciale degli autobus, maggiore controllo dei titoli di viaggio, smaltimento delle ferie arretrate e sperimentazione del part-time per il personale viaggiante.
Il prezzo del risanamento lo pagheranno anche i servizi
La parte più visibile della crisi per i cittadini è probabilmente quella che riguarda il servizio.
Dal 1° luglio 2026 Amt ha sospeso Navebus, Taxibus e la navetta del Lagaccio. L’azienda ha spiegato che si tratta di servizi caratterizzati da una domanda molto bassa e che la loro sospensione rientra nelle misure di razionalizzazione previste dal piano di risanamento. Anche i servizi extraurbani hanno iniziato a risentire della politica di tagli e rimodulazioni di orario, con il risultato di aver isolato ancora di più i centri dell’entroterra.
È proprio qui che emerge uno dei problemi fondamentali della crisi: risanare un’azienda di trasporto pubblico non significa semplicemente tagliare le attività meno redditizie. Un servizio pubblico deve infatti essere valutato anche in base alla sua utilità sociale, alla funzione territoriale e alla possibilità di garantire mobilità a cittadini che non dispongono di alternative.

Il nodo dei lavoratori
Un’altra questione centrale è quella del personale. Nel 2026 le organizzazioni sindacali hanno proclamato diverse azioni di sciopero legate soprattutto al tema della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori di AMT. A luglio, per esempio, sono stati proclamati scioperi da diverse sigle sindacali.
Parallelamente, però, azienda e sindacati hanno raggiunto un accordo sulle misure di efficientamento. Il piano prevede pensionamenti anticipati volontari e ricambio generazionale, oltre a una serie di interventi sull’organizzazione del lavoro.
Il rischio è quello di trovarsi davanti a un difficile equilibrio: Amt deve diventare più efficiente senza compromettere le condizioni di lavoro e senza impoverire ulteriormente il servizio.
Una questione politica, oltre che economica
La crisi di Amt ha inevitabilmente assunto anche una forte dimensione politica. Il Comune di Genova ha dichiarato di voler mantenere l’azienda pubblica. Nel maggio 2026, commentando l’approvazione del piano, la sindaca di Genova e della Città Metropolitana, Silvia Salis, ha ribadito l’obiettivo di mantenere Amt pubblica e di lavorare per un trasporto di qualità a Genova e nella Città Metropolitana stessa.
La scelta comporta però una responsabilità importante: se Amt rimane pubblica, una parte significativa del rischio economico continua inevitabilmente a ricadere sulla collettività.
La domanda diventa quindi: quanto deve spendere il sistema pubblico per salvare Amt e, soprattutto, quali garanzie deve ottenere in cambio?

Il futuro passa dalla ristrutturazione del debito
Il piano di risanamento affronta anche il problema dei debiti pregressi. Tra le ipotesi contenute nella documentazione del Comune figurano, per esempio, un accordo con Trenitalia per un debito di 20 milioni di euro, il pagamento dei debiti tributari, una riduzione del 50% dei debiti verso alcuni fornitori non finanziati e la conversione in capitale del credito di 7,1 milioni vantato dal Comune di Genova. Il piano ipotizza inoltre che gli accordi di ristrutturazione possano diventare efficaci entro il 30 settembre 2026, salvo eventuali variazioni legate alla procedura.
Questo passaggio sarà decisivo. Il risanamento non potrà infatti limitarsi a ridurre le spese future: sarà necessario anche trovare una soluzione sostenibile per il peso dei debiti accumulati.
Una partita ancora aperta
La crisi di Amt, dunque, non può essere liquidata come un semplice problema di autobus che arrivano in ritardo o di linee che vengono cancellate.
Dietro i numeri ci sono scelte che riguardano il modello di mobilità di Genova: quanti servizi mantenere, quanto far pagare gli utenti, quanto deve investire il pubblico, come organizzare il lavoro e quali collegamenti considerare essenziali.
La situazione è migliorata rispetto al rischio di un possibile fallimento immediato: il piano industriale è stato approvato e la procedura di composizione negoziata ha permesso di guadagnare tempo. Ma il salvataggio finanziario non equivale ancora al risanamento definitivo.
La vera sfida dei prossimi mesi sarà dimostrare che Amt può tornare a essere economicamente sostenibile senza trasformare il risanamento in un semplice ridimensionamento del trasporto pubblico.
Genova ha bisogno di un’azienda efficiente, ma anche di un trasporto pubblico capace di sostenere la città. Il punto di equilibrio tra queste due esigenze sarà la vera misura del successo del piano di risanamento.