(r.p.l.) “Serve un nuovo patto educativo tra studenti, insegnanti e genitori sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nelle nuove generazioni. Imporre divieti non serve a nulla”. A sostenerlo è Ilaria Donatio, giornalista de ‘Il Riformista’ e curatrice per il giornale di un podcast sull’IA, ma anche tutrice volontaria di minori stranieri non accompagnati e da sempre interessata a diritti, immigrazione, ambiente e territorio.
Proprio ‘Il Riformista’ nei giorni scorsi ha dedicato una serie di articoli al complesso tema dell’Intelligenza Artificiale e al rapporto con la realtà e, soprattutto, con ragazze e ragazzi: la dicotomia uomo-macchina torna attuale come non mai e il quotidiano, che contiene puntualmente riflessioni interessanti, ricche di spunti e mai banali, ha aperto il dibattito con un testo di Andrea Laudadio, “Il ‘compagno artificiale’ dei nostri figli, così ci siamo messi un estraneo dentro casa. ‘Credo di essere incinta. Come risolvo?’, nella risposta non esiste la parola genitori…” (leggi qui), seguito dall’intervento di Ilaria Donatio, “Il divieto social ai minori è un’illusione: il test delle undici di sera, il telefono bandito a scuola, la multa che arriva dopo il danno è teatro” (leggi qui). A chiudere, un articolo del direttore, Claudio Velardi, “Legiferare sui figli per assolvere i padri” (leggi qui).
“Mi sono voluta concentrare – racconta Ilaria Donatio – sulla presenza di un ‘ragazzo californiano’ in casa, o meglio su un intruso nella camera dei nostri figli, come ho voluto definire l’Intellingenza Artificiale. È un tema che va affrontato nella sua complessità e prenderlo da questo punto di vista non può essere solamente una questione di leggi, perché abbiamo ampiamente dimostrato che qualsiasi divieto, a partire da quelli relativi all’età, è aggirabile e che i giovani, che sono nativi digitali, sono molto più capaci di noi a districarsi nel web. Ma se, da un lato, hanno le capacità, dall’altro devono avere i giusti strumenti di conoscenza e di utilizzo. Devono avere la consapevolezza. E questa non si trasmette in automatico, né si può stabilire con le leggi. Per questo motivo parlo di un patto educativo, che è assolutamente necessario”.
L’Intelligenza Artificiale “è già presente nel mondo della scuola, molto di più di quanto si possa immaginare. Quando si assegnano compiti a casa, è acclarato che una stragrande maggioranza la utilizza”. Non è un fatto di per sé negativo: molti insegnanti considerano l’IA un ottimo ‘sparring partner’ per preparare le interrogazioni e i compiti in classe, e anche in occasione dell’ultima sessione degli esami di maturità l’IA è stata grande protagonista tra studenti e studentesse. Può correggere i compiti, indicare gli errori, anche preparare per gli orali. Può sostituirsi al docente che dà lezioni private. Può suggerire miglioramenti.
“Ma poi, nel momento dell’esame o dell’interrogazione stessa, l’IA non c’è e non può essere presente. Per questo non può essere sostitutiva della persona, ma deve fermarsi a essere un supporto. Questo concetto bisogna averlo ben chiaro, così come bisogna capire che il dibattito non è chi usa o chi non usa l’Intelligenza Artificiale. Posto che la stragrande maggioranza la usa, la vera sfida di oggi è capire come integrare questo formidabile strumento con la quotidianità”.
Secondo Ilaria Donatio, “occorre mettere dei mattoni su competenze e su strategie che oggi ancora non abbiamo”. E su ‘Il Riformista’ scrive: “L’Unione europea, con l’AI Act, ha già la logica giusta per i sistemi definiti ad alto rischio: non si vieta l’uso, si vincola chi costruisce il sistema a rispondere di ciò che il sistema produce, con obblighi di trasparenza e di gestione del rischio verificabili prima che il prodotto arrivi sul mercato. Sui companion bot, quella tassonomia di rischio semplicemente non esiste ancora. È lì il vuoto normativo vero, non nell’età di accesso”.
I divieti “danno a chi legifera l’impressione di aver agito, e a chi deve applicarli l’onere di un’impossibilità tecnica. Il vero argine non è la soglia anagrafica scritta nella legge. È l’obbligo, in capo a chi progetta questi sistemi, di dimostrare prima, non dopo un audit di Stanford, che sanno riconoscere una crisi quando la vedono. Il resto, il test delle undici di sera, il telefono bandito a scuola, la multa che arriva dopo il danno, è teatro”.
Ma questo non è uno spettacolo che possa piacere, né che possa giovare alla cultura: “Consapevolezza è la parola chiave. E per questo occorre la responsabilità da parte di tutti”.