di ANTONIO GOZZI
In un bell’articolo di qualche giorno fa Claudio Cerasa su ‘Il Foglio’ sottolineava la debolezza e l’ambiguità della sinistra quando si affrontano certi argomenti. È la sindrome del “si, ma”. Una sindrome che, per timore di perdere voti a sinistra, spinge quello schieramento, su tutta una serie di temi che si elencheranno, a non prendere mai una posizione chiara e ben definita.
È cosi in moltissimi casi, ormai: quando si parla di forze dell’ordine e della loro difesa dagli assalti degli estremisti dei centri sociali, come è avvenuto ancora sabato scorso a Torino; quando si parla di politica estera e in particolare di Ucraina e Medio Oriente; quando si parla di antisemitismo, di giustizia, di pensioni e finanche di libertà di espressione e di stampa (vedi, sempre a Torino, l’assalto alla sede de ‘La Stampa’).
Naturalmente non stiamo parlando dei moderati e dei riformisti, che però, ahimè, sono ormai pochini dentro e fuori il PD; ma di chi conta e comanda veramente a sinistra, e cioè la maggioranza del PD con a capo Elly Schlein, il M5S con a capo Giuseppe Conte, e AVS di Fratoianni e Bonelli.
Si tratta di una sinistra radicale la cui radicalità non affonda però in una robusta cultura politica e in un vero insediamento sociale, come storicamente è stato per il PCI; è caratterizzata da una sorta di populismo da social del nuovo millennio che si muove senza proporre una chiara visione e un progetto di società, ma reagisce alle azioni degli altri sempre secondo la logica dello scontro con lo schieramento avversario e del “pas d’ennemis à gauche”, nessun nemico a sinistra.
Scrive Cerasa: “Si condannano i violenti di Torino, ma poi non si dice una parola sulle ragioni che hanno spinto i manifestanti a sfilare a Torino sabato in difesa di un centro sociale che agiva, come tutti i centri sociali, compresi quelli di destra nell’illegalità, ma anche di un centro sociale che negli anni è diventato l’incubatore di un estremismo diffuso a Torino e non solo: antisemitismo travestito da antisionismo, antisistema travestito da NO TAV, anti istituzioni travestito da lotta per il sociale fino all’assalto alla sede de ‘La Stampa’ sempre a Torino”.
Una sinistra del “si, ma” che, in definitiva, dice di difendere i poliziotti dagli estremisti ma chiude gli occhi sull’estremismo delle manifestazioni.
Altro tema caldissimo il Medio-Oriente e il diritto di Israele di esistere e difendersi. L’odio per Israele a sinistra è così forte da aver costretto la sinistra stessa a chiudere più di un occhio sull’estremismo di molti settori Pro-Pal, e a tollerare, senza particolari commenti o distinguo, la partecipazione a cortei alla testa dei quali campeggiavano striscioni del tipo “7 ottobre primo giorno di resistenza” o “dal fiume al mare”.
Questa ambiguità e debolezza verso l’estremismo antisemita è esplosa con fragore nel PD quando il senatore Del Rio, di quello stesso partito, ha presentato una proposta di legge per il contrasto all’antisemitismo risorgente agganciandola alla definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), una definizione universalmente accettata. La maggioranza del PD ha subito affermato che l’iniziativa di Del Rio era a titolo personale e non rispecchiava la posizione del partito. Questo perché il partito teme che l’uso di questa definizione possa individuare come antisemite anche critiche legittime allo Stato di Israele.
Una sinistra del “si, ma” che dice di difendere gli ebrei e partecipa alla ricorrenza del giorno della memoria ma non sa prendere una posizione forte contro l’antisemitismo risorgente e dilagante in Italia, in Europa e nel mondo. Ciò forse per non perdere consensi negli ambienti Pro-Pal, che in termini numerici contano molto di più della piccola comunità ebraica italiana.
Sempre con riferimento al Medio-Oriente, la sinistra ha chiuso un occhio sui legami e sul sostegno dell’Iran alle sue “proxy” Hamas, Hezbollah, Houthi, impegnate in una lotta senza tregua volta a cancellare Israele dalla carta geografica; e non si è mobilitata per le migliaia di morti (si parla di 30 mila in pochi giorni) causati dalla spietata repressione delle proteste di piazza in Iran voluta dal regime. I morti iraniani, soprattutto giovani che lottano per la libertà, valgono forse meno dei morti palestinesi, vittime di una guerra scatenata il 7 ottobre da Hamas?
E mentre si deve riconoscere al PD e alla Schlein una posizione forte e chiara sull’aggressione russa all’Ucraina e sulla necessità di sostenere quel Paese martoriato anche con l’invio di armi, non si può dire altrettanto per i loro compagni di viaggio M5S e AVS, per non parlare dell’ANPI di Pagliarulo, che si sono distinti spesso con posizioni, che ho definito dei “pacifisti della resa”, talvolta addirittura filo-putiniane.
Sulla giustizia, infine, la sinistra si schiera apertamente con il fronte del NO alla riforma della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. La sinistra conferma così il suo atteggiamento di fiancheggiamento alla magistratura politicizzata e militante, nonostante moltissimi suoi esponenti riformisti e garantisti siano per il SI, e nonostante il fatto che la proposta facesse addirittura parte del programma del PD di qualche anno fa. Si è arrivati alla paradossale posizione di uno dei ‘maître à penser’ del “si, ma”, Goffredo Bettini, che dice: “Io nel merito sarei per il SI, ma per andare contro la Meloni voterò NO”.
Una sinistra del genere lascia fatalmente campo libero alla destra e alla sua leader Meloni, tanto nella difesa delle buone cause di libertà e di politica internazionale, quanto delle buone cause del senso comune contro l’estremismo di un green deal che fa chiudere le fabbriche provocando in Europa un deserto industriale.
Una sinistra del genere rischia di ritrovarsi molto lontana dalla maggioranza dei cittadini e dalla loro sensibilità; lontana soprattutto da quelle delle fasce più deboli e indifese che più soffrono per la mancanza di sicurezza delle nostre città e per un’immigrazione incontrollata. Le periferie votano a destra così come gli operai abbandonati e indifesi da una deindustrializzazione crescente, anche a causa di una sinistra che invece delle fabbriche ha guardato a Greta Tumberg.
Le piazze e i cortei gremiti non la devono illudere. Il vecchio Nenni diceva: “Piazze piene, urne vuote”.