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Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

Vanessa Gramaglia, brillante campionessa levantina nelle arti marziali miste

“Ero di ritorno da scuola e in un vagone ferroviario, di sera, si è verificato un episodio, come dire, spiacevole”: così è iniziato tutto
Vanessa Gramaglia
Vanessa Gramaglia
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di DANILO SANGUINETI

Il percorso di formazione di un cultore di arti marziali e da combattimento è stato nel tempo svilito nell’immaginario collettivo da svariati racconti filmici che propagandano una visione dell’insegnamento e delle lezioni quantomeno edulcorata e soprattutto hanno illuso moltissimi che alla fine della strada ci fosse l’arcobaleno; in parole povere Hollywood ha reso troppo piana rispetto alla realtà l’irta strada che porta all’eccellenza. Per fortuna ci sono esempi concreti di atleti che attraverso le arti marziali hanno realmente cambiato il loro percorso di vita, inseguendo e ottenendo una crescita che non è solo agonistica o fisica ma anche soprattutto spirituale.

In questa seconda categoria si fissa senza alcun dubbio Vanessa Gramaglia che ha saputo progredire con una costanza e una serietà che fanno dubitare della sua età anagrafica perché la sua gioventù sparisce di fronte alla consapevolezza e la lucidità con la quale racconta il suo approccio al mondo delle MMA (Mixed Martial Arts – Arti Marziali Miste) e soprattutto spiega con grande coraggio i motivi per niente futili che l’hanno spinta quattro anni a una svolta brusca e ampia rispetto al suo ancora breve passato.

“Sono nata nel 2000, 23 anni ancora da compiere e ho iniziato con lo sport di combattimento più conosciuto e, diciamo, più ‘semplice’. Intendo la boxe, nel dicembre 2019. Una avventura durata solo due mesi perché poi l’irrompere della emergenza Covid 19 mi ha obbligato a fermarmi. Ed anche a rivedere i miei piani: ho avuto tempo per riflettere, ho deciso di provare con una disciplina che più si adattasse alle mie esigenze. Volevo migliorare le mie capacità di autodifesa e mi sono detta che non c’era niente di meglio che il full contact, il combattere a viso aperto con ogni mezzo”.

Un modo per scaricare istinti violenti? La via più semplice per poter menare le mani senza rimpianti o conseguenze? Chi lo ha pensato, sbaglia di grosso. Vanessa è nella vita di tutti i giorni una persona solare e gentile, ciò che è più lontano dall’immagine di attaccabrighe con tendenze da bullo. Più semplicemente ha scelto la maniera più giusta per reagire a un atto di spregevole violenza capitatole mentre tornava nella natia Chiavari da Genova. Il suo coraggio emerge anche da come ne parla.

“Ero di ritorno da scuola e in un vagone ferroviario, di sera, si è verificato un episodio, come dire, spiacevole”. Inutile specificare, solo chi è donna ed ha provato sulla sua pelle la brutale e violenta ignoranza di certe persone può capire. “Mi sono detta che se fosse accaduto ancora qualcosa del genere non sarei scappata e avrei saputo difendermi, non volevo più provare quella raggelante sensazione di impotente solitudine”. Mancava ancora un tassello mentre Vanessa si allenava in solitudine facendo pesi. “Nel giugno 2021 incontro il maestro Andrea Lavaggi della Superba Brazilian Jiu Jitsu, Luta Livre&MMA che ha sede sia a Genova, che a Sestri Levante e come network di scuole, ha tante altre sedi in Italia, tra le quali Pisa dove adesso risiedo per ragioni di studio (frequenta la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Pisa ndr). Mi ha convinto a provare la Luta Livre, una disciplina brasiliana specializzata nel grappling al suolo senza kimono e nel combattimento libero”.

È intuibile sin dalla descrizione che occorre essere molto tosti e che per praticarla da rappresentante del gentil sesso occorre esserlo… due volte. “In effetti all’inizio ero l’unica ragazza. E lo sono ancora (risata contagiosa ndr), però è anche un po’ un motivo di orgoglio. Mi piace l’idea che potrei essere di ispirazione per altre ragazze perché, ci tengo a dirlo, le ragazze sono brave quanto gli uomini. È chiaro: altro peso, altra forza iniziale, a livello fisiologico e biologico ma la tecnica resta quella e alcune ragazze hanno una conoscenza dei colpi eccezionale”.

Tra di esse c’è, anche se lei non lo sottolinea, proprio la ventiduenne di Chiavari, che in un solo biennio sotto la guida di Lavaggi ha fatto passi da gigante. “Lo devo al mio maestro e alla mia costanza. Mi alleno tutti i giorni, almeno due volte nelle 24 ore, più la preparazione fisica. A Pisa lavoro con un insegnante che prende istruzioni dal maestro Lavaggi, quando torno a Chiavari lavoro direttamente con lui. Contando che non posso trascurare lo studio debbo un po’ sacrificare la mia vita sociale. O almeno limitarla (altra risata ndr)”.

Rinunce che sono per Vanessa accettabili soprattutto se paragonate all’obiettivo che si è posta. “Ho capito che posso puntare alla nazionale. A giugno ci sarà l’appuntamento decisivo per la selezione del team italiano di MMA. Io ho vinto i campionati italiani di MMA nelle categorie di accesso, la classe D, la classe C, la classe B, e mi manca la classe A. Il mese scorso potevo farcela ma sono arrivata alla gara dopo tre giorni con la febbre e mi sono dovuta arrendere. Capita”. Lo spirito del campione si vede in questi frangenti. “A giugno a Roma ci sarà la selezione finale e conto di centrare il bersaglio in quell’occasione. Sarà un gran momento, comunque vada perché sarà una tappa importante sulla strada che mi sono scelta. E non parlo solo di auto-difesa, intendo anche il percorso di auto-realizzazione. Combattere in questo modo, tirare pugni, sferrare calci piuttosto che lottare veramente richiede tantissimo sforzo fisico, eppure quello mentale resta incomparabile”.

Servono motivazioni superiori e Vanessa Gramaglia ne ha una insuperabile. “Quando salgo sulla pedana ogni tanto il pensiero va a ‘quella sera’, ricordo la condizione nella quale mi sono sentita sola e senza aiuti, senza sapere cosa fare, come proteggermi. E mi dico che non la voglio più provare. È molto più importante sapersi difendere che farsi un graffietto o un livido”. Ecco chi è il vero avversario che Vanessa affronta e sconfigge in ogni match: un’ombra, un refolo di malvagità che non la farà mai più rabbrividire.

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