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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Bettino Craxi e quella sua visione politica che si rivela, anche oggi, quanto mai attuale: una lezione da non dimenticare

Ricordare Craxi è ricordare uno statista, rammentare le sue grandi riforme, fra tutte il taglio della scala mobile per contrastare la spirale della svalutazione
Bettino Craxi, storico leader del Partito Socialista Italiano
Bettino Craxi, storico leader del Partito Socialista Italiano
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di MICHELE FERNANDO SCANDROGLIO *

Sabato scorso, in occasione del venticinquesimo anniversario della morte di Bettino Craxi, ho partecipato con grande interesse ad un’iniziativa promossa dall’istituto socialista ligure “Giacomo Matteotti”, presieduto dall’amico Fabrizio Moro. Presenti e relatori la senatrice Stefania Craxi ed il professor Antonio Gozzi, moderava il giornalista e scrittore Giovanni Mari penna di punta del ‘Secolo XIX’.

Sia Gozzi che Stefania Craxi hanno avuto modo di trasmettere alla platea il Craxi che hanno conosciuto sotto punti di vista differenti. Ricordare Craxi è ricordare uno statista, rammentare le sue grandi riforme, fra tutte il taglio della scala mobile per contrastare la spirale della svalutazione, misura che pur contestata da molti fu confermata dai cittadini in un referendum; il nuovo concordato con il Vaticano, la riforma della televisione che consentì l’accesso alla pluralità di soggetti; e poi una politica estera più assertiva, tutte iniziative che in quegli anni hanno consentito al Paese di crescere vorticosamente.

Craxi ha saputo interpretare il sentiment di una classe dirigente di tradizione socialista ed accompagnarla alle soglie di una nuova stagione, che ha visto il Partito Socialista Italiano punto di riferimento di un riformismo mai statico, ma sempre inserito e trainante nelle nuove visioni e attese della società. Il PSI di Craxi non fu più semplice alleato della Democrazia Cristiana, ma attore, se non principale, comunque alla pari del partito di maggioranza relativa.

Di Craxi si è detto tutto. Di lui si ricorda il famoso intervento al Parlamento della Repubblica, quando chiamò alla responsabilità i partiti tutti in merito al finanziamento illecito degli stessi; partiti che colpevolmente tacquero, perché come poi la storia ha evidenziato, il sistema politico allora si finanziava in tale maniera non ortodossa. Non per questo la prassi era giustificabile, ma comunque era prassi; e nessuno ha avuto il coraggio di dichiarare, come ha fatto Craxi, la propria corresponsabilità.

Molte visioni politiche e sociali di Bettino Craxi sono oggi quanto mai attuali: i suoi ammonimenti a un’Europa debole, la sua visione del Nord Africa, la volontà di essere quarta potenza industriale di questo pianeta, la certezza che essere socialisti voleva dire corrispondere a tutte le istanze di libertà che da ogni parte del mondo provenivano; per citarne una, il suo stretto rapporto con Yasser Arafat.

Ma soprattutto Craxi ha saputo dire di no agli Stati Uniti d’America, in una occasione drammatica, quella di Sigonella, un simbolo dell’idea di autonomia e orgoglio nazionale che tutti ricorderemo. Dire di no alla potenza egemone, al primo alleato e tutore, agli Stati Uniti d’America di Ronald Reagan, non deve essere stato facile per lui; ma quel ‘no’ ha dato nel mondo una percezione diversa dell’Italia, quella di una nazione capace e pronta a non recedere sui principi. Un episodio non dissimile e meno famoso fu quello di Alcide De Gasperi, forse l’unico altro vero statista che abbiamo avuto, che chiamato da Papa Pio XII a fare un’alleanza coi comitati civici di Gedda per le elezioni del Comune di Roma, seppe opporgli il no di un cattolico fedele al suo Papa, ma fermo. Anche in questo caso il ‘no’ era figlio di un profondo senso dello stato, di amore per la patria, di laicità statuale. Con quel ‘no’ Alcide De Gasperi ha reso la Democrazia Cristiana un partito forte ed autonomo, è finita la sua stagione clericale, la sudditanza alla Chiesa che era iniziata ben prima della guerra. La DC si è così potuta ritrovare partito-stato, capace di accogliere cattolici e laici e di mantenere per i cinquant’anni successivi la guida del Paese.

In quella sala dell’Istituto Giacomo Matteotti vi erano molti giovani, che sono intervenuti, che hanno posto domande e che ho percepito essere interessati alla politica. Un fatto assai positivo, una bella mattinata di riflessione e di dibattito anche acceso è stata per me una piacevole sorpresa, tanta è l’assuefazione ai leoni da tastiera da social. Una cosa che non mi accadeva da tanti anni.

Tornare dibattere è fondamentale, nel rispetto delle idee altrui, ma con la fermezza data da ciò in cui si crede. È stato bello, e mi auguro che questa iniziativa prosegua e si allarghi ad altri giovani che sono ancora lontani dalla politica, ma che in questa occasione hanno dimostrato attenzione e hanno anche dichiarato di essere pronti per eventuali ulteriori incontri.

Se così è, non tutto è perduto.

(* Imprenditore, console onorario della Bulgaria, già parlamentare della Repubblica)

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