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Giovedì 3 settembre 2026 - Numero 442

L’Italia e altri nove paesi chiedono una revisione del sistema Ets “che non penalizzi l’industria”

Tra le richieste, il prolungamento oltre l’attuale orizzonte del 2039 del percorso di azzeramento delle emissioni
L’Europa sta facendo seriamente i conti con gli errori e gli ideologismi del recente passato
L’Europa sta facendo seriamente i conti con gli errori e gli ideologismi del recente passato
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(r.p.l.) L’invito a una revisione “equa” e “pragmatica”, il monito a non sprecare “un’importante opportunità” per adattare il mercato europeo del carbonio alle sfide dell’industria. È un fronte compatto di dieci Paesi, guidati da Italia e Polonia, a chiedere all’Unione europea una riforma del sistema Ets che non penalizzi l’industria europea ma, anzi, coniughi “competitività e decarbonizzazione”.

L’appello arriva mentre a Bruxelles sono in corso gli ultimi, frenetici, ritocchi alla revisione del sistema che dal 2005 fissa un prezzo alla CO2 degli impianti di energia elettrica e termica, dell’industria manifatturiera, dei voli commerciali e dal 2024 anche di parte del trasporto marittimo. La riforma, attesa venerdì, è destinata ad aprire nei prossimi mesi un confronto politico serrato tanto tra le capitali quanto all’Eurocamera

Necessaria, per i firmatari dell’iniziativa, “una revisione radicale” dei parametri di riferimento con cui si assegnano le quote gratuite per tutelare “la competitività” delle industrie, aumentando le assegnazioni gratuite per i comparti più esposti.

Il blocco di Paesi formato anche da Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Romania e Slovacchia ha iniziato a consolidarsi nelle scorse settimane e, sulla carta, potrebbe rappresentare una minoranza di blocco all’interno del Consiglio Ue, dove la proposta approderà nelle prossime settimane. 

Tra le richieste, il prolungamento oltre l’attuale orizzonte del 2039 del percorso di azzeramento delle emissioni nel sistema e oltre il 2034 lo stop alle quote gratuite per i settori coperti dal meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam): cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. Appello anche a una riflessione “attenta” sull’Ets2, il nuovo mercato del carbonio che dal 2028 si applicherà ai trasporti su strada e agli edifici.

Una revisione “sostanziale e strutturale” è quella evocata anche dal ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che al tavolo nazionale per il settore Moda al Mimit, ha incassato il sostegno anche di Parigi. “La Francia insieme all’Italia sostiene una revisione dell’Ets per alcuni settori industriali”, ha sottolineato il ministro delegato per l’Industria francese, Sébastien Martin, incalzando a un sistema “più lineare” che faccia fare “meno sforzi ai settori più colpiti”.

Cresce ed è “evidente” anche a Bruxelles “una netta polarizzazione” tra le capitali sul dossier. La posizione promossa da Roma e Varsavia si contrappone a quella espressa nei giorni scorsi da un asse di sette Paesi guidato dalla Spagna e composto anche da Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia, che sollecita invece una revisione orientata a rafforzare il sistema in quanto “pietra angolare” di una “transizione efficace”.

A Bruxelles, intanto, si continua a lavorare per garantire una maggiore flessibilità alle imprese mantenendo saldo uno strumento che, in oltre vent’anni, ha dimezzato le emissioni dei settori interessati. Flessibilità che dovrebbe tradursi in un prolungamento e aumento delle assegnazioni gratuite alle industrie più esposte e in sostegni finanziari attraverso l’Investment Booster, che punterà a mobilitare fino a 30 miliardi di euro verso progetti di decarbonizzazione.

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