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Giovedì 2 luglio 2026 - Numero 433

La Cattedrale e il suo Pronao, una storia cittadina che ricopre l’arco temporale di ben settantuno anni

Il marmoreo allestimento oggi spicca maestoso e racconta secoli di date e cronache che rivivono ogni anno nelle feste patronali di Nostra Signora Dell’Orto
Una immagine antica della cattedrale di Nostra Signora dell'Orto a Chiavari
Una immagine antica della cattedrale di Nostra Signora dell'Orto a Chiavari
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di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

I nostri occhi, guardando la prospettiva dell’edificio della Cattedrale, vedono contemporaneamente l’intero complesso, e si soffermano in particolare sul colonnato e sulla trabeazione marmorea. Se però guardiamo lo stesso quadro attraverso la lente dello storico possiamo rivivere vicende che si sono articolate in un lungo trascorrere di tempo.

La prima traccia che riferisce e propone la valorizzazione della facciata, così come era stata realizzata nel Seicento, è il programma d’Abbellimento della Città di Chiavari, approvato e deliberato dall’amministrazione nell’ottobre del 1827. Diversi articoli menzionavano la necessità di meglio valorizzare il complesso e l’intera piazza circostante, citando il municipio, il giardino pubblico e nell’articolo 35, si ipotizzava la  ealizzazione di un “colonnato a doppie colonne abbinate a produrre un bell’effetto”. 

Passò il tempo, e Chiavari fu flagellata dal dramma dell’epidemia colerica. Per renderci conto della gravità della situazione possiamo rileggere il manifesto informativo edito nell’agosto del 1835. Le autorità sanitarie cercavano di informare la cittadinanza terrorizzata e in preda al panico: “Che la cagione di tale morbo non stesse già nella natura, ma fosse frutto d’iniqui disegni, ed effetto di cibi, di bevande, od acque contaminate da veleno; e Ci addolorò il vedere che queste voci di supposti veneficj, abbiano mosso a rumore qualche parte del volgo, portandola ad aggredire persone inoffensive, pacifiche, innocenti, e malamente denunziate per ree di avvelenamento”. 

Il medico chiavarese Giovanni Antonio Mongiardini si adoperò per organizzare un lazzaretto colerico presso l’ospedale civico. Le carte del suo ufficio ci indicano 1.577 casi di contagio, con 715 decessi. Nel “Bollettino dei Casi ivi avvenuti” siamo in grado di ritrovare il destino di Francesco Barabbino, prima vittima locale del Cholera Morbus.

In questo clima di terrore si convocava il Consiglio Comunale. Nel verbale del 21 agosto 1835 troviamo la traccia precisa del grande voto collettivo per la grazia: “…che venendo a preservare, per la Divina Misericordia e per l’intercessione della Madre di Dio, la Città e il Comune di Chiavari, dall’attuale invasione colerica, sia edificata la facciata del Tempio del Santuario di Nostra Signora dell’Orto di questa Città, in decorosa forma Architettonica erogandovi anche la somma di Lire ventimila a spese comunali”.

Fu questa l’estate più drammatica della comunità chiavarese dopo le rovinose epidemie di peste dei secoli precedenti. In questo clima prese forma il progetto del triduo penitenziale voluto dal Gianelli. Il 25 agosto una nuova processione muoveva dalla Piazza di Nostra Signora dell’Orto: la pioggia era battente, ma alle sedici il cielo si placò. Scrissero i cronisti del tempo: “La processione imponente, dopo aver attraversate tutte le strade, entro la città, uscendo dalla porta della Cittadella e percorrendo Piazza di N. Signora dell’Orto, giunse al Santuario”; qui si alzò un grande volo di rondini che venne letto come il presagio della fine dell’epidemia. 

Presto si avviò il dibattito per individuare il progettista dell’opera che avrebbe rappresentato la volontà popolare e suggellato nel marmo gli avvenimenti di quei lunghi mesi di tensione. Il 9 novembre del 1835 si deliberava un’apposita commissione per disporre dei necessari progetti ed individuare il modello da realizzarsi. Le verifiche si protrassero sino al 21 gennaio del 1836, quando il progetto realizzato dall’architetto Luigi Poletti venne giudicato come il migliore tra quelli presentati. 

L’architetto Poletti era stato invitato dal Cardinale Agostino Rivarola. Era un progettista di grande rilievo, il più in vista in quegli anni e ritenuto negli ambienti vaticani il miglior interprete del neoclassicismo. Precedentemente aveva già realizzato la ricostruzione di San Paolo Fuori le Mura e la mitica colonna dell’Immacolata in Piazza di Spagna. 

Silenzioso ma tenace artefice dell’affidamento del progetto al Poletti fu il canonico Bartolomeo Borzone. In particolare in due lettere al Cardinale Rivarola si evidenzia il suo sostegno a questo progetto. La lettera espositiva del dettaglio descrittivo giunge in Chiavari il 10 dicembre 1835, è il Poletti che scrive: “Il nuovo prospetto, avendo in mira la vastità della piazza, si comporrà di sei grandi colonne, che con la trabeazione e col timpano si elevino fino alla punta del tetto che copre la navata di mezzo. Queste sei colonne con altre due di fianco formeranno uno spazioso portico. Volendosi più ristretto per cagion d’economia si potranno ommettere le colonne di fianco, e sulla linea di queste si dovranno ritirare le sei colonne di fronte, con che per altro resterà in parte sagrificato l’effetto”. 

Il documento epistolare è accompagnato da un disegno d’insieme, ma non ancora dall’esecutivo e dalla visione più complessa del luogo circostante. Fu poi l’architetto chiavarese Riccardo Questa a plasmare e articolare l’esecuzione operativa del pronao. Il Questa non solo risolse brillantemente la realizzazione dell’intero comparto, ma giunse a provvedere alle future opere previste.

Le difficoltà non furono poche, ma il Borzone seppe superarle tutte, prima fra tutte le pesanti polemiche sulla scelta del progettista. Questa querelle è ben leggibile in una sua missiva del 28 dicembre 1835 al cardinale Rivarola: “Il primo che ha veduto il disegno sono stato io e mi è piaciuto all’istante; il secondo è stato l’Architetto Prato e vi ci si è levato di cappello dichiarandolo cosa sorprendente e bella, e meravigliandosi che in dodici anni che studia sopra ciò non abbia giammai ardito tanto ed è pronto a sottoscriverlo al momento. Ma il diavolo ci vuol mettere la coda, non piace all’Architetto Argiroffo Angelo a cui nulla piace, e siccome questi circonda l’attuale Sindaco Giacinto Ghiglino, così si sforza di mettere fra’ piedi sgabelli. Però Maria dell’Orto ha sempre vinto e sempre vincerà i nemici del di Lei Santuario e della di Lei gloria, e perciò spero che al primo Consiglio d’applicato che si terrà dal Comune sarà definitivamente approvato”.

Il marmoreo pronao oggi spicca maestoso e racconta secoli di storia cittadina, date e cronache che rivivono ogni anno nelle feste patronali di Nostra Signora Dell’Orto.

Il cantiere del pronao fu attivato il 31 luglio del 1836 con la posa della prima pietra, ma si concluderà con la benedizione solo il 30 giugno 1907: ben settantuno anni tra interruzioni e riprese dei lavori.

(* storico e studioso delle tradizioni locali)

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