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Giovedì 3 settembre 2026 - Numero 442

Itinerari: il Santuario delle Grazie, un effetto speciale che vive da secoli nella nostra storia

Il complesso dell’edificio è stato realizzato secondo una sequenza tuttora visibile, in una sorta d’aggregazione dei diversi corpi
Il Santuario delle Grazie si trova sull'omonima collina tra Chiavari e Zoagli
Il Santuario delle Grazie si trova sull'omonima collina tra Chiavari e Zoagli
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di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

Ecco una nuova passeggiata per rivedere e riscoprire i nostri paesaggi e la nostra storia. Potrete partire da dove vi garberà di più: io vi consiglio dalla centrale Piazza Nostra Signora dell’Orto. Poiché da qui la nostra meta è verso ponente, risaliremo il Viale delle Palme, e potremo rievocare il lungo dibattito che si tenne in città sul finire dell’Ottocento quando il sindaco Nicola Arata ne presentò il progetto: una parte del viale porta ancora il suo nome. 

La creazione di questo nuovo, importante tracciato rispondeva all’esigenza di realizzare un asse viario che unisse il centro all’estremità urbana di Via Preli. In quei tempi, l’asse Via del Cantiere-Via alla Marina, cioè il fronte mare cittadino, non era più praticabile in maniera continua e sicura: diverse abitazioni erano state letteralmente abbattute dalla forza dei marosi. Per ben due volte erano state raccolte e presentate le firme dei residenti degli Scogli, a chiedere una strada percorribile e non più tormentata dall’erosione marina. 

L’asse viario dal centro a Preli doveva essere un solo corrente rettilineo, ma si verificarono alcune resistenze e non disponibilità all’abbattimento di alcuni fabbricati. Si poté proseguire adottando una variante che prevedeva la realizzazione di Piazza Torriglia.

Procedendo verso Preli attraversiamo alcune strade che scendono a raggiungere il mare: Corso MilloCorso MontevideoVia Prandina e altri assi minori in Corso Buenos Aires

Questi passaggi costituivano le primissime strade demaniali di Chiavari: erano gli accessi a quegli orti che rappresentavano l’intero paesaggio agricolo di Chiavari e terminavano al mare. La norma imponeva la loro totale disponibilità pubblica e non si poteva invaderli né occuparli per pratiche private. Sin dal XVII secolo disponiamo negli archivi di numerosi carteggi ben documentati che illustrano, al riguardo, non poche querelle in cui le autorità genovesi intervenivano con severità. È del 1631 una relazione redatta da Nicolò Lomellini per i Padri del Comune. L’autorità di controllo scriveva che molti ortolani “avevano dilatato e tirato innanzi i confini”, “usurpando i siti”. 

Quest’attenzione al mantenimento dei confini e dei tracciati ebbe il risultato di conservare intatta la rete che tutt’oggi posiamo utilizzare, un pettine viario che attraversa tutta Chiavari, da Preli all’Entella.

In Corso Buenos Aires iniziamo a trovare alcuni passaggi che terminavano contro la collina o la risalivano, sempre raggiungendo l’asse principale che prendeva corso da Rupinaro, attraversava il torrente dai lavatoi e risaliva la dorsale per giungere in Via Antica Romana. Questa indicazione è la conferma di quanto questi tratti fossero utilizzati nei secoli scorsi prima della costruzione della carrozzabile sull’Aurelia.

Proseguiamo verso Preli e superiamo l’intero Corso Buenos Aires. Qui troviamo la ferrovia, di cui possiamo verificare il tracciato primario prospiciente il complesso del Torriglia. Qui dal monte sbuca ancora la vecchia galleria abbandonata. Da qui transitò il primo convoglio il 23 novembre del 1868. Il logorio del mare, però, si fece subito sentire, e fu necessario provvedere ad arretrare l’intero percorso, realizzando una galleria artificiale, e reinserendo il transito in prossimità della stazione. 

Ora possiamo salire verso la pineta che ci porterà alle Grazie. Qui ricordiamo un prezioso manoscritto di Agostino Buschi della metà del XVII secolo, conservato in Società Economica: “Verso Ponente lontano da Chiavari circa un miglio vi è una selva di Pini, che perciò Pinara si appella in riva al mare sino alla sommità di Monte Cuccho nominato”. Il Buschi ci sta illustrando il luogo dove ora ci troviamo mentre stiamo risalendo verso il Santuario Mariano. “Nel mezzo della Selva in detta Strada, si fece una bella Cappelletta”: alzando gli occhi scorgeremo l’edificio bianco nel verde della pineta, “origine della devozione e Chiesa di Nostra Signora delle Grazie”. 

Ancora sfogliando le carte, in questo caso un atto del notaio Clemente Vigo datato 21 febbraio 1450, possiamo trovare un ennesimo elemento di datazione della costruzione del luogo di culto: “Ecclesia nova Sancte Marie de Gratia de Clavaro que est in via romana”.

Sempre tra i documenti di possibile consultazione, è preziosa una pianta della Chiesa conservata presso la sagrestia delle Grazie e risalente al 1729. Possiamo vedere che in quel tempo la strada, rigorosamente solo mulattiera o pedonale, saliva lungo la dorsale collinare e passava davanti al complesso. 

Più tardi, siamo nel 1820, si realizza la prima carrettabile, con l’asse più in basso a superare verso sud l’intero complesso. Nel Novecento si scavarono le diverse gallerie tra Chiavari e Rapallo, e tra queste quella delle Grazie realizzata nel 1930. Ulteriori rifacimenti, con il nuovo accesso e la rimodellazione della strada risalgono agli anni Sessanta. 

Ora possiamo entrare nel Santuario per visitarlo e ammirarne le diverse fasi e le opere che lo adornano.

Il complesso dell’edificio è stato realizzato secondo una sequenza tuttora visibile, in una sorta d’aggregazione dei diversi corpi. La cappella rappresenta l’episodio d’avvio e non ha una data certa, ma alcune considerazioni costruttive e particolari architettonici la collocano tra il XII e il XIII secolo. La successiva edificazione riguarda il Portico e il locale di ricovero dei pellegrini, poi tra il XIV e i primi anni del XV secolo si realizza il corpo della Chiesa. 

Dobbiamo tornare agli scritti del Buschi per comprendere la collocazione della statua posta sull’altare e le ragioni che indussero i ‘patroni di barco’ Bertone e Andrea Vaccaro a realizzare la cappella. “Et arrivato per contro Chiavari e quando poi fu in faccia di detta Cappelletta della Pinara, la Nave si fermò da per sé, e parendogli cosa meravigliosa al Patrone e Marinai li venne in pensiero se forse era volontà di Dio che portassero detta Immagine in detta Cappelletta, e gliela portarono e devotamente qua la lasciarono”.

Ora avviciniamo le opere di Teramo Piaggio e Luca Cambiaso, una serie d’affreschi che avvolge tutto l’interno dell’aula, un racconto per immagini che affascina e richiede totale attenzione, una composizione di bellezza unica. A tale riguardo consiglio di procurarsi una piccola opera di Franco Ragazzi dedicata al Santuario (‘Il Santuario delle Grazie a Chiavari’ Ed. SAGEP 1992, disponibile anche per il prestito in Società Economica) e di leggere, seduti su una panca della chiesa col taglio di luce che penetra dalle finestre, il capitolo sugli affreschi. Non perdete nessun particolare, guardate il totale dell’affresco, ma poi ispezionate tutti i particolari più piccoli e preziosi.

Quest’itinerario termina con questa straordinaria visione, un vero effetto speciale che vive da secoli nella nostra storia.

(* storico e studioso delle tradizioni locali)

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