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Giovedì, 25 maggio 2023 - Numero 271

Da irresponsabili aver fatto cadere il Governo Draghi: le conseguenze internazionali e interne

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di ANTONIO GOZZI

Ho passato buona parte della mia vita lavorativa all’estero e ho quindi una particolare sensibilità all’atteggiamento verso l’Italia espresso o percepibile sia nelle capitali europee che negli Usa.

All’apprezzamento convinto verso i tradizionali punti di forza del bel Paese (la cultura, la bellezza del paesaggio e dei valori artistici, la moda, il design, la cucina e il cibo) si accompagna normalmente una sovrana sfiducia nei confronti della politica italiana, vista soprattutto nei suoi bizantinismi, nei suoi trasformismi, nella sua instabilità e inconcludenza.

Dell’Italia, per queste ragioni, spesso non ci si fida e, anche se non lo si dice a voce alta, si pensa che il nostro Paese sia un malato incurabile.

L’avvento di Mario Draghi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva cambiato radicalmente e in pochi mesi la percezione e il giudizio dell’Italia all’estero.

L’enorme prestigio che Mario Draghi ha maturato soprattutto nei suoi anni di presidenza alla BCE, la Banca Centrale Europea, la forza mostrata nel salvataggio dell’euro, il famoso whatever it takes pronunciato nel luglio del 2012 nel pieno della crisi del debito sovrano europeo, le sue relazioni internazionali di importantissimo livello anche negli Usa, la sua specchiata competenza e il suo pragmatismo hanno fatto sì che, quando il Presidente Mattarella nel gennaio del 2021 lo ha chiamato a presiedere un governo di unità nazionale, la visione che il mondo ha dell’Italia sia migliorata enormemente.

Qualcuno ha detto che Mario Draghi ha ripristinato la fiducia nel nostro Paese da parte di tutto il mondo, e questo è certamente vero perché, sia a livello europeo che internazionale, l’azione del nostro primo ministro e la sua leadership sono state riconosciute da tutti, riconsegnando per la prima volta da molti anni all’Italia un ruolo da protagonista nelle scelte europee e atlantiche.

In particolare Draghi ha interpretato l’interesse dell’Italia come parte integrante del sistema europeo ed euroatlantico, ed è stato determinante anche per un’azione più incisiva dell’Europa riguardo alla lotta contro il Covid, riguardo al varo di un Pnrr molto ambizioso a dispetto degli egoismi nazionali, nella reazione ferma e senza ambiguità contro l’aggressione russa all’Ucraina, e negli ultimi mesi nell’avvio di un’importantissima opera di emancipazione dalla dipendenza europea dal gas di Mosca.

Il piano di indipendenza italiano dal gas russo è a ben vedere uno dei più grandi successi del governo Draghi che, grazie anche all’importantissimo ruolo dell’Eni, ha attuato una gigantesca e rapida azione di diversificazione delle fonti che probabilmente consentirà al nostro Paese di non avere razionamenti di energia neanche nel prossimo inverno che sarà il più duro.

La caduta del governo Draghi, provocata da piccoli calcoli di bottega di forze politiche che invece di pensare all’interesse nazionale sembrano ossessionate solo dai sondaggi elettorali, rischia di far cadere nuovamente la reputazione internazionale dell’Italia molto in basso, relegando nuovamente il nostro Paese nel novero di quelli inaffidabili.

E ciò è gravissimo per un Paese come il nostro, con un gigantesco debito pubblico che ormai veleggia verso i tremila miliardi di euro e che deve essere collocato anche all’estero, per il quale ogni 10 punti di spread in più significano circa 3 miliardi di euro in più all’anno di spesa per interessi. Dopo la caduta del governo Draghi lo spread è cresciuto di quasi 30 basis point, salvo poi riscendere un poco, con un extra costo per interessi sul servizio del debito valutabile tra i 6 e i 9 miliardi di euro in più l’anno. Soldi che non si potranno più spendere per opere o per interventi sociali. Per avere un’idea della portata di questa perdita si consideri che l’ipotizzata riduzione del cuneo fiscale è valutata intorno ai 12 miliardi l’anno.

Questo è il primo regalo della crisi. Altre difficoltà derivanti dalla caduta del Governo arriveranno nei prossimi giorni a partire dal probabile ridimensionamento degli interventi contro il caro energia per famiglie e imprese e dall’impossibilità di varare un’agenda sociale per proteggere i più deboli e i più colpiti dall’inflazione, a cui Draghi stava lavorando da tempo. Inoltre un governo che può svolgere solo gli affari correnti non potrà avere nessun peso in Europa sulla difficile discussione di un cap al prezzo del gas che Draghi aveva richiesto con forza negli ultimi mesi.

Ma un altro grande interrogativo aleggia nelle cancellerie occidentali: quale sarà l’atteggiamento che il nuovo governo uscito dalle elezioni del 25 settembre prossimo avrà nei confronti della guerra russo-ucraina, degli aiuti anche militari al paese invaso, della partita che ormai si è aperta e che riguarda tutto l’occidente riguardo ad un nuovo ordine mondiale?

Le forze che hanno fatto cadere il governo Draghi (M5S, Lega e il partito di Berlusconi) sono tradizionalmente le forze politiche italiane più vicine a Putin.

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