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Giovedì 11 giugno 2026 - Numero 430

Draghi e Mattarella: posizioni salde e giuste a sostegno dell’Ucraina e della sua libertà

Francoforte - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea, oggi 28 ottobre 2019. (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
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di ANTONIO GOZZI

Continuano a essere presenti nel nostro Paese posizioni e tendenze che ammantate da un discorso pacifista (i pacifisti della resa, come li ho definiti qualche settimana fa) sono in realtà di oggettivo sostegno alla narrazione russa della guerra.

Fino ad oggi, in nome della libertà di espressione, un certo numero di trasmissioni televisive e qualche giornale continuano a ospitare intellettuali e opinionisti dediti alla giustificazione o alla comprensione o alla relativizzazione delle posizioni russe.

Ciò che colpisce è l’accusa che questi personaggi, invitati nei vari talk-show, regolarmente fanno ai giornali e ai telegiornali di aver ‘militarizzato’ l’informazione sulla guerra russo-ucraina a tutto vantaggio degli Stati Uniti e della Nato. Santoro su La7 ha teorizzato questa tesi quasi nel nostro Paese non ci fosse più la libertà di stampa e di opinione.

Si ha l’impressione che queste critiche siano l’ultima trovata per non discutere mai nel merito e per sfuggire alla necessità di spiegare cosa si deve fare nei confronti del neo-imperialismo russo, delle sue guerre di aggressione, della non volontà di Putin di trattare alcunché’, delle falsità e menzogne quelle sì contenute nella narrazione russa della guerra, pardon dell’operazione speciale.

In realtà, come anche la recente intervista del Ministro degli Esteri russo Lavrov sull’italiana Rete 4 dimostra, le menzogne, il controllo dell’informazione, la pratica abolizione del diritto di opinione e di critica, un antisemitismo violento riguardano la Russia e il suo potere.

Per mesi i russi hanno sostenuto che mai avrebbero invaso l’Ucraina e che l’ammasso delle loro truppe alle frontiere di quel Paese non era che una grande esercitazione. Il 24 febbraio invece l’invasione è iniziata aprendo una tragica guerra.

I russi hanno sostenuto e sostengono che la destituzione di Zelensky e la sua sostituzione con un governo fantoccio non era nei loro piani quando tutti sanno che Putin il 24 febbraio ordina direttamente l’attacco nel cuore di Kiev e manda i suoi commando a cercare il presidente ucraino per ammazzarlo. Ma l’intera operazione fallisce, l’esercito russo perde migliaia di uomini e mezzi ed è costretto a ritirarsi.

Putin nega l’esistenza di massacri a Bucha, che invece sono ormai accertati da organismi di giustizia internazionale, e in segno di sfregio al mondo premia con onorificenze militari i reparti che a Bucha si sono macchiati di quei crimini.

Chi mente e dove sta l’informazione sistematicamente falsificata?

Come giustamente ha fatto notare Ernesto Galli della Loggia sul ‘Corriere’ è davvero bizzarro che tutte le intimazioni a negoziare i presunti pacifisti le rivolgono all’Occidente e mai alla Russia e cioè a chi ha iniziato effettivamente la guerra.

Non ci sono cortei, manifestazioni, slogan per invitare gli aggressori a fermarsi e trattare. Ci sono solo cortei e slogan che criminalizzano l’Occidente e gli Stati Uniti perché aiutano gli ucraini a difendersi. I guerrafondai saremmo noi e non chi ha invaso l’Ucraina con i carri armati e continua a lanciare missili su obiettivi civili.

Frange di sinistra e di sindacato, la parte di M5S capitanata da Conte, Salvini che riscopre il pacifismo di papa Francesco e vuole andare in Russia a parlare con Putin, sono aree politiche in caduta di consenso che guardano i sondaggi e vedono che una quota consistente dell’opinione pubblica è contraria all’invio di armi all’Ucraina e cercano di risalire la china richiamandosi alle paure collettive.

C’è un pezzo di politica italiana che è stata sconfitta dall’avvento di Draghi a Palazzo Chigi, di cui è nota la fede atlantista oltreché europea dichiarata anche nel discorso di insediamento alle Camere. C’è un pezzo di politica italiana che ha subìto la conferma di Mattarella al Quirinale e che vede come fumo negli occhi l’intransigenza del Capo dello Stato a favore della resistenza ucraina.

Draghi e Mattarella, la coppia da sogno come l’abbiamo sovente definita dalle pagine di questo giornale, i garanti del non sbandamento del Paese e della sua collocazione all’interno delle alleanze politiche e militari che hanno fatto la nostra storia.

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