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Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

Riqualificazione di viale delle Palme? Forse è bene parlarne!

Ci sono oggi motivi di forte preoccupazione a proposito di questo intervento: non si tratta di un giudizio preconcetto, ma non possiamo neanche far correre il progetto come se nulla fosse
Una foto storica del Viale delle Palme a Chiavari
Una foto storica del Viale delle Palme a Chiavari
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di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

Sin dal titolo volutamente non ho utilizzato il termine odonomastico ufficiale perché per i chiavaresi da sempre il nome di questo viale deriva dalle sue palme.

Basti pensare, per esaurire il tema, che il viale acquisì il suo nome ufficiale di allora proprio nel giorno della proclamazione dell’Impero; si era al tempo della dittatura fascista, e il Viale dell’Impero fu inaugurato con tanto di corteo e labari per festeggiare “il posto al sole” e l’aquila del re imperatore. Ma nonostante tanta pompa magna la nuova denominazione di regime non fece mai breccia, e tutti lo chiamarono da subito e per sempre Viale delle Palme.

Oggi si torna a parlare di questo bel viale per un ventilato progetto di ‘riqualificazione’. Vorrei partire da questo termine e fare una riflessione, in particolare ripensando a diverse aree urbane che già hanno subito questo trattamento. Come dimenticare il tanto discusso intervento di ‘riqualificazione’ subìto dal nostro Carrugio Dritto? Ricordate i bellissimi tappeti in graniglia, vere tappezzerie litiche multicolori che distinguevano le singole palazzate degli edifici? Furono tutti demoliti per ‘riqualificare’! Con un gruppo di chiavaresi tentammo, e ci definirono facinorosi, di salvarne una porzione, un bellissimo esempio di pavimento alla veneziana; ma non ci fu nulla da fare, era necessario ‘riqualificare’ e il bel pavimento antico fu demolito.

Avevamo segnalato con forza che quella normalizzazione dei pavimenti avrebbe cancellato il medievale piano che fondò Chiavari nel lontano 1178, che quel rincorrersi di tappeti era memoria di una secolare lottizzazione. Ora camminiamo su una sorta di facsimile, su degli inserti che scimmiottano quella perduta bellezza. 

Non parliamo poi delle bocce luminose che avrebbero dovuto riqualificare i nostri portici: basta guardarle per capire cosa abbiamo perduto.

Venne poi la volta delle fontane, vasche tondeggianti che avrebbero dovuto ‘riqualificare’ diversi luoghi cittadini. In piazza dell’Orto, nei giardini, ne è stata rimossa una da pochi giorni e credo che non la rimpianga nessuno.

Ancora una ‘riqualificazione’ memorabile: il monumento a Re Vittorio Emanuele. Si pretendeva di rimuovere il monumento, opera di Luigi Brizzolara, e di sostituirlo con l’opera, appositamente acquistata, dello scultore Pietro Cascella

Qui è bene rammentare un particolare rilevante della storia dei monumenti pubblici di Chiavari: tutti furono promossi e progettati da “comitati di proposta”, in un processo in cui cittadini e amministratori desideravano davvero rappresentare l’intera volontà cittadina e trasformarla in un bene culturale comune. 

Vittorio Emanuele si ritrovò senza aiuola, ridotto ad una sorta di spartitraffico rotatoria per il transito delle autovetture. Lo scontro salì di livello e si comprese che quel monumento era un pezzo di storia della nostra comunità e doveva essere trattato con attenzione e non trasferito in altra piazza perché non gradito. Peccato, sarebbe bastato rileggere un po’ dei documenti custoditi negli archivi e si sarebbe compreso cosa raccontava quel monumento. 

Ho ripercorso questa breve carrellata per precisare il significato della parola “riqualificazione”, molto spesso utilizzata per dare un tono all’intervento, ma potenzialmente foriera di atroci sorprese e delusioni, dell’introduzione di realtà non corrispondenti alle aspettative. 

Eppure, la storia insegna che Viale delle Palme è già stata teatro di cronache imbarazzanti per chi governa la città. Come non rammentare il duello tra magnolie e palme? In tempi lontani le esotiche piante poste a delineare un arboreo portico nella prospettiva del viale si ammalarono, e vennero sostituite dalle magnolie. Le lussureggianti piante raggiunsero notevoli altezze, e le forti radici scardinarono marciapiedi e aiuole: si pensò quindi alla loro rimozione, ma la risposta cittadina giunse immediata. Alle elezioni comunali si presentò una “Lista Magnolia”, come civile risposta di tanti cittadini che si sentivano traditi dall’ennesima ‘riqualificazione’. Questo episodio potrebbe fungere da esempio di come per essere una buona amministrazione non basti vincere le elezioni, ma occorra governare la città: è necessario condividere le scelte, ed è necessario non alimentare i timori dei cittadini che già si interrogano su come diventerà Viale delle Palme dopo l’ennesima ‘riqualificazione’.

Dai giornali sappiamo che saranno rimosse le storiche piastrelle “Chiavarine”, quei quadrati in cemento aggraziati dall’inconfondibile disegno, una vera traccia dell’evoluzione urbana cittadina. Le piastrelle saranno sostituite da una nuova copertura in arenaria, con una posa a disegnare l’intero corso del viale. Saranno messe in opera nuove sedute; dal “rendering” si possono vedere delle componenti d’arredo a forma di parallelepipedo. A questo proposito desidero ricordare le vecchie sedute disegnate da Riccardo Questa, storico architetto della Chiavari Otto-Novecentesca, in granito rosa, intercalate alle palme, oppure le sedute in ghisa di Emanuele Astengo. Questi furono davvero interventi qualificanti, come la delibera del sindaco Nicola Arata del 4 novembre 1897, quando s’avvia la costruzione del Viale. Come la perizia del botanico Carlo Boero, nel 1888, che indica le essenze da mettere a dimora in Chiavari, da cui l’acquisto delle prime “cento palme a lire 44 cadauna e fornite dal vivaista Uberto Giorgi”. 

Vorrei concludere questa riflessione sul termine “riqualificazione” che minaccia il Viale delle Palme con un passaggio di un consigliere comunale dell’amministrazione Arata. Si tratta di una lettera scritta al Consiglio Comunale nel settembre del 1897 da Paolo Sivori“L’apertura di una bella e comoda strada, che dalla Piazza dell’Orto, partendo di rimpetto alla Cattedrale, metta in linea retta alle Saline e Preli, s’impone per utilità, decoro e necessità, ed è di una importanza non seconda a nessuna altra pratica che possa interessare il nostro Comune. Si tratta di un’opera che ha giudizio di competenti persone di capitale interesse, di indiscutibile necessità allo sviluppo economico e Civile della Città, dalla grande ed assoluta maggioranza dei Cittadini è vivamente reclamata”

Aveva ragione il consigliere Paolo Sivori: quella strada fu davvero importante e divenne un simbolo rappresentativo dell’intera comunità di Chiavari. 

Ci sono oggi motivi di forte preoccupazione a proposito di questo intervento: non si tratta di un giudizio preconcetto, ma non possiamo neanche far correre il progetto come se nulla fosse. Questa volta non si può sbagliare nulla, abbiamo già perduto abbastanza nel corso delle ‘riqualificazioni’ precedenti.

Sarebbe drammatico accorgersi del mal fatto a lavori terminati, questi appunti di storia passata lo testimoniano: non si può sbagliare!

(* storico e studioso delle tradizioni locali)

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