di ALBERTO BRUZZONE
“Quando si parla di cultura, l’aspetto principale è quello di fare disseminazione: se sempre più persone riescono a comprendere l’importanza del patrimonio che hanno, impareranno ad amarlo ancora di più”. È il parere di Serena Bertolucci, stimata storica dell’arte, personaggio di primissimo livello nell’ambito della cultura italiana, oggi presidente del prestigioso Museo M9 – Museo del 900 di Venezia Mestre e già direttrice generale della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale a Genova, una studiosa che ha lasciato un segno importante nel capoluogo ligure.
Bertolucci sarà sabato a Chiavari, ospite della Società Economica: nella Sala Ghio Schiffini di via Ravaschieri, a ingresso libero, parlerà dell’opera di “Francesco Gandolfi, un pittore dell’Ottocento ritrovato”. Insieme a lei, lo storico dell’arte Giovanni Meda Riquier. Inizio alle ore 18, l’appuntamento fa parte del ciclo sull’Ottocento chiavarese promosso dalla Società Economica.
“Torno molto volentieri in Liguria e, in particolare, a Chiavari – racconta Serena Bertolucci – Lo scorso anno tenni una conferenza sul ‘Bacio’ di Hayez e sui legami tra questo pittore e il Tigullio e, durante gli studi per prepararmi, mi sono imbattuta sul lavoro di Francesco Gandolfi, un artista veramente molto importante sulla scena chiavarese ma forse poco approfondito. Ecco perché questo autore merita una riscoperta ed ecco il perché della prossima conferenza. Gandolfi con il suo stile e con i suoi temi incarna perfettamente l’Ottocento, quindi siamo assolutamente in tema”.
Un personaggio “tutto da riscoprire, presente in molte collezioni importanti. Da quello che dipinge, si può comprendere il Risorgimento, si possono scoprire i borghesi che si facevano ritrarre da lui, si può percepire la vita di quel periodo. Gandolfi ha affrescato Palazzo Tursi ed è presente in alcuni dei palazzi più importanti di Genova, ma è ancora lontano rispetto al grande pubblico. Cultura è esattamente anche questo: imbattersi in un pittore e farlo conoscere parlandone alle persone e mostrando i capolavori che ha fatto”.
La divulgazione, essenziale a ogni livello: “Noi storici dell’arte e ‘addetti ai lavori’ nel campo della cultura abbiamo un’enorme responsabilità, perché custodiamo un patrimonio che è di tutti. Il nostro compito è quello di preservarlo, di studiarlo ma anche di farlo vedere nella maniera giusta e di saperlo raccontare. La divulgazione e l’interpretazione sono gli aspetti fondanti di un buon museo. Noi abbiamo continuamente il compito di far capire alle persone quanto la cultura sia necessaria”.
Serena Bertolucci lo fa da moltissimi anni ed è riuscita a mantenere anche un legame con Genova, in mezzo ai suoi numerosi impegni: “Sono stata chiamata a far parte del consiglio di amministrazione del Mu.Ma., ovvero i Musei del Mare e della Navigazione, il cui capofila è il Galata. Ho avuto tanto dalla città di Genova, e mi fa piacere poter restituire qualcosa. Cercherò di dare una mano nei confini delle competenze che ho, consapevole che è un momento importante per il futuro della città, dal punto di vista culturale. Spero di fare un bel lavoro”.
Secondo Bertolucci, “l’arte moderna ha un pubblico importante, mentre le persone fanno più fatica a relazionarsi con l’arte contemporanea, ed è un peccato, perché rappresenta l’arte del nostro tempo. Su questo noi storici dell’arte dobbiamo fare una riflessione. Devo dire che a Venezia questo fervore si sente in maniera particolare: dirigo il Museo del 900 e stiamo facendo numeri molto rilevanti, sono contenta ed è un periodo di grandi soddisfazioni. È il bello della cultura. Dico sempre che il nostro mestiere non finirà mai, perché la cultura è destinata perennemente a crescere e ad aumentare, la cultura può sempre muovere dei passi in avanti e, in questo senso, Genova e la Liguria hanno dei margini straordinari, anche e soprattutto per un tipo di fruizione sostenibile e godibile. È la grande fortuna della regione e bisogna averlo sempre presente”.
