di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *
L’esplorazione di questa settimana, nel cuore del Centro Storico chiavarese, ci permetterà di conoscere meglio il passato più remoto della nostra comunità.
Osservando l’odonomastica cittadina, cioè l’insieme dei nomi di strade e piazze di una città (in sintesi la sua anagrafe stradale), troviamo nomi che ci possono aiutare a meglio comprendere l’esperienza.
Consideriamo per primo il nostro popolare Carruggio Dritto, e proviamo a leggerne il significato più antico a partire dal nome latino: “Carrubia Recta”. Troviamo questo termine nella nomenclatura descrittiva dell’urbanizzazione di Chiavari del 19 ottobre 1178. La mappatura della nuova fondazione della città prevede un percorso viario centrale fiancheggiato da parallele a monte e verso il mare; queste vie sono poi unite da una serie di vicoli ortogonali. Questo reticolo risulta compreso nel perimetro tra Via delle Vecchie Mura, l’asse Via Doria-Via Delpino, e Corso Garibaldi sino a Piazzale San Francesco, cioè il fronte murario del borgo medievale di Chiavari.
L’indicazione popolare della nostra Via Martiri della Liberazione, ‘Carruggio Dritto’, riprende e ripropone l’antica denominazione fondativa di “Carrubia Recta”.
Una delle vie di congiungimento ortogonale, all’estremo ovest, si chiama a tutt’oggi ‘Via delle Vecchie Mura’. Un nome che non richiede particolari richiami storici, in quanto suggerisce immediatamente quale fosse la sua origine e il suo ruolo nella costruzione del “burgus”: era il versante murario che scendeva dal castello e raggiungeva l’angolo sud ovest, il Bastione di Sant’Antonio.
Nella mezzeria, cioè in fase con la “Carrubia Recta”, stava la Porta di Rupinaro, uno degli ingressi al borgo fortificato. Durante alcuni scavi archeologici del 2013 si sono potuti rilevare i correnti delle fondazioni murarie e un varco di transito anche all’altezza di Via Giuseppe Raggio, probabilmente rimaneggiato in diverse occasioni come risultava dal rilievo archeologico.
Prima di continuare l’indagine in questa zona e proseguire, vorrei fare un breve excursus e citare un’indicazione in uso ai chiavaresi più anziani: “Capu Burgu”. Si tratta della porta di transito opposta a quella rilevata in questa zona, sempre sull’asse del Carruggio Dritto. L’area di Capo Borgo si riferisce alla seconda progettazione urbanistica di Chiavari, portata a termine nell’aprile del 1209, che vedrà realizzati la Chiesa e il complesso di San Francesco, e le attuali Via Entella e Vittorio Veneto. Le autorità genovesi deliberavano: “Terram Comunis Ianue extra murum burgi Clavari… ad ipsam edificandam”, autorizzando così l’edificazione sull’area fuori dalle mura ad est del borgo già edificato.
Ma torniamo a Rupinaro e saliamo lungo la via alle spalle della Chiesa dei Filippini, da dove imbocchiamo la Salita al Castello, realizzata nel primo Ottocento per garantire il transito verso la strada di Leivi, all’epoca nulla più che una mulattiera. Dall’angolo posteriore della Chiesa dei Filippini e per quasi tutto il tragitto potremo percorrere il paramento murario difensivo del fianco nord ovest del burgus. Salendo, e guardando con attenzione, potremo riconoscere le diverse fasi della costruzione: in particolare, a ridosso del condominio contemporaneo, il primo rifacimento ottocentesco di Villa Botti. Guardiamo nuovamente il muro e vi potremo rilevare i buchi pontai, fori passanti per le carpenterie in legno usati per la costruzione e per le manutenzioni. Prima della ‘Casa del Rivellino’ possiamo vedere alcune asole feritoie per le balestre, dei tagli murari per scoccare le frecce; naturalmente all’interno c’è il passo d’uomo per permettere il movimento alle guardie. Dal XV secolo saranno disponibili le prime armi da fuoco e i sistemi difensivi si adegueranno.
Ora saliamo ulteriormente per raggiungere il “castrum Clavari”. Il maniero è indicato negli ‘Annali’ del Caffaro con un riferimento scarno e preciso: “…et castrum Clavari edificaverunt…” nell’anno 1167. Guardando il maniero da Nord, è possibile rilevarne le diverse fasi costruttive, i tamponamenti, le sopraelevazioni realizzate nel tempo. A questo riguardo, per chi volesse approfondire l’indagine archeologica e stratigrafica degli alzati murari del castello, consiglio la lettura di un articolo di Ida Chiappe (“Ricerche storico-archeologiche sul Castello di Chiavari”, in ‘Archeologia dell’Architettura – VIII’ Firenze, 2003).
La costruzione del Castello portava a compimento e ribadiva il nuovo ruolo politico del Comune di Genova e dell’assetto del territorio di Chiavari. Scrive il Prof. Geo Pistarino, insuperato studioso della storia medievale genovese: “La costruzione del castello era il punto d’arrivo di una serie d’eventi predisposti dall’oculata politica genovese”. Solo l’anno precedente, il 1166, i Conti Fieschi di Lavagna “stipulavano o, meglio, erano costretti a stipulare un trattato col comune, giurando fedeltà”. Perciò quando guardiamo il castello non dobbiamo solo intenderlo come struttura militare e di difesa armata, ma soprattutto come rappresentazione di un nuovo istituto giurisdizionale, con un dedicato e più autorevole status per gli abitanti del “burgus Clavari”.
Il castello chiavarese costituiva anche un forte presidio viario, tappa di una serie di diverse presenze del Comune di Genova articolate sino all’estremo della Liguria di Levante.
Ora potremmo avviarci verso la Salita Gianelli e verificare l’intera struttura ancora presente: sotto Villa Giorgi è ben visibile la torre neogotica poggiata sulle mura medievali. Questa costruzione fa parte dei diversi rifacimenti interni del complesso murario. La torre fu realizzata nel primo Ottocento, e restaurata durante il recupero residenziale di Villa Giorgi. Durante questi lavori, che compresero anche lo scavo dei box interrati, fu eseguita un’attenta campagna di scavo archeologico. I lavori hanno permesso di verificare le tecniche di costruzione utilizzate, e il tipo di fondazioni, eseguite a sacco con una potente risega per realizzare la parte più bassa della cinta muraria.
Nel corrente ortogonale a Salita Gianelli, tra la Torre neogotica e i resti del bastione, si è rilevata la presenza di una porta tamponata, un particolare mai rilevato prima, che testimonia di un possibile punto di transito. Di qui le mura discendevano sino all’angolo di Piazza Verdi. Negli scorsi anni, durante un’attività di verifica archeologica, sono state intercettate le murature medievali nel nuovo ingresso al parco realizzato sulla piazza.
Questa breve passeggiata ci ha fatto ripercorrere una pagina fondamentale della storia medievale di Chiavari, dal “locus Clavari” ai giorni nostri. Più di ottocento anni di storia per giungere all’urbanizzazione del nostro centro storico attuale, un progetto lungo il quale si veniva affermando un nuovo ruolo e un percorso non casuale della Città di Chiavari.
(* storico e studioso delle tradizioni locali)