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Giovedì 29 gennaio 2026 - Numero 411

Piazza Nostra Signora dell’Orto, una pagina preziosa della storia di Chiavari

L’evolversi degli atti amministrativi e delle destinazioni conseguenti degli spazi non è solo ‘visione’ ma deve essere anche ‘disciplina’
Una pianta della città di Chiavari risalente alla seconda metà dell'Ottocento
Una pianta della città di Chiavari risalente alla seconda metà dell'Ottocento
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di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

La stampa locale e diversi media seguono con attenzione il prosieguo dei lavori di riqualificazione di piazza Nostra Signora dell’Orto, un progetto che “punta a restituire alla città uno spazio più ordinato, funzionale e accogliente, comprende anche la realizzazione della nuova pavimentazione, l’aumento del verde, nuovi percorsi pedonali ridisegnati e il restauro delle storiche panchine in graniglia”. 

In poche righe è condensata una serie di operazioni che non possono che essere ben accolte. Ma è anche opportuno, se non doveroso, ripercorrere l’evoluzione storica di quest’area così rappresentativa.

Nella documentazione cartografica più antica possiamo trovare le prime tracce del paraggio in questione; seguendo il filo cronologico la più remota è quella del Capitano De Mari, inviata al Senato Genovese nell’agosto del 1588. Una tavola schematica e piuttosto concisa, ma è la più antica di cui disponiamo che rappresenti il lato sud del sistema difensivo della città di Chiavari.

In quest’area si svilupperà la città dopo l’apparizione mariana del 1610. La parte centrale della tavola riporta e descrive la “Porta della Marina”, il varco verosimilmente posto nell’attuale Via della Cittadella a fianco del Municipio. Il De Mari posiziona l’intero fronte a “Mezzogiorno” e, all’interno del rilievo, riporta un preciso cartiglio descrittivo dell’apparato caratterizzato dal “ponte levatore” col fossato difensivo. 

Per poter leggere con precisione maggiore questo fronte della città è bene consultare la pianta successiva di Giovanni Bassignani. In questo rilievo sono evidenziati maggiori particolari circa l’intera nomenclatura dell’architettura del fronte sud. 

Un’altra carta di riferimento è conservata presso il fondo manoscritti della Società Economica; si tratta di un acquerello datato XVII secolo, in cui è presente l’edificio del santuario già formato e la presenza toponomastica di “Piazza della Marina”. Il termine ‘piazza’ compare, e non a caso, per la prima volta. Il fronte dell’edifico della basilica è rappresentato con l’ingresso principale e le due porte in riferimento alle navate, composizione architettonica poi modificata col nuovo pronao deliberato il 21 agosto 1835. 

Nel ‘Settecento il cartografo della Repubblica di Genova, Matteo Vinzoni, compose due rilievi fondamentali per l’intero territorio: il primo ne offriva, nel 1758, una visione precisa e ampia con le cartografie realizzate per il Magistrato di Sanità; successivamente uscì nel 1773, la topografia di Chiavari nel “Dominio della Serenissima”. 

Presso i fondi di conservazione della Biblioteca Berio di Genova sono consultabili i diari redatti dal Vinzoni e pubblicati a cura di Massimo Quaini; qui possiamo leggere la cronaca descrittiva di una manifestazione religiosa svoltasi nella Piazza: “Alloggiati nell’Osteria di Francesco Divoto detto della Vedova, che veramente è l’istesa cortesia, e ci trattò assai bene sì nel mangiare, che nel prezzo” (Chiavari, 25 maggio 1723).

Il giorno seguente si teneva in città una delle maggiori funzioni religiose: “Giorno del Corpus Domini si vide una Solenne Processione, essendo portato in Cascia in spalla da Sacerdoti con Stole il Santissimo Sacramento con intervento oltre il Clero e Regolari di tutti i Cittadini con torchie, come anche tutte le professioni portarsi con ciascheduna la sua Croce e tutti con torchie, con la salva di 600 e più mortaretti su la Piazza di Nostra Signora dell’Orto, e seguito di musica, e fu meco a pranzo il Tenente Benielli detto Zampa”.

Nella cartografia successiva del Vinzoni possiamo leggere chiaramente il prossimo futuro di Chiavari di cui sono già visibili alcune linee guida. Nell’Ottocento le strade a pettine che scendono verso il mare regoleranno i primi strumenti urbanistici, lo spazio tra le proprietà dei Costa Zenoglio e la basilica di Nostra Signora dell’Orto sarà progettato definitivamente a piazza, e la modifica del corso del fiume Lavagna-Entella, con gli spazi recuperabili contenendo la foce, renderà possibile la nuova viabilità di costa. 

La cartografia del Catasto Napoleonico del 1809 mostra lo spazio tra il mare e il fronte cittadino come un’area spoglia; solo pochi anni dopo, con la cartografia del Regno di Sardegna del 1816, si rileva una prima sistemazione dell’intera area. Sono ben visibili le piantumazioni che uniscono l’area Cittadella-Basilica con la nuova strada del mare che percorre l’intera costa.

A questo punto è necessario trovare i riferimenti progettuali dettati dal “Piano d’Abbellimento della Città di Chiavari”, straordinario documento di programmazione pubblica varato dal municipio. L’elaborato venne discusso in due sedute con rispettive riscritture e adeguamenti; i cinquantadue articoli subirono un primo confronto e le relative modifiche nel 1826 e nel 1827. Il 4 ottobre del 1827 il Consiglio Comunale lo approvava definitivamente. L’articolo 28 dettava: “La piazza di N.S. dell’Orto che serve di passeggiata sarà regolarmente piantata e suddivisa (..). Gli alberi da preferirsi sarebbero quelli a foglia verniciata che meglio può resistere agli aridi marini cioè l’elce, il pino, il corbezzolo, l’alloro, il bozzo e l’arancio detto volgarmente selvatico (..). (..) abbellire questa piazza col portare a uniforme eguaglianza i muri che la circondano e con altri lavori già decretati è d’avviso distruggere il pozzo uso d’orto e sostituirvi una vasca d’acqua o altra fontana”

Questa piazza vedrà la sua definitiva realizzazione in un lungo arco di tempo e a seguito di successivi provvedimenti progettuali; di grande valore, nella prima stesura dell’articolo, l’uso del termine “passeggiata”, che denota la destinazione a spazio pubblico come bene comune d’incontro della comunità. 

I primi lavori realizzati per l’attuale revisione mi sembrano condivisibili: la demolizione della bruttissima fontana e delle imbarazzanti baracche in alluminio ex AMT confermano questa previsione. 

L’evolversi degli atti amministrativi e delle destinazioni conseguenti degli spazi non è solo ‘visione’ ma deve essere anche ‘disciplina’, nel rispetto di quel percorso secolare che nel tempo ha saputo costruire bellezza, come attestato dalla Piazza di Nostra Signora dell’Orto.

(* storico e studioso di tradizioni locali)

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