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Giovedì 18 giugno 2026 - Numero 431

La sinistra non si occupa più delle fabbriche e degli operai, e questi votano a destra

Si dice che la destra usi la paura per fare propaganda e attrarre consensi. Forse è solo più capace a leggere la realtà senza utopismi astratti che non sono utili a chi lavora e deve sbarcare il lunario
La sinistra anche in Italia è sempre più distante dalle istanze degli operai
La sinistra anche in Italia è sempre più distante dalle istanze degli operai
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di ANTONIO GOZZI

In un recente articolo comparso sul ‘Financial Times’, il giovane economista americano Oren Cass afferma che si registra un crescente numero di politici americani conservatori, prevalentemente repubblicani, sempre più favorevoli alle istanze degli operai e dei lavoratori dell’industria.

Ma chi è Oren Cass? Si tratta di un giovane economista americano, noto soprattutto per aver fondato nel 2020 il think tank conservatore American Compass, e per essere senior fellow presso il Manhattan Institute.

Cass è diventato una delle figure più influenti della cosiddetta “nuova destra economica” americana. Critica il tradizionale conservatorismo liberista e sostiene che la politica economica debba concentrarsi non solo sulla crescita del PIL e sul benessere dei consumatori, ma anche sulla qualità del lavoro, sulla forza delle famiglie e della comunità, sulla base industriale nazionale.

Le sue idee principali includono: maggiore attenzione alla manifattura e alla politica industriale; una visione più favorevole ai dazi e alla protezione di alcuni settori strategici, anche attraverso il ruolo dello Stato; la critica alla globalizzazione e alla finanziarizzazione dell’economia; il sostegno alla formazione tecnica e professionale, come pure a forme di rappresentanza dei lavoratori; l’attenzione alla sicurezza economica oltre che all’efficienza.

Per lui l’obiettivo non è massimizzare l’efficienza teorica, ma preservare la capacità produttiva e la coesione sociale di una nazione.

Cass, in questo senso, è molto più vicino a certe tradizioni dell’economia sociale e di mercato tedesca che al liberismo anglosassone puro. Il suo libro più noto è The Once and Future Worker (2018), nel quale sostiene che il successo economico dovrebbe essere misurato soprattutto dalla capacità dei lavoratori di mantenere famiglie e comunità solide, più che all’aumento dei consumi.

Nell’articolo citato Cass rileva che mentre l’iscrizione ai sindacati nel settore privato degli Stati Uniti crollava, i leader sindacali hanno finanziato il Partito Democratico e avanzato richieste massimaliste spesso impopolari anche tra i lavoratori. Il Partito Repubblicano, in gran parte legato agli interessi delle imprese, nel passato si è accontentato del fatto che il potere dei lavoratori si affievolisse.

Solo pochi anni fa la prospettiva che legislatori repubblicani contribuissero a rafforzare la legislazione sul lavoro sembrava assurda.

Ma ora, dice Cass, le cose stanno cambiando, e un numero sempre più grande di conservatori “pro-lavoratori” sta rimescolando le carte. E gli operai americani sentono molto più vicini alle loro istanze i conservatori e i repubblicani che non i democratici.

Ciò si era già evidenziato alle ultime elezioni presidenziali, in occasione delle quali è stato calcolato che la stragrande parte dei lavoratori senza laurea aveva votato Trump: 66% del totale.

L’articolo di Oren Cass mi ha fatto riflettere sulla situazione europea e italiana e sulla mia esperienza imprenditoriale da più di trent’anni a contatto diretto, in Italia e in altri Paesi europei, con gli operai delle nostre fabbriche siderurgiche. 

E la mia sensazione è che anche da noi stia succedendo quello che vediamo negli USA. Gli operai delle fabbriche si avvicinano sempre di più ai partiti di destra perché sentono la totale lontananza della sinistra, e in parte anche del sindacato di sinistra (la CGIL), dalle loro aspirazioni e istanze.

La principale aspirazione degli operai è quella del mantenimento del posto di lavoro insieme a quella dell’aumento dei salari.

La grande questione dei contratti aziendali e della parte variabile del salario (sopra al livello dei contratti collettivi nazionali) legata ai risultati aziendali e alla presenza sul lavoro è concepita dagli imprenditori come un modo per aumentare il potere di acquisto dei lavoratori legandolo alla crescita della produttività. 

La base operaia in molti casi è favorevole a questi accordi, che però vengono rifiutati dalla burocrazia sindacale di sinistra per ragioni ideologiche.

Le stesse ragioni che allontanano gli operai da una sinistra europea globalista, mercatista, ambientalista che negli ultimi venti anni ha inseguito soprattutto il green deal come unico faro della sua azione politica, e che non ha prestato alcuna attenzione alle conseguenze provocate sulla vita dei lavoratori dalle politiche europee di iper-regolamentazione e di decarbonizzazione ideologica.

Queste politiche hanno determinato una forte perdita di competitività dell’industria europea, specie di quella di base (acciaio, chimica, cemento, carta, vetro, ceramica ecc.) sfociata nel nostro continente in processi sempre più marcati di deindustrializzazione. Il conto di questi processi lo hanno pagato soprattutto gli operai e le loro famiglie.

Si calcola che in Europa solo negli ultimi 5 anni si siano persi almeno 1,2 milioni di posti di lavoro nei settori industriali di base, compreso l’automotive, e ci sono previsioni drammatiche per il prossimo futuro se non si riuscirà  in qualche modo a contenere l’onda cinese, che è  destinata a spazzare via, se non adeguatamente contrastata, gran parte della manifattura europea.

Il segnale di un progressivo spostamento a destra degli operai delle fabbriche italiane era già venuto dai risultati di una coraggiosa ricerca realizzata circa 20 anni fa dalla FIOM di Brescia sull’orientamento politico dei suoi iscritti.

La FIOM di Brescia è tradizionalmente una delle strutture territoriali metalmeccaniche più importanti e conta oggi 12.000 iscritti (erano 20.000 vent’anni fa). Ebbene, gran parte di quegli iscritti dichiaravano già allora di votare Lega nonostante l’adesione sindacale alla FIOM. Sarebbe interessante ripetere oggi quella ricerca, e sono convinto che ne verrebbe confermato un forte orientamento a destra della base operaia.

In Italia fino agli anni ’80 l’orientamento prevalente degli operai è stato per la sinistra. Dal ’90 al 2000 vi è stata una frammentazione e il voto operaio si è disperso in molte direzioni. A partire dal 2015 fino ad oggi la prevalenza di orientamento politico tra gli operai è per la destra, e le analisi più recenti mostrano che gli operai non costituiscono più il nucleo elettorale della sinistra.  Secondo elaborazioni recenti alle europee del 2024 Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia sono risultati il primo partito degli operai con circa il 39% dei consensi, mentre il Partito Democratico si sarebbe fermato al 16%.

Perché ci sono stati questi spostamenti anche in Italia? Per le stesse ragioni per le quali ciò è successo negli USA; ragioni che sono state indicate da Cass nei suoi studi e che attengono alla percezione della realtà da parte della classe operaia. Una realtà in cui sono sparite le certezze del passato e il futuro si presenta incerto e minaccioso. Le questioni principali sono: globalizzazione e concorrenza internazionale non governate nei loro effetti sociali; percezione della perdita di sicurezza economica dovuta agli imponenti fenomeni di deindustrializzazione o di delocalizzazione delle attività manifatturiere in altre parti del mondo, percezione della perdita di sicurezza in generale, per la violenza crescente nelle città e per la non gestione dei flussi migratori; e crescente lontananza tra sinistra e lavoro manifatturiero e industria, con privilegio, da parte della  sinistra, non per i temi dei diritti civili e dell’ambiente piuttosto che per quello della tutela del posto di lavoro degli operai e delle loro condizioni economiche.

In altre parole: in una situazione di grande incertezza la sinistra si presenta afflitta da un catastrofismo ambientalista e da un pregiudizio anti-industriale che non le permettono di immaginare un futuro migliore, e va ripetendo, anche per ragioni propagandistiche, che i nostri figli sono destinati a vivere peggio di noi. Non parla più di ricchezza e di abbondanza, ma si attarda in visioni pauperistiche e moralistiche, e parla di innovazione in termini astratti, senza voler capire che la maggiore fonte di innovazione è l’industria. Così facendo cessa di essere punto di riferimento per gli operai, ai quali non riesce più a dare risposte sulle grandi questioni del nostro tempo.

Si dice che la destra usi la paura per fare propaganda e attrarre consensi. Forse è solo più capace a leggere la realtà senza utopismi astratti che non sono utili a chi lavora e deve sbarcare il lunario.

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