di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *
Per secoli, l’unica direttrice che attraversava la zona est di Chiavari prendeva l’avvio da Capo Borgo, proseguiva lungo il piede collinare sull’attuale Via Entella, per raggiungere il Ponte della Maddalena. Lungo questo tracciato possiamo ancora ritrovare i percorsi che risalivano la collina per raggiungere le frazioni più isolate e travalicare verso l’interno.
Nell’Archivio Storico del Comune è custodito un prezioso rapporto, emesso periodicamente a cura delle Amministrazioni sino agli anni ‘40 del Novecento, che permette di rilevare che questa rete collinare, oggi derubricata a sentieristica, era una vera e propria rete stradale pubblica, che definiva l’intero impianto viario fuori dalla città.
I nuclei urbani erano dotati di strade carrettabili sin dai secoli più lontani, mentre solamente nell’Ottocento il territorio extraurbano fu oggetto di un’attenzione progettuale di rinnovamento della viabilità, con un lento sviluppo che giunge sino ai nostri giorni.
Il primo passo che troviamo è quello che denominiamo Malpertuso, uno stretto vicolo voltato per un breve tratto che lo unisce al Capo Borgo, l’attuale Via Vittorio Veneto. L’origine del nome Malpertuso è davvero antica, e la ritroviamo nei rilievi e nelle carte che ci illustrano il nostro territorio. Il vicolo era così chiamato perché conduceva il viandante ad un piccolo nucleo di case appartenenti alla famiglia dei Malpertuso. Le case si trovavano in alto sulla collina, ed erano attraversate dalla strada di Rì Alto che raggiungeva l’antica Chiesa di San Michele.
Oggi, per raggiungere la nostra meta di San Michele di Rì potremmo utilizzare la Circonvallazione a monte, aperta nei primi anni del Novecento, di qui imboccare la via Colombo Sannazzari, il collegamento con Leivi realizzato dall’amministrazione Gatti nel 1965, e raggiungere il luogo comodamente in macchina. Più anticamente si raggiungeva l’ambito collinare utilizzando i passaggi attrezzati per il transito dei muli, una fitta rete di stradine che percorreva l’intero territorio.
Dall’asse Via Piacenza – Via Parma, l’antica Strada Provinciale di Temossi, realizzata nell’Ottocento da un Consorzio di Comuni tra Chiavari e Borzonasca, rileviamo tutti gli innesti che risalivano verso la collina. A monte di questa arteria si inerpicava una rete di passaggi, quasi tutti definiti “vicinali”. Nella zona di San Lazzaro salivano la “Caperana”, con innesto dai Piani di Rì, poi la “Bona”, la “Cogornina”, scendendo verso la foce dell’Entella, la “Castagnola di Rì”, articolata in due tratti, uno comunale e uno vicinale.
Giunti nella vasta area circostante il cimitero urbano, superato il piazzale d’ingresso, troviamo la Salita Ceive. Gli analisti interpretano il significato di questo termine come derivante dall’antica Chiesa di San Michele, popolarmente indicata come “pieve”, che nell’uso locale suona “ceive”. Nell’opera dedicata all’Arcidiocesi di Genova nel 1888, i fratelli Angelo e Marcello Remondini descrivono la loro visita a San Michele di Rì, che indicano costruita in un tempo anteriore al IX secolo, e riportano la diffusione del culto a San Michele come introdotto dai Longobardi tra il 590 e il 773. Successivamente, le carte d’archivio documentano la presenza Benedettina in Rì citando il “Registro Arcivescovile” del 1143, in cui è indicata “San Michelis de Lavania”. Il richiamo a Lavagna conferma il ruolo di sede della Pieve.
Ora, dall’imbocco che sale subito dopo il cimitero, iniziamo a salire. Già dai primissimi passi e sino all’innesto con la Circonvallazione a Monte, potremo avere un’interessante panoramica della monumentalità del cimitero urbano. Il complesso è realizzato ad applicazione dell’editto – decreto napoleonico di Saint Cloud del 1806 che imponeva il seppellimento dei morti al di fuori dei perimetri urbani. Chiavari, sede circondariale, ne emanò le norme su tutto il territorio di sua competenza. Vi fu una prima fase in cui il cimitero era contenuto nella piana di Rì, seguita da una vera e propria riprogettazione a cura dell’architetto Gaetano Moretti, con la realizzazione di una necropoli dall’impianto vasto e articolato. L’arte funeraria del tempo, con valenti artisti locali, primo fra tutti Luigi Brizzolara, permise la realizzazione di opere di grande valore artistico e monumentale tuttora riconosciuto.
Procedendo oltre, riprendiamo il percorso che segue l’andamento della circonvallazione, parallelo ad essa ma più all’interno, attraversando un paesaggio molto interessante, con gli antichi casali ai quali si accede da questa arteria. Passiamo tra uliveti e abitazioni antiche, sino a raggiungere la prima via che incrocia la Ceive; qui, poco prima della storica Villa Irene, troviamo una possibile deviazione che attraversa la valletta di Rì e supera l’attuale viadotto dell’autostrada per raggiungere la parrocchiale di San Michele dal versante opposto. Noi invece proseguiamo dritti e superiamo Villa Irene seguendo la vecchia strada. Qui s’innestava la via del “Castello”, incrociandosi, a sua volta, con la San Nicola situata poco sopra.
Da qui per raggiungere San Michele avremmo diverse possibilità. Potremmo percorrere Via Colombo Sannazzari, oppure salire per il breve tratto che giunge dalla salita San Nicola più a ovest. Qui il panorama si apre sull’intera città e permette una bellissima visione del Tigullio e di Chiavari. È riconoscibile lo stacco netto tra la collina e l’urbanizzazione cittadina: voltandosi verso monte le case si diradano e compaiono i terrazzamenti e gli uliveti.
Seguendo la carrozzabile, poco prima del piazzale prossimo alla chiesa, potremo vedere, sulla sinistra, due fabbricati interessanti. A sfioro della strada si può scorgere un’antica cappella votiva, di cui rimane solo lo spoglio corpo di fabbrica. Qui transitavano le rogazioni e le processioni, in particolare quella della Madonna della Neve, un culto praticato sino ad oggi.
Proseguendo di pochi metri, a ridosso di un canneto poco sopra la strada, c’è un’“uccelliera” per l’attività venatoria, che iniziava dal sottostante piazzale dei Cacciatori e proseguiva su tutta la dorsale con questa tecnica particolare in cui i cacciatori si appostavano in questi ‘casetti’ muniti di feritoie per sparare alle prede.
Finalmente raggiungiamo la chiesa di San Michele, con il suo bellissimo “rissêu” che valorizza il sagrato e, sopra l’ingresso della navata principale, l’opera del frescante chiavarese Armando Peirano, un’icona dedicata a San Michele che trafigge il drago.
La passeggiata di Salita Ceive è un luogo di notevole valore paesaggistico che merita l’esplorazione, ed è, nelle nostre colline, una passeggiata per tutti.
(* storico e studioso delle tradizioni locali)