di DANILO SANGUINETI
Sta nascendo lo ‘Homo Novus Entellianus’. Il presidente venuto dal mare (nel senso di Colmata a…) ha impiegato 7 anni per portare la Virtus Entella dall’Eccellenza alla serie B e 5 per ottenere tre salvezze consecutive e rimediare per mezzo di una strepitosa toccata e fuga in serie C a una retrocessione che diversi tribunali, sportivi e non, hanno sanzionato ingiusta senza riuscire a sanarla. E anche oggi sta combattendo per difendere il posto in una categoria che considerati numeri, storia e peso politico delle avversarie, rappresenta un miracolo in itinere per la minuscola Chiavari.
Alle fatiche sportive si affiancano imprese pedagogigo-filosofiche. Lo ‘Stile Entella’ voluto dal presidente, predicato dal ristretto think-tank che lo attornia, spiegato e diffuso dalla altrettanto selezionata cerchia dirigenziale, sta forgiando una politica aziendale-sportiva rigorosa nella conduzione, duttile nella gestione, aperta alle innovazioni tecnologiche.
Un nuovo modo di affrontare lo sport professionistico, potremmo dire una ‘weltanschauung’, una visione del mondo che non si riduce al rettangolo verde di 110×60 metri (circa), ma che insegna come comportarsi anche fuori dalle mura di uno stadio e che si occupa e preoccupa dei suoi tesserati h24.
È troppo? Pensate al piccolo miracolo educativo realizzato da Marco Chiosa, ragazzo che sicuramente era già predisposto per andare oltre la trita formula del calciatore con il pallone e poco altro nella testa, ma che qui nello ‘Shangri-La’ del Comunale di Chiavari è riuscito, non per caso, a completare un percorso che nei pensieri del presidente Gozzi dovrà essere intrapreso da molti altri volenterosi esploratori.
Il difensore nato a Ciriè, nella cintura di Torino, a 26 anni si è laureato in Scienze Politiche e Sociali all’Università del capoluogo piemontese lo scorso 21 novembre. L’argomento della tesi ‘I social network e il mondo del calcio’ testimonia che il ragazzo ha le idee chiare su cosa fare anche quando la sua carriera agonistica sarà conclusa.
“Non è stata una passeggiata ma nemmeno uno sforzo straordinario – commenta con grande semplicità – Mi ero diplomato in un istituto per periti elettronici della mia città e mi ero ripromesso di continuare a studiare qualunque piega avesse preso la mia avventura come calciatore. Volevo la laurea non per il famoso ‘pezzo di carta’ ma perché sapevo che la vita continua anche dopo essere usciti dal campo, che il calcio non deve essere tutto, che la cultura ha la sua importanza come l’amore o l’amicizia”.
Si intuiscono determinazione e una maturità non comune in atleti della sua età. Molto Sud nei primi anni, da Nocera Inferiore ad Avellino passando per Bari, poi Perugia e tre anni di Novara prima di approdare lo scorso gennaio a Chiavari e dare una mano per vincere il torneo di C e tornare in serie B.
“Al Sud era un po’ più complicato dare gli esami, ogni volta c’era da chiedere un permesso per volare a Torino, ma ho sempre cercato di mantenere un discreto ritmo nel piano di studio”. La fa facile, ma essere riuscito ad acciuffare il titolo accademico (e con 95 di voto finale) con un ritardo accettabile sui tempi usuali è più di mezzo miracolo.
La testa non basta, ci vuole pure costanza e raziocinio: “Non penso di fare l’allenatore ma potrei rimanere nello sport e nel calcio con un altro ruolo. Avere studiato le dinamiche del marketing calcistico legate ai nuovi media con particolare attenzione ai social network e al mondo dei tifosi su Internet mi aiuterà perché sono convinto che il futuro stia lì”.
Il bello è che Marco non intende chiudere il suo rapporto con i libri ora che si è messo il ‘lauro’ in testa. Intende migliorare le sue conoscenze di inglese, impratichirsi in una seconda lingua straniera, magari lo spagnolo, e pure conseguire un master, specializzandosi ulteriormente. Un calcio a ogni radicata credenza sulla sua categoria. Una perla se non rara sicuramente poco comune.
Chiosa oltre a un taglio di capelli assolutamente normale non ha un centimetro di pelle visibile tatuato, andando contro alla moda imperante. Un soggetto insomma ‘da Entella’, dove magari non si è severi come nel Monza made in Berlusconi (no tattoo e orecchini), e non si proibisce niente, riuscendo egualmente a mantenere le stramberie dei singoli entro il livello di guardia.
L’esempio cade dall’alto, i giocatori seri qui trovano un brodo di coltura preparato da un presidente Gozzi che ha sempre ribadito: “Ci ispiriamo al Barcellona (Più di un club) e abbiamo l’ardire di andare oltre. ‘Più del calcio’, nel senso che oltre lo sport c’è dell’altro, ancora più importante. Facciamo capire ai nostri ragazzi che 1 su 1000 ce la fa, nella vita come nello sport, e che per riuscire il talento conta ma non è tutto. Ed è nostra prima preoccupazione fornire loro, dal professionista affermato al ragazzino di 15-16 anni che arriva a Chiavari da lontano, da altri paesi, altre culture, le opportunità per un’educazione a 360 gradi”.
Il sistema biancoceleste prevede per i giovani atleti fuori sede una copertura totale delle loro esigenze. Un servizio di tutor che è supervisionato da Sabina Croce, moglie del presidente, coinvolta a tutto tondo nel progetto. “Lei ha a cuore la nostra famiglia allargata. Siamo impegnati a migliorare anno dopo anno, e mi pare che i riconoscimenti comincino ad arrivare. Chiosa sarà un simbolo, sarà la star nel nostro programma di scambi con le scuole del territorio per una serie di incontri dove spiegherà agli studenti che si può essere atleti e professori, che studio e sport non sono inconciliabili. Un esempio vivente che l’entelliano è qualcosa di diverso, e, mi piace pensare, di meglio del giocoliere. Oltre i piedi c’è un cervello…”.
Sorge il sospetto che al presidente Gozzi una laurea o un diploma siano tanto graditi quanto un gol in acrobazia o un miracoloso salvataggio sulla linea di porta. “Potrebbe, anzi dovrebbe essere così. Lo ricordo continuamente al tifoso che è in me”. E magari non lo riveli ai suoi tecnici, altrimenti ci sarà un ammutinamento di massa.