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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410
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Gli esperti di marketing stiano alla larga dalla drogheria Ameri. Il melting pot di profumi che si respira appena varcato l’ingresso è marchio inconfondibile e unico, roba da imprigionare in una boccetta di vetro con un’avvertenza: “Può causare dipendenza”.

Novant’anni in piazza Roma, a Chiavari, centinaia di migliaia di clienti e un fiuto per l’affare stimolato dall’ambiente che resiste nonostante le onde del mare sempre più alte. Il tappeto rosso verso la storia di un pezzo di Chiavari si srotola nel 1928 per merito di Andrea Cella, affiancato ben presto dai figli Antonio e Agnese. Una tripla A impreziosita tre decenni più tardi da quella del ‘garzonetto’ Ameri, nome di battesimo Giovanni. È l’anno 1958, il giorno 5 luglio. Il ragazzino, originario di Carrosio, piccolo paesino del basso Piemonte, è appena maggiorenne, ha da poco terminato gli studi industriali e comincia in quel torrido sabato d’estate la sua università nella bottega di Piazza Roma. Sono trascorsi esattamente sessant’anni da allora, ma ancora ricorda le emozioni dell’esordio e la sua prima mansione: “Scopare per terra”. Il titolo per questa storia d’amore, più che di lavoro, Ameri lo sintetizza in tre parole: “60 anni meravigliosi”. Un colpo di fulmine che illumina gli occhi e ringiovanisce la mente: “Fare il bottegaio mi piacque fin da subito. Vendere, comprare, il rapporto con i clienti: che bello!”.

Giovanni shakera i ricordi: il legame con Antonio Cella, “un grande uomo”, la riconoscenza per i genitori, “che mi hanno insegnato tutto e dato una certa educazione”. Doti che si è portato dietro, soprattutto una grande dose di coraggio, quella che serve – nel 1976 – per raccogliere il testimone e sostituire il cognome sull’insegna. Cinque lettere ieri come oggi a caratterizzare uno dei tanti portici chiavaresi, un negozio che è molto più di un supermercato e che il prefisso accrescitivo lo racchiude nel sorriso del titolare e dei suoi dipendenti, quattro, che ogni giorno ‘saltano’ tra vini e scatolette per gatti, patatine e sapori, caramelle e pinoli. In ogni anfratto c’è qualcosa di sfizioso. “Il cliente cerchiamo di accontentarlo sempre”, sorride sornione Ameri.

I fornitori sono oltre duecento, il viavai di persone negli anni d’oro ha raggiunto le cinquecento unità al dì. Una processione laica che è allo stesso tempo piacere per quello che è stato fatto e nostalgia per qualcosa che non c’è più. Il mondo si è quasi capovolto, gli usi e i costumi cambiati drasticamente, ma per questo mica si molla, testa bassa e pedalare. “Qui non si fanno previsioni né discussioni di alta politica o di alta strategia. Si lavora”, recitava un cartello appeso qualche anno fa all’esterno del locale, pensiero sincero di chi dentro quelle quattro mura ci ha passato anche parecchie notti a riordinare la merce per la mattina dopo. Ecco, può scoraggiarsi uno così? Uno che ha salvato la sua bottega dall’alluvione del 2014 con i sacchi di sabbia destinati alle lettiere dei gatti? Ameri, se mai, sogna che uno dei suoi nipoti scriva altri capitoli di questo libro dal profumo d’altri tempi. E pazienza se quei tempi sono diventati complicati per chi di commercio ci campa. Il trend si invertirà, prima o poi: “Mia nonna diceva che ogni cento anni l’acqua ritorna nel suo alveo”.

DANIELE RONCAGLIOLO

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