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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Attraversare l’Entella: come ci si è spostati secolo dopo secolo tra le sponde di Chiavari e di Lavagna (1)

L’attraversamento dell’Entella e la viabilità circostante ci permettono di ripercorrere un arco di tempo vastissimo, di scoprire e rileggere le tante tematiche poste dall’evoluzione del territorio e apprenderne la storia
Il Ponte Vecchio sul fiume Entella fu ricostruito in legno nel 1623, dopo i danni subiti nella rovinosa alluvione del 1608
Il Ponte Vecchio sul fiume Entella fu ricostruito in legno nel 1623, dopo i danni subiti nella rovinosa alluvione del 1608
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di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

Ciò che oggi non è assolutamente un problema, e che facciamo senza nemmeno pensarci, l’attraversamento del nostro fiume tra Chiavari Lavagna, per secoli ha comportato problemi di varia natura, spesso di natura politica e di dominio del territorio.

Proviamo a ricapitolare i diversi modi per superare il corso d’acqua ripercorrendo luoghi e tempi. A partire dalla foce troviamo il ponte ferroviario, un graticcio d’acciaio su piloni in pietra che permette il transito dall’aprile del 1870. Poco prima, non più visibile se non in foto o immagini d’epoca, il Ponte Napoleonico disegnato dell’ingegnere Fèvre e percorribile dal 1812.

Un notevole vuoto geografico e un arco di tempo secolare ci porta poi al Ponte della Maddelena; a questo punto è necessaria una precisazione per poter datare e dare un senso alla sua costruzione. Ben prima del XIII secolo era presente nel medesimo luogo un ponte in legno, una struttura che collegava un complesso viario di notevole interesse e garantiva l’unico punto di passaggio nell’intero territorio. Questo ponte aveva il nome di Sant’Erasmo, oppure, in alcuni scritti era indicato come Ponte del Marinai. Queste indicazioni toponomastiche erano in relazione reciproca, anzi rappresentavano una sorta di sinonimo, dal momento che Sant’Erasmo è il patrono protettore dei marinai. 

In un momento molto importante e altrettanto burrascoso nei rapporti tra Comune di Genova e i territori dei feudi, il lato est combaciava col territorio dominato dai Fieschi, la cui famiglia risiedeva nel palazzo comitale d’innanzi alla Basilica di San Salvatore. I nobili Fieschi avevano costruito un nuovo ponte e ne controllavano il transito. È qui necessario rilevare un dettaglio importante: nella seconda espansione del borgo di Chiavari, il Capo Borgo deliberato dai Consoli genovesi nel 1208, furono i Fieschi a promuovere la costruzione della Chiesa di San Francesco, e a dare in concessione ai frati la gestione dei prelievi di passaggio sul nuovo ponte della Maddalena. 

Gli studiosi che hanno affrontato molteplici indagini su quest’opera che è una delle più antiche e tuttora in uso corrente, citano diversi documenti per datarne l’edificazione. Il Garibaldi la indica nel 1210, altri, il Castellini e il Ravenna, la legano al ponte precedente del 1164, il Massa e il Della Cella ne permettono un’indicazione tra il 1210 e 1212.

Su quest’opera sono necessarie alcune precisazioni che nascono dal suo inserimento nel paesaggio circostante. Quando fu realizzato questo ponte, il primo a permettere un transito regolare, esisteva già una sviluppata rete di sentieri, mulattiere e cammini di transito; una carta conservata nell’Archivio Storico del Comune di Chiavari ci permette di leggere nel dettaglio l’intero paraggio. 

La sponda verso Chiavari era interamente attraversata dalla Strada Vicinale della Chiusa, che prendeva avvio dalle Piane di Ri, attraversava Caperana e giungeva a San Lazzaro. Sempre indagando la carta possiamo verificare che nel punto di realizzazione del Ponte di Sant’Erasmo e poi Maddalena, scendevano dalle colline diverse percorrenze che raggiungevano il transito nella via di Rì dei Castagnola, una sorta di raccordo dell’intera viabilità collinare. 

Dal lato di Lavagna si raggiungeva il ponte uscendo dalla Porta di Santa Caterina, percorrendo l’attuale via Fieschi, costeggiando il Rezza e raggiungendo la Maddalena. A nord del complesso si trova la salita dei Cento Scalini che raggiungeva l’intero impianto collinare; più in basso e lungo la strada della Ramella si giungeva alla Terra della Giara dei Bancalari e alle Proprietà dei Padri di San Giuliano. 

Da questi dati verifichiamo che il fiume era un confine tra due comunità; il ponte univa viabilità consolidate nei secoli e garantiva i contatti su territori ben più vasti. Da qui si poteva proseguire sino a Carasco ed incontrare il così detto Ponte Vecchio. Per trovare informazioni storiche su questo importante transito dobbiamo rileggere i manoscritti di Agostino Busco e rilevare che il ponte fu ricostruito in legno nel 1623, dopo i danni subiti nella rovinosa alluvione del 1608. Con la ricostruzione il ponte venne dotato di una piccola cappella con la statua di Nostra Signora delle Vigne, con ai lati le immagini dei Santi contitolari della Chiesa parrocchiale di Carasco, Marziano e Biagio. 

Una nuova piena straordinaria travolse poi il ponte, e l’opera venne ancora una volta ricostruita nel 1772; quando l’ennesima perturbazione disastrosa portò ad una nuova costruzione, il Consiglio degli Anziani di Chiavari deliberò che la rinnovata opera fosse in pietra, e stanziò una spesa di lire 55.000. L’edificazione fu appaltata al Capomastro Giovanni Battista Bonino. 

Molto importante il giudizio espresso in quella sede sulla necessità di ricostruzione della struttura: “Scopo della fabbrica di questo ponte la strada di Lombardia, principale e continua speranza del commercio chiavarese con quelle vaste e pingue regioni; ma la strada stessa solo dopo 70 anni, cioè nel 1852 si portava appena a Borzonasca, in prosecuzione del tratto Chiavari Carasco, che già dal 1834 era stato costruito”. 

Questa viabilità rispecchiava i più antichi percorsi: la strada che sale da San Lazzaro e attraversa la Comorga, la rete dei sentieri della collina di San Bartolomeo (la Mula, il Pino, la Picetta) che allacciavano, attraverso la discesa dai Selaschi, alla Ratta per raggiungere il Ponte Vecchio. Solo nel 1909 si aprì il varco di San Lazzaro e la possibilità di costruire il nuovo Ponte che attraversa la piana e raggiunge Carasco. 

L’attraversamento dell’Entella e la viabilità circostante ci permettono di ripercorrere un arco di tempo vastissimo, di scoprire e rileggere le tante tematiche poste dall’evoluzione del territorio e apprenderne la storia. Per proseguire il nostro cammino e giungere a tempi più recenti indagheremo la nuova viabilità tra Ottocento e Novecento, quando Chiavari e Lavagna realizzano il nuovo ponte, un’opera che attraversando il dantesco Entella genererà nuovi quartieri (continua).

(* storico e studioso delle tradizioni locali)

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