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Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

Gli Alter Ego di Alessandro Piano: la storia di un successo che parte da molto lontano

L’intento è quello di coniugare la creatività con la tradizione, l’innovazione dei materiali con i soggetti iconici del passato volti a creare lussuose opere pop art
Alessandro Piano mostra alcune delle sue creazioni, molto amate nel mondo
Alessandro Piano mostra alcune delle sue creazioni, molto amate nel mondo
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di DANILO SANGUINETI

L’altro con il quale è più difficile fare i conti a volte siamo noi stessi. Se nessun uomo è un’isola, spesso è una cordigliera dove non è facile distinguere tra guglie e crepacci, altezze sublimi ed avvallamenti preoccupanti. Portare alla luce il nostro “alter ego” è una operazione che può risultare liberatoria e pericolosa al tempo stesso. C’è poi chi fin da piccolo ha avvertito la necessità di dare spazio alla sua natura alternativa e l’ha avvertita in maniera così evidente da inventarsi un’attività “altra”, parallela, che possa esplicitare e rendere partecipi gli altri delle proprie sue biforcazioni mentali.

Uno come il genovese trapiantato a Zoagli Alessandro Piano che ha messo a frutto la sua multidisciplinare conoscenza per partorire un progetto, un work in progress come “Alepiano Art Design”, traccia nata da un bisogno profondo di una persona che la vita aveva spinto da un’altra parte. 

È complesso capire qualcosa di questo ingegnere-artista senza immergersi con calma nella sua biografia. “Io sono nato a Genova nel 1979, ho studiato al liceo scientifico con un percorso sperimentale in fisica e informatica. Successivamente ho conseguito una laurea in ingegneria chimica all’Università di Genova. Subito dopo presi posto nella azienda di famiglia, la Com.Ex.Imp.srl, fondata da mio padre, ad occuparmi di mediazioni nel settore del cacao. Potevo essere a posto così ma c’era una parte del mio spirito che mi suggeriva altro: d’altronde fin da bambino mi sono sempre sbizzarrito nel creare, disegnare, costruire, amalgamare. Negli anni mi ero specializzato, per diletto, a lavorare con il legno e resina. C’era poi un altro aspetto della mia personalità che non riuscivo a trascurare, quello del collezionista di giochi per l’infanzia”. 

Serviva solo una scintilla per gettare nel crogiuolo le varie personalità di Alessandro e far sorgere qualcosa di unico ed originale. 

“A quarant’anni anni, era l’aprile 2019, quando notai una statuetta in cemento appoggiata ad una libreria. L’oggetto mi colpì particolarmente perché ricordava da una parte un robot e dall’altra i famosi mattoncini con i quali tutti noi Millennials abbiamo trascorso ore e ore a creare mondi fantastici. La passione per quegli anni mi aveva portato a collezionare tutto ciò che riguarda quell’area ludica del nostro vissuto, dalle costruzioni con i mattoncini ai giochi da tavolo, dai Puffi ai Masters agli Snorky. La vista dell’omino trasformato in oggetto di arredo mi fece accendere una lampadina. Come unire questi due mondi? E cioè come creare un manufatto che potesse entrare nelle case moderne con ironia e giocosità per trasformarsi poi un’opera d’arte diventando un oggetto di culto?”

Ecco che gli vengono utili gli studi universitari, la laurea con 110 e lode in ingegneria chimica. Attrezzando un angolo della casa in laboratorio, provando e riprovando varie miscele di resina epossidica bicomponente per arrivare ad un punto di trasparenza perfetto, cercando di capire i tempi esatti di solidificazione e, una volta capiti, provando a inserire oggetti vari all’interno, è arrivato a creare il suo primo Alter Ego perfetto. Il procedimento per crearlo è lungo, tra uno strato e l’altro di resina si devono aspettare 10 ore perché si solidifichi e gli strati sono tanti a seconda di quanti oggetti vengono inseriti. 

Gli Alter Ego quindi inglobano, sia in senso materiale che dal punto di vista iconologico i giochi che Alessandro ha collezionato col passare del tempo: gli omini e le casine del Monopoli, i Puffi, gli Snorky ma anche i tappi della birra, i soldatini del Risiko ed i mattoncini Lego. 

“Non penso che sia solo il divertimento di una persona alla ricerca dell’espressione della propria creatività. C’è un pensiero in tutto questo: l’immortalità! Amo a tal punto questi oggetti che inserirli in un guscio di resina, simulacro del gioco cult riconoscibile in ogni angolo del globo, li riporta alla luce, all’attenzione anche delle nuove generazioni che magari non sanno cosa siano, rendendoli eterni. E per le persone che, invece, hanno passato la loro infanzia a immergersi e creare con LEGO e affini è un rimando nostalgico a quel tempo della vita magico e indimenticabile”.

Dal punto di vista artistico non è certamente il primo ad inserire oggetti nella resina, Arman è stato una sua grande ispirazione, ma proprio il fatto di trattare in questa forma questi giochi rendendoli protagonisti assoluti di un’opera è l’idea innovativa di Alessandro.

Gli Alter Ego iniziano a farsi conoscere e riconoscere tanto che Alessandro inizia a ricevere richieste per opere su commissione da privati ed aziende che vogliono rendere immortali oggetti affettivi, ricordi o oggetti identificati con l’azienda stessa. Quello che era un divertissement diventa un affare di portata mondiale. I suoi pezzi piacciono a molti, anche ai Vip. Due anni fa deve andare nei Caraibi per consegnare un Alter Ego super speciale, tempestato di Swarovski per un concerto di Elton John. 

Ormai Alter Ego è una valanga: pensa a una serie di tributi ai grandi della storia dell’arte. Nascono così gli Alter Ego Tribute, dove il gioco si fonde con la storia. “Pezzi dedicati a Botticelli, Mondrian, Escher, Boetti, Koons, Picasso e tanti altri. Per crearli prendo un’opera famosa, riconoscibile, del grande artista e la riproduco su fogli plastificati resistenti alla resina. Anche in questo caso le prove sono state tante perché si doveva trovare la miscela migliore che potesse sostenere senza rovinare la carta plastificata e non deformasse le fotografie inserite. Inserendo grandi classici come Guernica o la Nascita di Venere sono state realizzate sculture che nuovamente fotografate e sovrapposte hanno dato una nuova visione dei grandi classici come se si ammirasse il quadro attraverso delle serrature a forma di omino, e l’intento è quello di guardare l’arte attraverso gli occhi di un bambino”.

Da tener presente che ogni Alter Ego è inevitabilmente un pezzo unico perché sarebbe estremamente difficile crearne uno perfettamente identico con gli stessi pezzi inseriti nello stesso posto preciso e alla stessa altezza. I pezzi unici rimangono unici e Alessandro non ne fa mai più di 6 per tipologia (quelli con dadi da gioco, con grette della birra, con le pedine di giochi in scatola, con i carrarmati ecc…) 

L’altro sicuro indizio che gli Alter Ego hanno sfondato è il percorso nel mercato ufficiale delle creazioni artistiche. “Sono venuto in contatto con diversi artisti italiani ed internazionali con i quali ho intrapreso delle collaborazioni creando con loro un progetto che ha come focus l’inclusione e il dialogo tra realtà diverse: le opere d’arte, per quanto diversa sia la tecnica, possono conversare tra loro”. 

Così è nata la collaborazione con Francesca Gazzolo, fotografa professionista con la quale ha incominciato a riprendere gli Alter Ego e a stamparli dapprima su un materiale plastico, il PET, resistente e indistruttibile, che ha il vantaggio di esaltare la fotografia con una tattilità particolare e una immagine molto definita. Poi è passato anche alla stampa su tela e infine su dibond, un materiale rigido in alluminio sul quale viene poi apposto uno strato di acrilico creando lavori estremamente raffinati. Inoltre, ha realizzato Alter Ego Art Prints, elaborazioni digitali che vanno ad unire le ormai iconiche statuine con i grandi classici della storia dell’arte, da Matisse a Schiele, da Dalì a Leonardo, con la sua particolare interpretazione. Ma i suoi lavori sono stati richiesti anche per skateboard d’autore; ha inventato le Love Soup su pannelli di metallo incisi in 6 colori diversi; lampade in due diversi formati, pezzi unici speciali che uniscono le resine ad altri materiali. 

Essendo per indole e visione estetica l’opposto del creatore che lavora isolato nella sua torre d’avorio Piano ha cercato e trovato spiriti di artista affini al suo. Nasce così nel 2022 il Collettivo Pop Corner formato da egli stesso, Giuseppe Ballacchino, Melkio, Vincent Maillard, Alessandro Padovan, Junk, The Rabbix, Paolo Pastorino, Artcadebites, con l’intenzione di cambiare radicalmente la storia dell’arte del giocattolo legando gli artisti italiani contemporanei a un forte impegno sociale e ambientale. L’intento è quello di coniugare la creatività con la tradizione, l’innovazione dei materiali con i soggetti iconici del passato volti a creare lussuose opere pop art. Pop Corner è un luogo accogliente dove gli artisti possono crescere insieme condividendo idee e dove i collezionisti possono trovare opere d’arte uniche. 

Incredibile quanta legna è stata messa al fuoco in soli sette anni. Oggi AlePiano Art Design è uno studio dove Alessandro viene costantemente seguito da tre giovani collaboratrici, che si occupano di grafica, amministrazione e merchandising. 

Difficile decidere se l’Alter Ego di Alessandro Piano sia realmente un secondo sé, una persona che agisce per conto di un’altra o una seconda personalità all’interno della stessa persona. Sicuramente non un preoccupante Hyde appiattito dietro il virtuoso Jekyll, piuttosto il Superman della resina che si sbarazza degli occhiali da timido miope di Clark Kent. L’ing Piano ha trovato il modo di decostruire oggetti entrati nella fantasia collettiva, veri e propri idola ludici. Pare cogliere l’invito lanciato da Heidegger e regolamentato da Derrida: disseminare il senso, per metterne in luce gli scarti, i vuoti, le fratture, le discontinuità, le aporie. O forse ha scelto come René Magritte di essere un disturbatore silenzioso: una volta deciso che nella vita tutto è mistero, che cosa meglio di un sorriso straniato per renderlo accettabile?

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