di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *
Eccoci alla seconda offerta d’itinerario, un piacevole anello lungo le sponde dell’Entella tra Chiavari e Lavagna che ci fornisce l’occasione per scoprire un luogo importante e ricco d’avvenimenti e richiami alla storia, alcuni non più visibili, ma databili e documentati.
Inizieremo il nostro viaggio fluviale dall’estremo chiavarese della foce. Qui finisce il suo lungo viaggio l’acqua del nostro torrente, che aveva iniziato il cammino dal complesso del Monte Lavagnola Bragagli in alta Valle Fontanabuona presso Lumarzo, e percorso la vallata per più di quaranta chilometri.
In questo punto possiamo vedere la storica Diga intitolata a Francesco Tappani, podestà di Chiavari dal marzo 1932. L’opera, realizzata nel 1937, arginava definitivamente il fiume sulla sponda destra e permise la costruzione dello “stabilimento elio terapeutico (la denominazione è di quei giorni) Lido”, una costruzione progettata dall’architetto milanese Beniamino Bellati e inaugurata nel maggio del 1938.
Risalendo lungo l’argine incontriamo il traliccio d’acciaio del ponte ferroviario. La struttura metallica ci rammenta l’apertura della linea Chiavari-La Spezia, avvenuta il 25 aprile del 1870. A ridosso del ponte, nei giorni di “seccagna”, potremo vedere ciò che resta del ponte Napoleonico in legno. Qui, col progetto dell’ingegnere francese Fèvre, fu realizzato il primo passaggio a mare dell’Entella. Il ponte fu aperto nel 1812 e restò attivo sino alla sua demolizione, garantendo la “via del mare”.
Ora possiamo risalire, percorrendo la pineta, in un tratto che costituiva la grande “Foresta delle Marscine”, che una rovinosa tempesta spazzò letteralmente via nel 1912, compromettendo definitivamente le abitazioni dei Marsina, la famiglia che abitava questo territorio.
Ora abbiamo raggiunto il Ponte della Libertà. La sua costruzione segna il passaggio al Novecento, e costituisce la nuova alternativa al transito tra Chiavari e Lavagna. Il ponte nuovo, a ridosso di quello ferroviario più a sud, fu aperto nel 1971con la costruzione dell’autostrada e i lavori accessori previsti.
Più sopra vediamo distendersi alla nostra sinistra il complesso di viale Kasman, anche questo, aperto nel 1967, concepito come complementare al nuovo percorso autostradale.
Del nucleo di casupole che incontriamo nel nostro percorso ne troviamo due degne di citazione. La prima costruzione, in chiaro stile ferroviario, era il casello detto “del vapore”, dove un operatore controllava e attivava le pompe che fornivano l’acqua al distributore lungo la linea ferroviaria. Qui veniva erogata la preziosa acqua per le locomotive a vapore, che riempivano i serbatoi assetati per produrre la potenza necessaria al movimento delle macchine.
Suggerisco di soffermarsi all’altezza dell’asse viario tra corso Lavagna e via Garibaldi, due tracciati stradali creati nei territori di Chiavari e Lavagna in modo speculare. Osserviamo con attenzione per rilevare ciò che resta del servizio d’attraversamento con la “scafa”, il rudimentale zatterino a trazione manuale tra le due sponde, già alternativo a quello più lontano della Maddalena. Con l’avvento del nuovo governo giacobino, “Il Giornale degli Apennini” informava che la “scafa” sarebbe tornata in uso, ma dopo gara pubblica e sottratta al controllo monopolistico privato.
Subito dopo troviamo le Case dei Botto, vera residenza di una specializzazione che per decenni ha fornito alla comunità un servizio indispensabile: “le bugaixe”, le lavandaie. A dire il vero l’attività era praticata da entrambi i sessi, e grazie al censimento di Lazzaro Boeri del 1878, veniamo a sapere che a Chiavari erano attivi 29 uomini e 46 donne per questo servizio, a Lavagna 5 uomini e 15 donne. Tutti abbiamo visto più volte le immagini della “bugaixe” nelle loro postazioni, con la tipica “ciappa” in ardesia per lavare i panni. C’era in questi quadretti ben poco di romantico: tutto l’anno in acqua, inginocchiate a sfregare e battere i panni. Con le carriole, oppure con le “rigadiere” ricolme in testa, le donne passavano al mattino a ritirare i panni da lavare. Dopo il lavaggio i panni erano stesi al sole sui grandi cannicci lungo le sponde. Tutto finirà nel 1924 con l’arrivo dell’acquedotto e la distribuzione dell’acqua nelle abitazioni. Il colpo definitivo a questa attività economica arrivò tra gli anni Sessanta e Settanta con la disponibilità delle lavatrici in ogni casa.
Siamo arrivati all’estremità più a monte della nostra esplorazione, cioè al Ponte della Maddalena, la più antica infrastruttura ancora in uso sul nostro territorio. Le documentazioni storiche ci raccontano di un ponte ben più antico e dedicato a Sant’Erasmo, un’opera interamente in legno con un altare dedicato al santo protettore di marinai, pescatori e naviganti. La struttura fu demolita dai Fieschi e ricostruita come la vediamo ai nostri giorni, e terminata nel 1210: la data è ancora leggibile in un’iscrizione sul muro della chiesa della Maddalena.
In prossimità della scala di risalita, due cartelli didattico informativi permettono un inquadramento dell’intera storia della struttura e del suo paesaggio circostante. Le cartografie esposte forniscono una ricostruzione puntuale di cronache e avvenimenti del monumentale e secolare mezzo di transito.
Attraversiamo il ponte, portiamoci sulla sponda di Lavagna e guardiamo con attenzione l’arco che troviamo appena ridiscesi sulla sponda opposta. Qui è ben visibile la fase più antica, quella del XIII secolo, e l’allargamento successivo ottocentesco. Non è difficile rilevare la diversa conformazione degli elementi: i laterizi più antichi, quelli all’interno del corpo della struttura, sono più minuti, di un colore decisamente più chiaro; l’anello dell’allargamento, che corre sui due lati, è realizzato con mattoni più grossi, di colore fortemente rossiccio: erano i mattoni ferraioli, la grande novità costruttiva di quel tempo.
Questo ammodernamento del ponte è progettato nel 1876, quando l’architetto civico Andrea Descalzi prevede l’allargamento della carreggiata per portarla alle attuali dimensioni.
Da qui possiamo decidere di procedere per due diversi itinerari: discendere lungo la sponda e ammirare quel che resta dell’imponente paesaggio agrario ortivo della Piana dell’Entella; oppure risalire e visitare la Chiesa di Nostra Signora del Ponte, un luogo di notevole valore storico, un santuario mariano edificato durante i lavori per la costruzione del ponte voluto dai Fieschi. Questo luogo ecclesiale crebbe nel tempo sino a divenirne, nel 1492, l’edificio di culto che tutt’oggi possiamo ammirare.
Scendendo verso Lavagna esplorerei l’antico percorso viario che troverete alla vostra sinistra. Scendendo, girate e seguite il Rio Rezza lungo l’asse di via Moggia. Giunti al gomito in prossimità dell’ultimo ponticello di collegamento, potrete risalire il corso del Rio e vedere un importante paesaggio rurale ancora ben leggibile.
Continuiamo a scendere in via Rezza: vi incontreremo la Cappella Mortuaria di Benedetto Marini, inaugurata il 5 novembre 1888, e proseguendo verso via Castagnola giungeremo all’antica Porta Ponente detta di Santa Caterina.
Camminare e guardare con attenzione può davvero divenire un’operazione preziosa, per capire e conoscere dove viviamo. Buon itinerario lungo l’Entella!
(* storico e studioso delle tradizioni locali)