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Giovedì 17 settembre 2026 - Numero 444

Parco di Portofino, il pasticcio è servito: passa la soluzione a tre comuni. Gli ambientalisti: “È una vera porcata”

Il ministro Pichetto Fratin in Parlamento: “L’estensione a undici comuni era invisa agli interessati e anche alla Regione Liguria”
Il parco di Portofino al centro di una lunga vertenza per diventare nazionale
Il parco di Portofino al centro di una lunga vertenza per diventare nazionale
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di ALBERTO BRUZZONE

“L’ipotesi di delimitazione del Parco Nazionale di Portofino circoscritta a tre comuni è prevalsa rispetto all’estensione a undici comuni, poiché invisa a gran parte dei comuni interessati e stante la ferma contrarietà della Regione Liguria. Si è inteso raggiungere un punto di equilibrio, garantendo l’esigenza di tutela ambientale del territorio, sulla scorta delle indicazioni tecnico scientifiche acquisite, e al contempo assicurando certezza giuridica e stabilità dell’assetto istituzionale dell’Area protetta, in un contesto caratterizzato da incertezze di lunga data, cagionate dalle diverse pronunce dei giudici amministrativi”. 

Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, rispondendo al question time alla Camera a una interrogazione del deputato del Partito democraticoLuca Pastorino.

“Tutto questo non preclude un ulteriore sviluppo ed un eventuale allargamento della tutela a quei Comuni che manifesteranno la volontà di entrare nel Parco, come peraltro più volte accaduto per altri Parchi Nazionali – ha detto ancora Pichetto Fratin – Tale possibilità potrà compiersi nell’alveo delle valutazioni già fornite da Ispra in sede di perimetrazione provvisoria, e ovviamente previo accordo con Regione ed Enti locali interessati”.

“In merito alla tutela dell’Area marina protetta – ha proseguito il ministro – si rappresenta che la volontà del legislatore è chiara, e consiste nella creazione di un Parco Nazionale con estensione a mare. Difatti, il testo della norma istitutiva chiarisce che il territorio del nuovo Parco comprende la già istituita Area protetta di Portofino. Non ci sono due soggetti distinti, ma un unico soggetto giuridico – ossia il Parco Nazionale di Portofino – che presenta una parte a terra ed una parte a mare”.

“La tutela e conservazione dell’Area Marina protetta, sino ad oggi garantita dal Consorzio di Gestione, è assicurata dall’Ente Parco quale soggetto gestore – ha concluso Pichetto Fratin – La governance e l’organizzazione del Parco, comprensivo dell’Area marina protetta, così come configurati nel decreto istitutivo, potranno garantire i più adeguati livelli di tutela, sia della parte terrestre che della parte marina”.

Le parole del ministro non hanno convinto Pastorino, che osserva: “Calpestando una sentenza del Consiglio di Stato che aveva bocciato il parco di Portofino a tre Comuni, il Governo tira dritto, lo allarga a mare e cancella l’Area marina protetta istituita nel 1999 che aveva garantito la salvaguardia di flora e fauna marina e sempre tutelato il territorio. Quello che sta accadendo è una vergogna e non si capisce perché il parere di Regione Liguria sia vincolante mentre una sentenza del Consiglio di Stato no”. 

Secondo Pastorino, “si poteva almeno adottare il modello delle Cinque Terre con due enti distinti, Parco nazionale e Area marina protetta. Invece si sceglie di distruggere un lavoro ambientale portato avanti da professionisti accreditati nel nome dell’ideologia leghista e del volere di Regione Liguria che ha sempre ostacolato il parco nazionale. Oggi ci troviamo con un futuro di incertezza assoluta per il territorio, per chi ci lavora e siamo potenzialmente davanti a un disastro. Ho chiesto al ministro di ripensarci, ma se non accadrà siamo pronti a fare battaglia”.

Forte delusione anche tra ambientalisti e attivisti che da quasi dieci anni si battono per una soluzione più vasta e più rispettosa sia dell’ambiente che della biodiversità: “Facciamo un mini parco per consentire ai cacciatori di continuare a fare i loro interessi e per consentire ai proprietari delle ville di fare i comodi loro”. 

Il parco sarà il più piccolo d’Italia, anche più piccolo rispetto al Parco nazionale delle Cinque terre e, per salvare le modeste dimensioni, è stata inclusa nei confini anche l’Area marina protetta di Portofino, che aveva già una classificazione nazionale. 

“Ma tutto questo va contro ogni logica – tuona Massimo Maugeri, esponente di Legambiente nel Tigullio e membro della Comunità del Parco di Portofino – Anzi, diciamolo senza giri di parole: questo decreto è una schifezza. Non si tiene in nessun conto il parere tecnico di Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ndr) che aveva bocciato la soluzione a tre comuni e chiesto un’area di diecimila metri quadrati. Non è stato ascoltato minimamente il territorio. Non c’è stata nessuna condivisione, se non di facciata, non è stato fatto il minimo ragionamento su quali preziose opportunità avrebbe portato l’istituzione di un parco nazionale vero. Si continua a trattare il Parco di Portofino come il giardino delle ville dei ricchi”. 

Maugeri, in un’intervista a ‘Repubblica’, osserva: “Questa è una decisione politica e non tecnica, è del tutto evidente. Come tale va accettata ma speriamo che si possa tornare a parlare di un allargamento dei confini una volta che sarà alla guida del paese un governo con una sensibilità differente. Anche se, per esperienza, dico che allargare i parchi dopo è sempre stato molto difficile”. 

Secondo l’esponente di Legambiente, “il Parco nazionale è anche un’occasione per tutelare più territorio possibile nell’ambito del contrasto ai cambiamenti climatici. Ma se la superficie è così ridotta, vuol dire che non si è capito nulla di dove il mondo sta andando”. 

Delusione anche da parte di Ermete Bogetti, esponente di Italia Nostra e del Coordinamento per il Parco nazionale di Portofino: “Un parco a tre comuni non si pone lo scopo di salvaguardare il territorio. Semmai, di salvaguardare degli interessi privati. Ora l’auspicio è che, per quanto di modestissime dimensioni, il Parco nazionale venga completamente svincolato dalla politica regionale e dalle decisioni locali”. Non è detta però l’ultima parola: “Speriamo che il presidente Mattarella non firmi il decreto”. 

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