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Giovedì, 8 giugno 2023 - Numero 273

‘Righe e Quadretti’: c’è vita (e che vita) anche dopo la terribile alluvione

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di DANILO SANGUINETI

La Cartoleria sotto il torrente come il Bar sotto il mare? No, perché mentre nei racconti di Benni si ride e si pensa, nel riassumere la serie di avversità che si accanirono contro ‘Righe e Quadretti’, la cartolibreria di Susanna Boschetti di via Millo 57, la sera del 9 novembre 2014, quando scoccò l’ora dell’ultima alluvione di Chiavari, viene solo da riflettere. E inorgoglirsi per la incrollabile volontà di riscatto che i commercianti colpiti, e tra loro spicca proprio Susanna, ‘la Ragazza della Carta’, ebbero nel voler riemergere (purtroppo anche in senso letterale) da una situazione che pareva senza scampo.

Il torrente Rupinaro da abituale rigagnolo si trasformò in pochi minuti in vorticosa rapida degna dei canyon delle Montagne Rocciose. La narrazione della titolare di uno degli esercizi commerciali più colpiti dall’impazzimento dei rivi cittadini sembra tratta da un film è invece poco più della nuda cronaca: “Avevo chiuso alle ore 20, avevo pensato che poteva peggiorare e misi due tavole su quello che era allora l’ingresso principale, quello che dà su via Millo, temendo che il Rupinaro, che pure era ancora molto basso, entrasse da lì nel negozio (il pavimento si trova un metro circa sotto la sede stradale) come era accaduto diverse volte in precedenza. Non potevo immaginare che due ore dopo l’acqua sarebbe entrata dall’altra entrata (ora l’ho eliminata), quella che dava su piazza Rupinaro. E non fu un’infiltrazione, fu un colpo di maglio che sfondò, dilagò, sollevò il bancone principale del negozio, lo catapultò nel retro, usandolo come ariete per svellere persino gli scaffali del magazzino. All’alba arrivai e impallidii. La merce, tutta la merce, era distrutta, quello che non galleggiava contorto si era tramutato in una orrida poltiglia di carta, plastica e fango. E non solo. Capii subito che l’impianto elettrico, le condutture, l’intonaco, il pavimento erano ‘andati’. Restavano i muri di pietra e il tetto, niente altro”.

Il guaio fu causato dallo stato miserevole delle fognature e dei condotti sotterranei che, intasati, erano esplosi, avevano allagato la piazza e ogni vano circostante. “Ci vollero diversi giorni solo per estrarre il materiale. A questo proposito furono straordinari i ragazzi, tanti, e quasi tutti a me sconosciuti, che si presentarono, si rimboccarono le maniche e aiutarono per diverse ore con uno slancio che mi commosse nel profondo. In sei tra i più robusti dovettero impegnarsi allo spasimo per estrarre il bancone conficcatosi nel muro. Ogni anniversario dell’alluvione pubblico sulla pagina Facebook del negozio un messaggio a loro dedicato”.
Angeli del fango, la migliore gioventù che Chiavari scoprì, anche con un certo stupore, di possedere proprio in un’occasione così drammatica. Passato il primo momento nel quale reagisci con una scarica di adrenalina all’avversità che ti ha colpito, arriva il momento peggiore: quello nel quale rifletti con calma e pensi a se e come rimetterti in piedi.

“Giusto, la vera sfida cominciò nei giorni, anzi nelle settimane seguenti. Avevo perso tutto, eravamo alla vigilia del periodo di vendità più importante dell’anno, molto di quanto era andato distrutto dovevo ancora finire di pagarlo. Si badi bene che nel nostro settore il non venduto va comunque pagato a 60 giorni, non esiste il reso come per esempio per le edicole. Ma saldare i debiti con le ditte fornitrici (e io ho pagato tutto fino all’ultimo centesimo…) e farne altri per rifare il magazzino e tornare a riempire gli scaffali era ancora niente. Prima e soprattutto c’era il discorso della ricostruzione. Muri, pavimenti, impianto elettrico, finimenti, suppellettili, decorazione. Non sapevo da dove cominciare”.

Un sostegno parziale arriva dalla Camera di Commercio. Ma Susanna Boschetti, alla soglia dei 40 anni appena varcata, decide di provvedere di tasca sua, non può attendere i tempi lunghi e incerti della burocrazia. “C’era poco da scegliere. O annegavo, questa volta in un mare di pagherò, o ‘nuotavo’. Ho voluto andare avanti. Prima di tutto la forza l’ho trovata proprio nel sostegno di quelle persone – lo ripeto tante e oltre ogni mia più rosea attesa, essendo di qui e conoscendo o pensando di conoscere questa città – sapevo che dovevo farlo anche per loro. E poi, lo confesso, tenevo troppo a questo negozio, mi piace quello che faccio, adoro stare tra la gente, sono un’appassionata di decoupage, tanto da organizzare per diversi anni appositi corsi. E allora ho agito. Ho acceso un mutuo sulla casa lasciatami da mio papà e ho finanziato i lavori di restauro durati quattro mesi”.
Complicati perché siamo nella zona più antica di Chiavari, i muri sono di pietra, una delle colonne del magazzino si è rivelata appartenente a un pozzo databile al Medioevo. “Abbiamo proceduto con estrema cautela. E ogni giorno che passava era un altro segno meno nel mio libro contabile: perché in questi eventi la gente pensa al danno emergente (altro aggettivo dal doppio e amaro senso), pochi riflettono sul lucro cessante, ossia sui quattro mesi senza guadagni”.

‘Righe e Quadretti’ ce l’ha fatta. Il lieto fine appare inevitabile. O no? “Per carità, sono orgogliosa di quanto ho fatto, praticamente da sola, chiedendo solo gli aiuti indispensabili alla mera sopravvivenza. E oggi, a cinque anni di distanza, posso dire di essere contenta. Non tranquilla, però, perché opero in un settore che in città ha grande concorrenza: siamo una decina in città nel settore cartolerie, poi c’è la concorrenza della grande distribuzione – i supermercati hanno oramai quasi tutti una zona dedicata – e bisogna sempre essere in grado di offrire qualcosa di originale o di diverso”.

In questo Susanna è aiutata dalla passionaccia per la sua attività. “Ho dovuto interrompere i corsi di decoupage perché avendo una sola aiutante che mi sostituisce qualche ora e dovendo tenere aperto 12 ore al giorno per imprescindibili ragioni commerciali da lunedì mattina a sabato pomeriggio, con la sola domenica di festa, il tempo non mi bastava più. E questo è un ‘negozietto maledetto’. Mi spiego: se dai l’anima, lui ti restituisce in cambio qualche soddisfazione. Ma se ti siedi, sei fritta! E allora ogni domenica vado per fiere ed esposizioni per trovare gli oggetti particolari, intelligenti, carini da mettere sugli scaffali. E sono attenta all’ecologico, al wellness. Vendo solo zaini ergonomici per gli studenti, per fare un esempio. Ho un motto e lo seguo senza fallo: tutto quello che ho qua dentro, lo comprerei senza esitare, se fossi una cliente”.

Che tipo, la Ragazza della Carta. Che proprio come il materiale che sa trattare, vagliare, trasformare in mille modi, oltre che vendere, è apparentemente fragile mentre alla prova si rivela resistente e coriacea perché flessibile e adattabile alle circostanze. Viene il sospetto che nella sua personalissima variante della Morra Cinese la carta vinca sia sul sasso (le pietre dei corsi d’acqua imbizzarriti) che sulle forbici (i tagli imposti dal destino o qualche potere un po’ troppo ottuso).

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