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Giovedì 29 gennaio 2026 - Numero 411

Cronache da Genova – L’opinione di Claudio Velardi: “Il Terzo Polo potrà giocare la sua partita per la guida del Paese quando avrà una leadership forte e chiara”

L'Aula della Camera semi vuota durante la seduta per l'approvazione del bilancio dello stato, Roma, 12 novembre 2011. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
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di FABRIZIO DE LONGIS

Settembre 2022 è stato il mese che ha cambiato le nostre sorti attuali. In un panorama mai visto per l’Italia, si è giocata una campagna elettorale nazionale estiva con un voto alle porte dell’autunno. Reduci dalla caduta del governo di Mario Draghi, nella grande incredulità di molti cittadini, si è tornati alle urne con fretta. Il risultato è noto, Giorgia Meloni è diventata Presidente del consiglio, le opposizioni si sono disgregate e al governo è salita una coalizione di centro destra, per molti la più distante dal baricentro dei moderati di quanto non sia avvenuto prima nella storia repubblicana.

Claudio Velardi, giornalista e da sempre consulente di comunicazione politica, in quei giorni ha scelto di lanciare un podcast quotidiano per commentare la campagna elettorale. Lavoro che oggi è sfociato nel libro, ‘Impressioni di settembre’ (Colonnese editore, 192 pp, 15 euro). Quello che l’autore stesso definisce quasi un diario elettorale, vuole essere una riflessione che dal presente, si sposta all’analisi degli anni che verranno, per capire proprio che spazio viene lasciato oggi nella politica nazionale ai moderati.

Nelle nostre Cronache da Genova abbiamo scelto di ascoltare l’opinione di Velardi (in Liguria per presentare il suo libro), per capire quali possono essere i possibili risvolti della politica nazionale.

Velardi, partiamo da una fotografia della politica italiana. Cosa sta accadendo?
“Che vincesse Giorgia Meloni per me era scontato fin da subito. Così il voto di settembre ci ha consegnato un governo ed è bene che vada avanti. Questo deve essere chiaro. Chi si oppone è meglio che si attrezzi per un periodo di tempo lungo. Giorgia Meloni non cadrà a breve come alcuni sperano. Se i membri delle opposizioni intendono tornare al governo, hanno bisogno di tempo per darsi una linea e uscire dalle secche in cui si trovano attualmente”.

 Un giudizio su questo governo?
“Sta operando fra il mediocre e il discreto. Nel senso che le grandi aspettative che si nutrivano alla vigilia, naturalmente non sono state onorate perché avevano fatto troppe promesse. Nello stesso tempo non stanno neppure facendo grandi errori. Quindi, proprio per questo motivo io ritengo che si debba far andare avanti per la sua strada il governo. Diamogli credito quando fa delle cose buone e in altre occasioni giudichiamo, ma senza che qualche leader dell’opposizione si immagini di poter dare una spallata di qui a poco tempo. Non accadrà, anche perché serve un’opposizione forte e con una guida chiara, che ora non c’è”.

Nell’organizzazione delle opposizioni, arriva la prima tappa decisiva del congresso del Partito Democratico. Quale è il suo giudizio della corsa in atto per la guida del partito?
“Vedo un dibattitto piuttosto stanco. Non ci sono idee da parte di nessuno dei candidati. Il tema vero è avere idee nuove, che non ci sono. Finché non verranno messe in tavola tematiche vere e innovative, il Pd non si rianimerà. Consideriamo che il centro sinistra, nella storia degli ultimi trent’anni, ha governato più del centro destra, pur avendo meno voti, per via di una maggiormente diffusa classe dirigente di qualità e perché è stato più abile nel fare politica, ossia nel gioco tattico. Ma ora si vedono volti stanchi. Mentre nel centro destra c’è il soffio di vita di una leadership spendibile, non ancora logorata”.

Nel suo libro sintetizza una massima, ossia che il dinamismo sia la parte viva della politica, che consiste nel cambiare idea al cambiare del contesto in cui si opera. Questo in un paese che lei identifica per maggioranza moderato. Cosa deve cambiare nei partiti per dare voce a questi moderati?
“Deve nascere un soggetto nuovo. Naturalmente l’area di riferimento è quella che sta fra il Terzo Polo e Forza Italia, che è potenzialmente forte. Però c’è bisogno di una leadership univoca e chiara. Perché sono le leadership che trainano i progetti politici, oggi. Anche i migliori progetti politici senza leadership non vanno da nessuna parte. Quando quest’area avrà una guida chiara e forte, potrà giocare la sua partita per la guida del paese”.

Lei vede le elezioni europee del 2024 come una banco di prova per i moderati. Parlando, talvolta invita persino esplicitamente chi ha creduto in Silvio Berlusconi a unirsi a Carlo Calenda e Matteo Renzi. Non ci sono già troppi nomi di leader in campo?
“L’aria di riferimento è quella e può essere maggioritaria. I voti moderati oggi si dividono a destra e sinistra, ma rappresentano uno zoccolo duro di elettori che possono garantire una maggioranza. Però non servono le macchinazioni di cui è abituata la sinistra o la disorganizzazione della destra. Il progetto deve essere chiaro e portato avanti fin da subito. Due anni di tempo sono l’orizzonte giusto per un progetto simile”.

Nel libro emerge anche una critica alla figura dello spin doctor, il consulente di comunicazione e immagine dei politici. Lavoro di cui lei è stato uno dei precursori in Italia. Che consiglio darebbe, quindi, nella ricerca di questo leader moderato?
“Un leader deve essere innanzitutto se stesso. Gli spin doctor non fanno loro i leader politici. Forse è questo il più grande errore che si è commesso negli ultimi anni. I leader politici nascono naturalmente. Il leader, quando lo si incontra, in qualunque consesso, lo si individua. Si capisce chi è un leader e chi no. Quando un leader politico matura un progetto, lo si riconosce e per questo motivo è forte. A questo punto ha bisogno di uno spin doctor solo come accompagnatore. Il problema vero è che di leader forti ne nascono pochi”.

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