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Giovedì 9 luglio 2026 - Numero 434

Genova capitale del Mediterraneo: siamo capaci di costruire un grande evento culturale aperto al mondo per dirlo?

Gli ingredienti ci sarebbero tutti: tradizione internazionale marittima e finanziaria, arte moderna, pittura, teatro, progetti di riconversione urbana e di messa in valore del centro storico
Il porto di Genova è il principale scalo italiano
Il porto di Genova è il principale scalo italiano
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di ANTONIO GOZZI *

Da tempo sostengo che l’asse europeo, per decenni franco-tedesco, si sposterà verso sud e che il Mediterraneo è destinato a diventare uno dei luoghi cardine dell’incontro tra Nord e Sud del mondo. L’Italia si trova quindi in una posizione strategica e deve cogliere questa opportunità straordinaria sfruttando la sua storia, la sua cultura, le sue imprese, la facilità di relazione con le popolazioni della costa sud del Mediterraneo che ci guardano con un’ammirazione e una simpatia che spesso non hanno nei confronti di altri Paesi occidentali. Il lancio del Piano Mattei da parte del Governo va in questa direzione.

L’Occidente non deve rassegnarsi ad un’autosufficienza senile, che non può che condurre ad un inesorabile declino. Al contrario deve, senza arroganza, costruire dialogo e confronto proprio sui nostri valori fondamentali: libertà, democrazia, tolleranza, bellezza e cultura. L’Italia può e deve essere il Paese ambasciatore e traduttore di questi valori con le popolazioni del sud del mondo e quindi, per quanto ci riguarda, soprattutto con i Paesi del Nord Africa.

Qualche giorno fa un amico medio-orientale, innamorato del nostro Paese, mi spiegava il fascino che l’Italia riveste per lui: la fusione, l’incrocio, tra bellezza, eleganza e raffinatezza europee e cultura e atmosfera mediterranea.

Noi siamo questa cosa qui, e dobbiamo sfruttarla.

C’è assoluta necessità di costruire dialogo e percorsi di scambio commerciale, culturale, industriale, scientifico, di far incontrare i giovani delle diverse nazioni del Mediterraneo per far sì che le future classi dirigenti di questa area del mondo siano unite da vincoli di amicizia e di comunanza col nostro Paese. L’Erasmus dovrebbe uscire dai confini dell’Unione per allargarsi a tutti gli studenti universitari del bacino del Mediterraneo. 

Nel nostro piccolo, come Duferco, lo abbiamo fatto con un accordo di cooperazione con il Politecnico Mohammed VI di Rabat, benedetto dall’Università di Genova, grazie al quale due giovani ingegneri marocchini, esperti in transizione energetica, lavoreranno da noi per un anno.

Le città marittime in questo contesto diventano sempre più importanti, non solo per i loro porti e i loro traffici, che da sempre uniscono il mondo, ma anche perché saranno formidabili sedi di incontri e incroci tra popoli e culture che si affacciano sul nostro mare.

Genova ha l’occasione di rilanciare il suo ruolo nel mondo diventando una delle capitali, se non la capitale, di questo processo. La Liguria, se Genova non sarà ‘la Superba’ ma avrà la capacità di coordinare forze ed energie, può diventare un tassello straordinario in questo disegno.

Essere una capitale del Mediterraneo significa esercitare una funzione di traino culturale e di apertura al mondo.

Perché non candidarsi attraverso un grande evento culturale? Da quanto tempo Genova e la Liguria non ospitano un grande evento di livello internazionale? Perché Genova e la Liguria da lungo tempo non sono più state capaci di traino culturale e di apertura al mondo?

Gli ingredienti ci sarebbero tutti: tradizione internazionale marittima e finanziaria, arte moderna, pittura, teatro, progetti di riconversione urbana e di messa in valore del centro storico retroportuale più grande del mondo, progetti di cooperazione universitaria e di ricerca, progetti di cooperazione industriale sulla transizione, progetti marittimi e logistici.

Oggi c’è certamente un problema di apertura e cultura delle nostre classi dirigenti, ma anche lì Renzo Piano con la sua straordinaria esperienza professionale in giro per il mondo continua ad indicarci la strada.

Mi piacerebbe che nei programmi di governo che i vari schieramenti presenteranno per le prossime elezioni regionali ci fosse spazio per questi temi intorno ai quali costruire il futuro della Liguria.

Insieme a ciò che è più urgente, come sanità, trasporti, opere infrastrutturali su cui non fare marcia indietro, dovrebbe esservi la consapevolezza che un contesto internazionale e stimolante è la vera precondizione per aprirsi al mondo, che cambia ad una velocità supersonica. E che la cultura di impresa e l’‘ossessione’ per la  crescita sono il linguaggio con il quale parlare alle giovani generazioni dei Paesi del Mediterraneo in cerca di sviluppo e benessere.

La domanda a cui rispondere è: perché un giovane europeo e del mediterraneo che oggi visita Amsterdam, Copenaghen, Parigi, Madrid o Roma dovrebbe venire a Genova? Attirato da cosa?

Senza città aperte alle nuove generazioni tutto sarà limitato a contesti che non si rinnovano e non si trasformano e che, per questo, sono destinati a deperire per egoismo senile.

(* Antonio Gozzi è responsabile del Piano Mattei per Confindustria Nazionale)

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