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Giovedì 3 settembre 2026 - Numero 442

Che bello festeggiare in Serie B i miei vent’anni di presidenza

Senza montarci la testa, ma anche orgogliosi del cammino percorso, pensiamo di essere riusciti in questi anni a fare calcio importante soprattutto se si tiene conto della nostra dimensione
Il nostro editore Antonio Gozzi sta per festeggiare il ventesimo anno alla presidenza della Virtus Entella
Il nostro editore Antonio Gozzi sta per festeggiare il ventesimo anno alla presidenza della Virtus Entella
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di ANTONIO GOZZI

Con il prossimo campionato 2026/2027 saranno venti anni che sono presidente dell’Entella. È un tempo lungo, molto lungo, che mi rende il presidente più longevo del nostro club.

Ci sono invecchiato, facendo il presidente dell’Entella e vivendo le incredibili emozioni che ti dà il Comunale; emozioni che per me sono sempre le stesse di quando ho iniziato prendendo la squadra in Eccellenza.

Erano, e sono, emozioni che ho provato fin da bambino, quando ho avuto la fortuna di avere un papà che passava la domenica con me e mi portava allo Stadio a vedere i biancocelesti.

In questi anni abbiamo lanciato molte iniziative nell’attività di comunicazione societaria ma quella che ancora oggi mi sembra la più bella è la dedica che abbiamo messo come sottotitolo delle nostre agende annuali: “A tutti i papà e a tutti i bambini di Chiavari”. Ci sono poche cose che, come il calcio, legano i padri ai figli e ai figli dei figli. Noi questo sentimento lo abbiamo vissuto e vogliamo che si perpetui nel tempo, perché anche le generazioni future possano e vogliano onorare la nostra maglia, i nostri colori e quel nome meraviglioso che oltre a essere il nome del fiume è anche il nome di un’antica divinità greca.

In questi venti anni di presidenza anche io ho cercato di onorare la maglia e il nome, e di mantenere il club “in buone mani” come dichiarai, con un po’ di presunzione, nell’agosto del 2007 quando improvvisamente e quasi senza volerlo mi ritrovai presidente.

Senza montarci la testa, ma anche orgogliosi del cammino percorso, pensiamo di essere riusciti in questi anni a fare calcio importante soprattutto se si tiene conto della nostra dimensione e della dimensione di una piccola città di 27mila anime appena. Al Comunale, oggi il “Sannazzari”, sono passate squadre importantissime come Bologna, Verona, Palermo, Venezia, Frosinone, Cagliari, Bari, Empoli, Pescara, Monza e tante altre mai viste prima dalle parti di Chiavari.

Non ci siamo montati la testa, e abbiamo cercato di mantenere la barra dritta senza mai derogare alla nostra identità fatta di alcuni principi ben saldi. 

Prima di tutto, attenzione alle persone: all’Entella siamo più o meno gli stessi da 20 anni, abbiamo cercato di vivere il club come una famiglia, e io devo ringraziare innanzitutto Matteazzi e Superbi che mi hanno insegnato e fatto capire cosa è il calcio in Italia.

L’attenzione alle persone l’abbiamo messa anche nello scegliere calciatori e allenatori: prima l’uomo e la sua integrità, poi tutto il resto.

Abbiamo cercato, e continueremo a farlo, uomini integri ma anche affamati e non appagati perché questa è la condizione migliore per fare bene. 

Abbiamo costruito un settore giovanile che è il più importante della Liguria e uno dei più importanti d’Italia, a cui dedichiamo tutte le nostre attenzioni non solo per ragioni sportive ed economiche ma anche per motivazioni educative e sociali.

Abbiamo lavorato per il territorio e per la sua gente con tante iniziative, prima fra tutte l’Entella nel cuore, e siamo il primo club d’Italia che ha dato vita ad un asilo nido, “l’asilo dei diavoletti” aperto anche alla città.

Abbiamo cercato di tenere il più possibile i bilanci in ordine, non solo per ragioni di parsimonia, ma anche perché ci sembra immorale e senza senso gettare nell’attività calcistica risorse illimitate.

La straordinaria vicenda della salvezza nel campionato appena concluso, che mi consentirà l’anno prossimo di celebrare i 20 anni di presidenza con un’Entella che militerà nella serie cadetta per l’ottava volta in tredici anni, si può leggere tutta alla luce di  questi principi. 

Molti hanno considerato un vero e proprio azzardo le scelte fatte sotto la guida di Augusto Gozzi e Orazio Dell’Aversana, oltreché di Matteazzi e Superbi: il monte ingaggi molto basso, il più basso di tutta la categoria;  giocatori cercati e trovati  in serie C ma pieni di ambizione e di voglia di fare bene; un allenatore talentuoso ma giovanissimo e alla prima esperienza in categoria, che ha avuto la capacità di creare un gruppo unito di uomini che si stimano e si vogliono bene, e che hanno combattuto con il cuore e dato l’anima fino all’ultimo minuto.

La scommessa è stata vinta, e l’obiettivo che ci eravamo dati a inizio stagione, la salvezza, è stato raggiunto, superando squadre molto più blasonate di noi, come Pescara, Reggiana, La Spezia, Bari ed Empoli, e piazzandoci a soli due punti dalla Sampdoria che aveva un monte ingaggi tre volte il nostro.

Missione compiuta. W l’Entella!

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